Buon 2017… con riserva

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La nuova gestione della cosa pubblica non può più appoggiarsi su una visione egoistica. Bisogna passare ad una visione solidaristica dove sia evidente il senso sociale della mia azione o non azione. Bisogna ristabilire il senso delle cose dalle quali scaturisce tutta una catena di conseguenze da cui non posso più tirarmi fuori perché ho la conoscenza di questa azione, sia io cittadino, sindaco o netturbino

Inizia un nuovo anno, il cliché vuole che si debba augurare ogni bene. Certo la speranza è il motore della vita ma la ragione non deve abbandonarci nelle mani di un vuoto ottimismo.
È ormai più di un ventennio che la politica ha destrutturato i partiti e lei stessa è disarticolata e svincolata dalla realtà con il risultato che le ricchezze del pianeta sono sempre più in poche mani e si allarga la popolazione dei proletari, come si diceva una volta.
Quando si leggono analisi politiche si cerca di individuare comportamenti e azioni che assomiglino alla destra o alla sinistra. Nella vana ricerca di trovare un filo conduttore, una ragione alle azioni e ai pensieri innovativi che, però, si muovono sempre negli stessi confini geopolitici.
Ai nuovi proletari (quelli col telefonino, il posto fisso o a tempo determinato, che fanno le ferie e la settimana bianca o che comunque d’estate girano per le spiagge) si dà in pasto la rassicurante lite fra Usa e Russia senza entrare nel merito che gli Usa sono cambiati e che la Russia non è più l’Unione sovietica. Oggi, come ieri, non si spiega che entrambi i presunti nemici inquinavano e i loro pinnacoli di CO2 e gas serra avvolgevano il pianeta. Come non si spiega, perché fatto scivolare nel dimenticatoio, che la democratica Russia è quella che ha invaso la Crimea per avere via libera per il gasdotto e che fior di capitalisti, presenti nell’amministrazione Usa, sono impegnati in aziende in Russia.
Ma tanto… chissenefrega! Abbiamo altro a cui pensare: c’è un nuovo cellulare e non ho i soldi per comprarlo, lavoro non ce n’è e poi quei bastardi degli immigrati si fregano tutto con la scusa della guerra. Sono questi i «giocattoli» che ci hanno dato per non pensare, per non vedere. E non vedono neanche quelli che ci fanno gli attentati che, come noi diciamo islam uguale terroristi, loro dicono occidente uguale infedeli.
E sì perché sui social ci sono gattini, cagnolini, parolacce, donnine ammiccanti, poesie, dichiarazioni di amore, insulti fra fazioni di pseudo partiti e pseudo politici e pochi dicono che gli Stati Uniti nel 2015 hanno venduto armi per un valore di 40 miliardi di dollari, confermandosi leader delle vendite nel mondo. Al secondo posto la Francia con 15 miliardi di dollari. I Paesi avanzati restano anche nel 2015 i maggiori acquirenti di armi, con acquisti per 65 miliardi. Boom anche per l’industria delle armi italiane che nell’ultimo anno ha triplicato la vendita all’estero aumentando le forniture verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso escamotage, della legge 185/1990 che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Nello specifico quelle verso l’Arabia Saudita. E nell’intermediazione finanziaria ci sono banche italiane.
Allora, di che parliamo?
Fino a quando noi staremo a discutere cos’è di destra e cos’è di sinistra, chi ha in mano l’osso non lo lascerà facilmente ma la lotta non è su questo campo per conquistare l’osso.
Il problema è che quell’osso non interessa più perché la carne ormai è finita.
Le cifre che riguardano la salute dell’uomo e le morti a causa di inquinamenti sono da capogiro. In Europa si parla di 467mila persona l’anno! e, secondo dati Oms, nel mondo le morti per inquinamento ambientale sono 12,6 milioni l’anno. Mentre ci sono ancora operatori prezzolati della disinformazione che dicono che il riscaldamento globale non esiste (guarda caso anche Trump!) mentre le piste restano solo con la neve artificiale e per quanti anni si potranno reggere i costi di un benessere finto? Ormai le crisi economiche non sono straordinarie ma diventeranno una costante. Con la tecnologia che galoppa e con un sms che ci arriva sul telefonino l’occupazione sarà falcidiata e masse di proletari piomberanno nella povertà e nello sfruttamento più nero.
A questo punto può ancora entusiasmarci l’articolo 18, la divisione fra politiche di destra e di sinistra? Il contratto a tempo determinato o quello a tempo indeterminato? E per lavorare dove?
È evidente che questa impalcatura non regge più. Si dice che la generazione degli anni 80 è perduta ma è perduta tutta quella generazione non solo i nostri figli che arrancano per trovare un’occupazione e un futuro dignitoso ma anche i politici e la politica che l’hanno gestita.
La nuova gestione della cosa pubblica non può più appoggiarsi su una visione egoistica fatta di classi e di ordini. Bisogna passare ad una visione solidaristica dove sia evidente il senso sociale della mia azione o non azione. Bisogna ristabilire il senso delle cose, capire che una busta di plastica gettata per terra finirà trascinata dalla prima pioggia in qualche tombino ed insieme ad altre lo intaserà. Tutta una catena di conseguenze dalle quali non posso più tirarmi fuori perché ho la conoscenza di questa azione, sia io cittadino, sindaco o netturbino.
Per non parlare degli effetti dei cambiamenti climatici con cifre da capogiro. Mark Carney, Governatore delle Bank of England e Presidente del Financial Stability Board, sostiene che i cambiamenti climatici rappresentano un pericolo per la stabilità finanziaria. Il G20 Green Finance Study Group, co-presieduto dalle banche centrali cinesi e britannica, aveva stimato in «decine di migliaia di miliardi di dollari» gli investimenti necessari per mitigare i cambiamenti climatici.
Ma fino a quando non ci libereremo con decisione e lucidità del vecchio modo di fare politica, basato, sottolineo ancora, sull’egoismo che pensa al business e non ai morti (guerre, inquinamenti, fame…) noi staremo ancora a piangerci addosso per le malattie respiratorie da smog, per le targhe alterne e i centri cittadini chiusi al traffico, per il poco lavoro, per gli immigrati, le guerre ecc. ecc.
Buon 2017… con riserva.