Piante senza terreno… Premio assegnato a tre pugliesi

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È la pubblicazione più innovativa nel campo della nutrizione delle piante. «Il nostro è un gruppo di ricerca che coinvolge ricercatori del Cnr e dell’Università. Ci occupiamo di sistemi di coltivazione senza suolo da vent’anni. Questo non è il primo riconoscimento che otteniamo per le ricerche che svolgiamo nell’Azienda Sperimentale “La Noria” a Mola di Bari»

Avverrà oggi a DE’s-Hertogenbosch (ZLTO/Agri & Food Plaza), nel corso del convegno del gruppo di studio su «Innovazioni di sistema e delle piante nell’agricoltura globale», la premiazione del «Bram Steiner Award 2016 on soilless culture», premio biennale assegnato alla pubblicazione più innovativa nel campo della nutrizione delle piante.
La giuria composta da Paul Struik, Olaf van Kooten, Ellis Hoffland, Erik van Os e Paul den Besten ha attribuito il premio ad Angelo Signore, Francesco Serio e Pietro Santamaria, tre ricercatori baresi per l’articolo «A targeted management of the nutrient solution in a soilless tomato crop according to plant needs» pubblicato su Frontiers in Plant Science il 30 marzo 2016.
Abbiamo rivolto qualche domanda ad uno dei tre autori, Pietro Santamaria, Professore presso il Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari.

Cosa rappresenta questo premio per tre ricercatori pugliesi che lavorano nel sud Italia, terra che spesso vede scappare menti costrette ad andare altrove per essere messe nelle condizioni di fare ricerca?
Essere premiati in Olanda, paese leader al Mondo per le coltivazioni senza suolo (soilless culture), è motivo di orgoglio e di stimolo per fare bene, anche se tra mille difficoltà.

Quale la reazione a caldo di questo successo?
Hanno informato Angelo Signore, il primo autore del contributo, in piena estate. La sorpresa è stata grande; ci siamo sentiti quasi… senza suolo sotto i piedi.

Quale il percorso che ha accompagnato questo importante risultato?
Il nostro è un gruppo di ricerca che coinvolge ricercatori del Cnr e dell’Università. Ci occupiamo di sistemi di coltivazione senza suolo da vent’anni. Questo non è il primo riconoscimento che otteniamo per le ricerche che svolgiamo nell’Azienda Sperimentale «La Noria» a Mola di Bari.

Parliamo del progetto in sé… In cosa consiste lo studio che ha permesso a tre ricercatori baresi di risultare vincitori del «Bram Steiner Award 2016 on soilless culture»?
Il nostro contributo scientifico dimostra che durante il ciclo colturale del pomodoro il rapporto tra l’acqua traspirata e la produzione di biomassa della pianta cambia notevolmente, così come la composizione minerale della pianta. E questo è fondamentale per soddisfare in modo completo le esigenze della pianta.

Il premio biennale Steiner viene assegnato alla pubblicazione più innovativa nel campo della nutrizione delle piante… Ci spiega in cosa consiste l’innovazione presente in questo studio?
Sulla base di quanto dicevo prima, l’articolo «A targeted management of the nutrient solution in a soilless tomato crop according to plant needs» pubblicato su «Frontiers in Plant Science» dimostra che modificando continuamente la composizione della soluzione nutritiva in rapporto alle reali esigenze della pianta e alle condizioni climatiche, in un sistema a ciclo chiuso (in cui non si spreca nulla!), si ottengono notevoli risparmi di fertilizzanti e acqua.

Quali i suoi impatti nel mondo accademico della ricerca agro-ambientale?
La ricerca potrà essere ulteriormente sviluppata per soddisfare in automatico le esigenze della pianta del pomodoro e di altre colture.

Quali i suoi inserimenti nel mondo reale?
Pochi sanno che qui in Puglia, a Monopoli, abbiamo uno degli impianti più moderni per la produzione del pomodoro in idroponica. La collaborazione con loro è già avviata. Speriamo di poterla sviluppare ancora per rendere il processo produttivo ancora più sostenibile e il prodotto ancora più buono.