La nuova Via meno efficace e più… opaca

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Il palazzo di Montecitorio a Roma

In particolare, sostengono le associazioni, la scelta contenuta nell’AG n. 401 di effettuare la Valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità, invece che su quello definitivo, con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di Via nelle fasi successive di progettazione, sottrae informazioni fondamentali al pubblico e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto

È stata inviata al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) e per conoscenza anche al ministro dei Trasporti e delle infrastrutture (Mti) e al Presidente dell’Associazione nazionale anticorruzione (Anac) la richiesta di un radicale ripensamento dell’Atto del Governo n. 401 – Riforma della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via).
Una richiesta inoltrata da numerose associazioni [Accademia Kronos, Associazione italiana insegnanti geografia (Aiig), Ambiente e Lavoro, Centro turistico studentesco e giovanile (Cts), Ente nazionale protezione animali (Enpa), Fondo ambiente italia (Fai), Federazione pro natura, Federazione italiana amici della bicicletta, Greenpeace Italia, Gruppo di intervento giuridico (Grig), Gruppi ricerca ecologica (Gre), Italia nostra, Legambiente, Lega italiana protezione uccelli (Lipu), Marevivo, Mountain wilderness, Rangers d’Italia, Società italiana di geologia ambientale (Sigea), Verdi ambiente e società (Vas), Wwf Italia] che in Italia si occupano di salvaguardia ambientale le quali si ritengono costrette a rilevare che nel pur positivo recepimento, per vari aspetti, della Direttiva 2014/52/UE non si è inteso con l’AG n. 401 trasporre nell’ordinamento italiano fedelmente gli obiettivi di fondo della modifica normativa comunitaria, tesa a meglio chiarire e rafforzare i capisaldi della procedura di Via per renderla più trasparente, tramite un rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili al pubblico per favorirne la sua partecipazione.
Secondo le associazioni numerose modifiche previste vanno esattamente nella direzione opposta e determinerebbero il non fornire informazioni adeguate e complete al pubblico, non garantire la sua effettiva partecipazione, rendendo più opaca, approssimativa e fallace la nuova procedura, rispetto a quella vigente, favorendo, ogni volta che sia possibile, il proponente il progetto.
Il modello seguito nell’AG n. 401 nella modifica delle procedure di Via vigenti ricalca per molti versi l’impostazione dalla normativa speciale per le infrastrutture strategiche derivante dalla legge Obiettivo, ricompresa nel vecchio Codice Appalti (DLgs n. 163/2006), che sia la legge delega 11/2016, che il nuovo Codice Appalti (DLgs n. 50/2016) hanno inteso espressamente superare considerati i danni provocati dal 2001 al 2015, situazione ricordata a suo tempo dal Mit, Graziano Delrio e dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.
In particolare, sostengono le associazioni, la scelta contenuta nell’AG n. 401 di effettuare la Via sul progetto di fattibilità, invece che su quello definitivo, con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di Via nelle fasi successive di progettazione, sottrae informazioni fondamentali al pubblico (sul dettaglio tecnico del progetto e sugli impatti sull’ambiente e sulle aree a vario titolo vincolate) e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto, come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo, che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relative impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie.
E sono proprio queste variazioni che fanno lievitare i costi delle opere provocando poi un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunità.
Una richiesta che le associazioni hanno inviato a questo Ministero e che rappresenta un voler auspicare un serio e radicale ripensamento su molte delle disposizioni dell’AG n. 401 che, invece di costituire quel passo avanti, atteso e perseguito dal legislatore comunitario, costituiscono un passo indietro anche rispetto allo stesso testo vigente del DLgs n. 152/2006 (Testo unico sull’ambiente – Tua).
Inoltre le associazioni firmatarie del provvedimento rivendicano come non sia stato aperto per tempo alcun tavolo di confronto con le stessa associazioni nazionali auspicando una risposta ufficiale e urgente a tale richiesta e rilevando come l’impostazione attuale dell’AG n. 401 non consente né di indirizzare gli interventi verso le migliori soluzioni, né di contenere più semplicemente le ricadute sull’ambiente degli interventi, marginalizzando lo stesso ruolo del Ministero.
La richiesta inviata al Mattm vede anche la trasmissione del documento dettagliato con le puntuali e numerose richieste di modifica all’AG n. 401, già inviato alle Commissioni parlamentari competenti.