Religione, magia e religioni magiche. Viaggio nella profondità dell’io

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I movimenti magici pur avendo poche migliaia di aderenti in Italia, rappresentano tuttavia la punta di un iceberg che ha dimensioni molto più vaste: il cosiddetto «ritorno della magia», che porta numerosissime persone a rivolgersi a maghi a pagamento, indovini, cartomanti, ed a credere nell’efficacia delle pratiche magiche. Anche il rinnovato interesse per la magia è un sintomo della crisi della modernità e del passaggio al postmoderno. Alla fine del secolo scorso lo studio del successo relativo di alcuni nuovi movimenti religiosi (e del declino di altri) ci indica quali sono le credenze «alternative» più diffuse oggi: un’attesa ansiosa della fine del mondo, la speranza che dopo la morte ci sia un’«altra possibilità» con la reincarnazione (tipica dei movimenti orientali), una «spiritualità del Sé» dove l’uomo non è più creatura ma creatore (che incontriamo in alcuni gruppi), e anche un complesso insieme di credenze magiche. Se gli aderenti ai movimenti magici organizzati sono pochi, in Italia più di un giovane su cinque dichiara di avere partecipato a sedute spiritiche, oppure crede nell’efficacia della magia e nella possibilità di comunicare con l’aldilà. Quell’uno per cento che appartiene ai nuovi movimenti religiosi ci dice allora molte cose su quali credenze, paure, fantasmi vivono in quel Far West della religione costituito dal cinquantasei per cento degli italiani, che dichiarano di credere ma non sanno o non vogliono precisare in che cosa credono.

Il pensiero della Chiesa. Le nuove religioni hanno apportato ai grandi concetti del cristianesimo profonde sostituzioni: 1) l’illuminazione interiore prende il posto della fede che è obbedienza di tutto il nostro essere a Dio; 2) la liberazione del proprio potenziale creativo prende il posto della salvezza; 3) la preghiera si trasforma in un viaggio nelle profondità dell’io; 4) una «vaga armonia» con l’universo rimpiazza il richiamo concreto all’impegno sociale; 5) la teologia è spodestata dalla psicologia o dalla teosofia; 6) la rivelazione si trova più nel cuore della persona che nella storia. Tutto questo può servire a «sentirsi meglio» per qualche tempo. Ma non dà valide risposte a problemi tragici quali la sofferenza, la morte, né a condurre all’amore, alla vera gioia, alla pace profonda» (Card. Paul Poupard, in Jesus, ottobre 1993, pp.118-119).

Obiettivo del presente lavoro è tuttavia quello di segnalare le «religioni magiche» oggi esistenti ed evidenziare, quando presente, l’impiego di sostanze tossiche o psicotrope e descrivere infine le piante «vietate» che possono essere adoperate o somministrate agli adepti.

Per molto tempo magia e religione sono convissute mutuando e rivisitando scambievolmente rituali e pratiche. James Frazer (1) nel suo saggio «The golden bough» (Il ramo d’oro) sostiene che l’evoluzione dell’uomo è passata attraverso tre fasi: magia, religione e scienza. Quando l’uomo, agli albori della civiltà, non riusciva a dare un senso ai fenomeni della natura ha cercato di spiegarli dapprima con la magia, poi, nel corso dell’evoluzione, con la religione e, infine, nell’età moderna, con la scienza. Dunque magia, religione e scienza sono legate tra loro da un filo comune: l’uomo e la fragilità del suo essere al mondo.
Il termine magia rimanda a saperi, conoscenze, tematiche attraverso cui poter influenzare gli eventi naturali che sovrastano l’uomo; dominare i fenomeni fisici che sfuggono al suo controllo; dominare l’uomo stesso. L’etimologia del vocabolo «magia» (in greco Mαγεία) rimanda d’altronde al termine con cui venivano indicati i «magi» (Mάγοι), gli antichi sacerdoti Zoroastriani (2).
La magia sembra accompagnare l’uomo nelle sue diverse epoche storiche, da quelle meno evolute fino ai giorni nostri. Ricorrono a pratiche magiche sia classi sociali più svantaggiate, per le quali la magia potrebbe costituire un surrogato simbolico che soddisfi i bisogni primari frustrati, sia classi sociali più privilegiate, per le quali potrebbe costituire corollario delle proprie aspirazioni di controllo e di dominio (3).
Magia e religione si pongono entrambe di fronte al mistero della creazione e della esistenza della divinità, cercando di fornire risposte esaustive. Talvolta, non è facile tracciare una separazione netta fra magia e religione: spesso esse si fondano fino a creare rituali e gesti comuni ancora oggi in uso. Rituali, rintracciabili sin dall’antichità nelle diverse chiese e confessioni e sovente usati ancora oggi.
Sostanzialmente sovrapponibili i sentimenti sottesi: la paura, il desiderio di dominare gli eventi naturali o quello di facilitare le difficoltà della vita quotidiana (rituali per la caccia, la pioggia, i raccolti; un dio che interceda e garantisca prosperità). Riti che presuppongono officianti in grado di realizzarli in maniera efficace: il sacerdote del culto, o il «mago», che spesso sostiene di entrare in contatto con il soprannaturale, con il divino, ricorrendo a rituali e formule magiche.
Parte integrante del rito, a volte ritenuta fondamentale per raggiungere l’entità invocata, è l’uso di «sostanze» in grado di avvicinare l’officiante e, tramite lui i partecipanti, alla divinità superiore (4). Nelle culture prescientifiche del Terzo Mondo, ad esempio, le sostanze vengono utilizzate per entrare in contatto con le forze sovrannaturali, per porsi sotto la loro protezione, ma anche per favorire il raggiungimento di fini particolari come, per es., guarire delle malattie, pronosticare il futuro, proteggersi da sortilegi o da nemici dell’intera comunità (5). Questo è vero soprattutto nel caso delle «religioni magiche»; sono religioni, perché il divino è correttamente concepito come onnipotente o trascendente in rapporto al mondo e all’uomo, ma sono magiche nella misura in cui le finalità che si prefiggono restano immanenti al mondo. Inoltre, l’uso rituale di piante psicoattive, presenti in diversi riti, contribuiscono probabilmente a rinsaldare il rapporto tra l’officiante e gli adepti, provocando peraltro, in alcuni casi, effetti di cui gli adepti potrebbero non essere consapevoli. Di qui il dubbio che siano proprio i diversi effetti sulla psiche quelli ricercati nella scelta ed utilizzo delle sostanze all’interno di riti da parte degli officianti.

– L’uso di «sostanze» nelle antiche religioni