Scosse senza fine e non è finita…

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Riflessioni scientifiche su quanto sta accadendo. I terremoti al sud… ma il Marsili non c’entra. Ma dal punto di vista giuridico emergono molte carenze: si stanno facendo chiudere i Dipartimenti di Scienze della Terra e si costringono i centri di ricerca a lavorare al limite della sopravvivenza. In Puglia, che erroneamente è esclusa da una certa pericolosità, oltre l’80 % del territorio non ha una cartografia geologica aggiornata, elemento fondamentale per gli opportuni studi di microzonazione sismica. Inoltre la regione è ancora senza un Servizio geologico regionale e con uffici tecnici sprovvisti di competenze professionali di tipo geologico

Dopo l’evento di questa mattina, alle 7,40 di magnitudo M 6,5, sono stati localizzati circa 200 eventi sismici nella zona al confine tra Marche e Umbria. L’area interessata dalle repliche (aftershocks) del terremoto di questa mattina comprende un settore che si estende per circa 30 km, da Accumoli a sud fino a Visso a nord. Riprende, quindi, la parte settentrionale del sistema di faglie che si era attivato con il terremoto del 24 agosto e interessa anche la parte meridionale della struttura attivata il 26 ottobre. Alle ore 16 sono più di 118 quelli di magnitudo compresa tra 3 e 4 e 15 i terremoti di magnitudo compresa tra 4 e 5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) dopo il forte terremoto di stamattina.
Fino ad ora il terremoto di questa mattina risulta l’evento più forte della sequenza iniziata con il terremoto del 24 agosto di magnitudo 6.0

In una nota il Cnr-Igag (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria) spiega che ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta.
Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.
Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi. Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.
Purtroppo non si è in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né si possono in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi.
Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7,0.

Ma non solo Appennino…

Il 28 e 29 ottobre 2016 sono avvenuti due terremoti profondi in Italia: il primo terremoto di magnitudo 5,7 ieri, 28 ottobre 2016, alle ore 22,02 italiane (20,02 UTC) nel Mar Tirreno a una profondità di circa 470 km; il secondo evento di magnitudo 4,3 oggi, 29 ottobre 2016, alle ore 13,58 italiane (11,58 UTC) in provincia di Potenza a una profondità di 270 km.

Localizzazione dei terremoti profondi avvenuti il 28 ottobre 2016 alle ore 22,02 italiane (magnitudo 5,7) nel Mar Tirreno e il 29 ottobre 2016 alle ore 13,58 italiane (di magnitudo 4,3) in provincia di Potenza.
Nella regione italiana la maggior parte dei terremoti avviene tra 0 e 20 km di profondità, nella crosta superiore. Tuttavia, a causa dei complessi fenomeni geologici che hanno portato alla sua attuale configurazione, la nostra penisola è interessata in alcune aree da terremoti intermedi e profondi (fino a 600 km).
Questa sismicità, tipica delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali come quelle del margine dell’oceano Pacifico e dell’oceano Indiano, si manifesta nel nostro paese laddove la litosfera del Mar Ionio si approfondisce sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale. Il Mar Ionio, infatti, rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato «subdotto» e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini.

Nella regione del Tirreno sono piuttosto frequenti i terremoti profondi, a causa della subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria.
Si parla molto di una relazione tra questi eventi e il Marsili, il vulcano sottomarino che si trova sul fondo del Tirreno a partire da circa 3.000 metri sotto il livello del mare e si innalza per 2.000 metri. La scossa di magnitudo 5,7 è accaduta a oltre 470 km di profondità e non può assolutamente essere considerata come un segnale di attività del Marsili.
Nonostante l’elevata profondità ipocentrale il terremoto, avvenuto il 28 ottobre 2016 alle ore 22,02 italiane (magnitudo 5,7) nel Mar Tirreno, è stato avvertito in modo molto lieve dalla popolazione calabrese, probabilmente perché il corpo in subduzione ha favorito la propagazione verso la superficie in direzione della Calabria, come testimoniano i questionari arrivati fino a questo momento sul sito.

Attenzione alle zone escluse

Intanto, Salvatore Valletta, Presidente Ordine dei Geologi della Puglia, mette in allarme per una sottovalutazione di alcune zone come la Puglia.
La Puglia, sottoline, contrariamente a quanto in genere si pensa, è regione pericolosa dal punto di vista sismico non solo nelle sue zone nord (Gargano, Capitanata e Subappennino) ma anche nel resto del territorio.
La prevenzione sismica non può prescindere da questa presa di coscienza e di consapevolezza.
I cataloghi sismici ufficiali nazionali permettono di rilevare che nel passato in Puglia vi sono stati decine di eventi gravi e alcuni addirittura catastrofici.
Per questi ultimi si citano qui solo due casi emblematici, quello del 1627 che interessò la Puglia nord, con Magnitudo Richter 6,7 e con intensità Mercalli risentite fino all’undicesimo grado. Esso causò migliaia di vittime ed enormi danneggiamenti, radendo al suolo interi paesi, nelle zone settentrionali della regione:

E quello del 1743, con epicentro nel basso Ionio che causò molte vittime e grandi danneggiamenti nelle zone meridionali della regione, in particolare il Salento, con Magnitudo Richter 7,1 e con intensità Mercalli risentite localmente fino al nono grado.
Di contro la classificazione sismica della nostra regione, pur considerando la radicale riclassificazione operata nel 2004, appare per alcuni versi sottostimata.
In più va considerato che l’edificato pugliese è dal punto di vista sismico fortemente vulnerabile, poiché la gran parte di esso fu progettato e costruito nei decenni scorsi senza la dovuta attenzione alla pericolosità sismica locale.
Dopo il terremoto aquilano del 2009 l’articolo 11 del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009 ha previsto che siano finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale e ha stanziato 965 milioni di euro in 7 anni (145,1 milioni per l’anno 2015 e 44 per il 2016). Si tratta del 3-4% di quello che servirebbe per mettere in sicurezza antisismica il patrimonio edilizio nazionale, ma i finanziamenti sono destinati ad aree o edifici posti in zone caratterizzate da una accelerazione sismica massima (amax) durante i sismi, statisticamente stimata, “amax ≥ 0,125 g”, ovvero, sostanzialmente, zone sismiche 1, 2 e parte della 3, in tal modo escludendo dai benefici tutto il centro-sud della Puglia, che è classificata come zona con amax inferiore a tale valore.

Tali finanziamenti, sulla base del dettato di diverse e successive OPCM, sono destinati a vari scopi. Immaginare che l’intera Puglia centro meridionale continui ad essere esclusa da tali fonti di finanziamento non è più possibile.
In aggiunta vi è la problematica connessa ai piani comunali di protezione civile, che spesso sono redatti solo come adempimento burocratico ma non sono ben centrati localmente sul rischio simico. In più le popolazioni spesso poco sono informate ed educate sul comportamento da tenere in occasione di eventi sismici.
Anche nelle zone della Puglia dove sono state attivate tali risorse, in particolare per la microzonazione sismica, si avverte la necessità di un supporto alle strutture regionali attive in tale settore (prevedendo una specifica struttura regionale di interesse geologico e sismico) per non rimanere indietro nell’opera di prevenzione sismica.
In tale settore bisogna dunque coinvolgere molto di più i Comuni che, coordinati al meglio dalla Regione, devono direttamente curare la gestione del rischio sismico, in ottica di reale prevenzione dello stesso. Tali prassi peraltro si stanno positivamente sviluppando in molte altre regioni italiane.
Sostanzialmente quindi si avverte in Puglia l’assenza di un Servizio geologico regionale. Di un servizio quindi appositamente dedicato a gestire, in coordinamento con i Comuni, con le Autorità di bacino e con la Protezione Civile regionale tutti i diversi aspetti della prevenzione sismica (microzonazioni e riclassificazioni sismiche locali, loro immediato recepimento negli strumenti urbanistici generali ed esecutivi, informazione ed educazione simica, adeguamento sismico dell’edificato e delle infrastrutture).
Un Servizio con forti funzioni tecniche, e non solo amministrative, in cui vi siano geologi, ingegneri ed altri tecnici esperti del settore che lavorino assiduamente al fine di proteggere realmente le popolazioni e il patrimonio da tale primario rischio geologico, sfruttando al meglio tutte le fonti di finanziamento nazionali e comunitarie potenzialmente utili a tale scopo.

Appare quindi quanto meno discutibile che si stanno facendo chiudere i Dipartimenti di Scienze della Terra e si costringono i centri di ricerca a lavorare al limite della sopravvivenza. In Puglia oltre l’80 % del territorio non ha una cartografia geologica aggiornata, elemento fondamentale per gli opportuni studi di microzonazione sismica. Inoltre la Puglia è una regione ancora senza un Servizio geologico regionale e con uffici tecnici sprovvisti di competenze professionali di tipo geologico.