I cambiamenti in atto si combattono solo con la ricerca

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Interrogativi sull’avanzata del rischio Zika e di altre malattie importate. L’elenco delle diverse specie che si sono recentemente adattate alle nostre latitudini ci suggerisce di sostenere la ricerca al fine di prevenire, monitorare e contrastare la diffusione nel nostro continente di malattie originarie di altre zone del Globo

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Se non ci fossero state le Olimpiadi 2016 in Brasile probabilmente l’allarme, vero o presunto, del virus Zika, trasmesso dalle zanzare e apparentemente associato a malformazioni fetali in caso di contaminazioni di donne in gravidanza, che sta colpendo la gran parte dei Paesi dell’America Latina, non sarebbe emerso con tutta la sua drammaticità. Il Brasile, che al momento rientra tra i Paesi in cui sono in corso epidemie di virus Zika a rapida evoluzione con trasmissione in aumento o diffusa, prima ha lanciato l’allarme e dopo, visto le reazioni di molti Stati che hanno comunicato la possibilità di non inviare i propri atleti a Rio de Janeiro, ha fatto una rocambolesca retromarcia. Il Governo brasiliano ha precisato che le Olimpiadi 2016 si svolgeranno ad agosto, mese invernale più freddo e secco nell’emisfero australe, periodo in cui le zanzare sono poco attive. Poiché, almeno nell’Italia meridionale, le zanzare ci hanno fatto compagnia per tutto l’inverno che sta finendo, la dichiarazione sembra un’evidente «pezza».

È bene precisare che al momento l’Organizzazione mondiale della sanità non raccomanda l’applicazione di restrizioni di viaggi e movimenti internazionali verso le aree interessate dalla trasmissione del virus Zika. L’aumento di casi di microcefalite osservati nei Paesi in cui sono in corso epidemie del virus Zika è considerato al momento un rischio per la sanità pubblica internazionale (Public Health Risk, Phr) e non un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern, Pheic). Il principio di estrema precauzione ha spinto il ministero della Salute a informare i cittadini sui rischi associati al virus Zika. Sulla base delle informazioni e dei bollettini epidemiologici internazionali il ministero della Salute distingue due gruppi di Paesi: i Paesi in cui al momento sono in corso epidemie di virus Zika a rapida evoluzione, con trasmissione in aumento o diffusa (Colombia, Brasile, Suriname, El Salvador, Guiana Francese, Honduras, Martinica, Messico, Panama, Venezuela) e i Paesi in cui al momento sono segnalati casi e trasmissione sporadica a seguito d’introduzione recente del virus Zika (Barbados, Bolivia, Ecuador, Guadalupe, Guatemala, Guyana, Haiti, Porto Rico, Paraguay, Saint Martin).
La Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, ha ritenuto utile emanare di recente una seconda circolare dall’oggetto chiaro: «Infezione da Virus Zika. Misure di prevenzione e controllo». La circolare, inviata agli assessorati alla Sanità, ai Ministeri e agli enti coinvolti, contiene le misure di prevenzione e controllo delle infezioni da virus Zika e fa il punto sulla situazione internazionale. L’obiettivo principale è informare chi si deve recare nei paesi dove il virus ha avuto una rapida evoluzione e nello stesso tempo raccomandare le adozioni di protocolli al fine di evitare l’introduzione in Italia e in Europa dei vettori del virus Zika.

Il caso del 2009, quando il timore dell’influenza aviaria spinse il Governo italiano ad acquistare ben ventiquattro milioni di dosi di vaccino, per una spesa di 184 milioni, per poi utilizzare meno di un milione e buttare via, vista anche la breve scadenza del farmaco, tutto il resto, ci sollecita a riflettere sul fatto che con le emergenze si corre il rischio di trovare sempre chi trae beneficio.
Emergenza vera o presunta, considerato che il cambiamento climatico in corso con l’incremento delle temperature sta facendo migrare le fasce climatiche e con esse anche la flora, la fauna e gli insetti vettori di malattie sconosciute o debellate da qualche tempo, è evidente che quello che accade oltre gli Oceani deve renderci responsabili e consapevolmente partecipi. L’esempio della Xilella fastidiosa che sta interessando gli ulivi di una parte del Salento, a prescindere quello che sarà l’esito dell’indagine che la magistratura sta conducendo, è un significativo caso di come la commercializzazione di piante contaminate dal sud dell’America al nord dell’Europa e dal nord dell’Europa all’Europa meridionale ha fatto sì che il batterio della Xilella, mai riscontrato prima alle nostre latitudini, abbia trovato nel Salento le nuove condizioni climatiche per iniziare la sua propagazione. Anche nel caso della Xilella, su questo sta indagando la magistratura, dall’emergenza più gruppi d’interesse possono aver tratto benefici.
L’elenco delle diverse specie che si sono recentemente adattate alle nostre latitudini, avvantaggiandosi dei climi più caldi e dalla riduzione dei climi invernali rigidi che ne contenevano la diffusione (zanzare, meduse, coleotteri come il punteruolo rosso, insetti come la vespa cinese, le zecche, ecc.), ci suggerisce, in attesa che i Governi confermino la loro volontà di adottare politiche concrete di contrasto ai cambiamenti climatici e che queste politiche iniziano ad avere effetti reali sulle dinamiche climatiche, di sostenere la ricerca al fine di prevenire, monitorare e contrastare la diffusione nel nostro continente di malattie originarie di altre zone del Globo.