Il Protocollo di Nagoya

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Non è solo il più recente accordo complementare alla Cbd, ma fornisce un quadro giuridico trasparente per l’effettiva attuazione di uno dei tre obiettivi della Convenzione: la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche (Cbd, Art. 1).

Questo obiettivo è di particolare importanza per i Paesi in via di sviluppo, in quanto essi detengono la maggior parte della diversità biologica mondiale ma, in generale, non ottengono una quota equa dei benefici economici derivanti dall’uso delle loro risorse per lo sviluppo di prodotti derivante dalla diversità genetica, quali varietà coltivate ad alto rendimento, prodotti farmaceutici e cosmetici.

Un tale sistema riduce l’incentivo per i paesi biologicamente più ricchi, ma economicamente più poveri del mondo a conservare e utilizzare in modo sostenibile le loro risorse per il beneficio di tutti. La condivisione dei benefici deve essere basata su condizioni reciprocamente concordate nel Protocollo di Nagoya (2014).

Le risorse genetiche vegetali, animali, microbiche, terrestri e marine e l’uso delle biotecnologie sono oggi alla base di molte attività di ricerca di base e applicata e sono fondamentali per lo sviluppo di nuovi prodotti in svariati settori. Considerevole è la richiesta di accesso a risorse genetiche che proviene dal mondo della ricerca accademica, di laboratorio, dalle industrie biotecnologiche, farmaceutiche e cosmetiche o dall’agricoltura.

Nel 2010 la Conferenza delle Parti della Cbd ha approvato il Global Strategic Plan, la strategia mondiale per la tutela della biodiversità per il periodo 2011-2020. Il piano prevede 20 obiettivi, suddivisi in 56 indicatori, nel complesso noti come Aichi Biodiversity Targets, i quali stabiliscono il quadro di riferimento per la definizione di target nazionali o regionali e per promuovere gli obiettivi fondamentali della Cbd.

Purtroppo, l’ultima edizione del Global Biodiversity Outlook dell’Onu ci dice che, quando mancano meno di tre anni alla scadenza del decennio d’impegno, gran parte degli sforzi internazionali per raggiungere gli Obiettivi di Aichi per la Biodiversità stanno fallendo miseramente e che se non si cambia passo gran parte delle nazioni non riusciranno a raggiungere gli obiettivi.

Dei 56 indicatori, solo 5 sono sulla buona strada per il 2020; 33 segnalano qualche progresso, ma a un tasso insoddisfacente per raggiungere l’obiettivo previsto, 10 non mostrano alcun progresso, mentre 5 mostrano addirittura un peggioramento e 3 non sono stati valutati. Un raggio di luce è il cammino verso l’obiettivo di raggiungere il 17% di protezione rispetto alla superficie terrestre totale, che sarà presumibilmente raggiunto. Ma alcuni scienziati sostengono che almeno metà della superficie terrestre dovrebbe essere riservata alla natura.

In base alle attuali tendenze, le pressioni sulla biodiversità continueranno ad aumentare almeno fino al 2020 e lo stato della biodiversità continuerà a diminuire. Tutto questo, nonostante il fatto che le risposte della società alla perdita di biodiversità stiano aumentando significativamente e che, sulla base di piani e impegni nazionali, si prevede che continueranno ad aumentare per il resto di questo decennio. Questo ritardo può essere in parte dovuto al ritardo temporale tra l’assunzione di azioni positive e risultati positivi percepibili. Ma potrebbe anche essere dovuto al fatto che le risposte sono insufficienti in relazione alle pressioni, tali da non poter superare gli impatti crescenti dei fattori che causano la perdita di biodiversità.

Ciascuno degli Obiettivi di Aichi per la Biodiversità non può essere affrontato isolatamente, poiché alcuni obiettivi dipendono fortemente da altri obiettivi raggiunti. Le azioni verso determinati obiettivi avranno un’influenza particolarmente forte sulla realizzazione del resto. In particolare, vi sono obiettivi relativi alla risoluzione delle cause alla base della perdita di biodiversità (in genere gli obiettivi nell’ambito dell’obiettivo strategico A), lo sviluppo di quadri nazionali per l’attuazione degli obiettivi di biodiversità Aichi (obiettivo 17) e la mobilitazione delle risorse finanziarie (obiettivo 20).

Proseguire gli sforzi avviati per gli Obiettivi di Aichi per la Biodiversità contribuirebbe in modo significativo a raggiungere anche gli Obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals) per lo Sviluppo Sostenibile, come ridurre la fame e la povertà, migliorare la salute umana e assicurare un approvvigionamento sostenibile di energia, cibo e acqua pulita. Aver incorporato la biodiversità negli obiettivi di sviluppo sostenibile ha offerto l’opportunità di portare la biodiversità nella corrente principale del processo decisionale.

Esistono percorsi plausibili per raggiungere la visione del 2050 per la fine della perdita di biodiversità, in concomitanza con i principali obiettivi di sviluppo umano, limitando il riscaldamento climatico a due gradi Celsius e combattendo la desertificazione e il degrado del suolo. Tuttavia, il raggiungimento di questi obiettivi congiunti richiede cambiamenti radicali nella società, incluso un uso molto più efficiente del territorio e del suolo, dell’acqua, dell’energia e delle risorse naturali, ripensando le nostre abitudini di consumo e in particolare i sistemi alimentari dominanti.

(Fonte Ispra)