Prove tecniche di Economia Circolare in Puglia

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discarica rifiuti

Molti sono i campi di intervento, ad esempio i rifiuti contenenti amianto potrebbero essere trasformati in materiali «innocui» utilizzando tecnologie termiche, chimiche e meccanico-fisiche, brevettate e sperimentate anche a livello industriale. I neo-prodotti (ceramiche, mattoni, vetri…) presentano un alto valore aggiunto e sarebbero collocabili sui mercati nazionali e internazionali. La Regione Puglia potrebbe essere capofila, in Italia di tale processo virtuoso, perfettamente in linea con la teoria e la pratica dell’E.C. portando a soluzione problemi di tipo ambientale-sanitario e generando lavoro e ricchezza

La base teorica dell’Economia Circolare ha profonde anche se non antiche radici storiche: l’idea di un feedback di carattere ciclico tra i sistemi naturali e quelli antropici appartiene a differenti scuole di pensiero a partire dagli dagli anni 30 del 900. Successivamente, K. Boulding (1966) paragonò, con un famoso esempio, il nostro pianeta ad un’astronave dotata di risorse ed energie limitate e non rinnovabili, da usare con estrema parsimonia e da questo la necessità di un riciclo continuo delle risorse disponibili; M. Braungart (2003), generò l’idea del «cradle to cradle» (dalla «culla alla culla»), indicando la necessità che i componenti di qualsiasi prodotto devono essere progettati per un loro recupero e riutilizzo continuo.

La nascita dell’Economia Circolare

Nel 2010 si arriva ai fondamentali postulati dalla Ellen MacArthur Foundation: «In un’Economia Circolare le componenti tecniche e biologiche che costituiscono un qualsiasi prodotto possono e devono essere completamente recuperate. Le componenti biologiche devono e possono essere reintegrate nella biosfera, quelle tecniche sono destinate ad essere rivalorizzate e riusate. Questo obiettivo si raggiunge se un prodotto viene costruito «ab origine» da componenti, progettate ed assemblate, per poter essere riusate tramite il loro semplice smontaggio. I nutrienti biologici, atossici, possono essere semplicemente compostati, le componenti tecniche: materie prime, polimeri, leghe ed altri materiali devono essere progettati per poter essere riutilizzati con un minimo dispendio di energia: I rifiuti non esistono» (Ellen MacArthur Foundation, 2015).

Il passaggio dalla tradizionale Economia di tipo lineare, all’Economia Circolare è basato, quindi, su «quattro R»: Riduzione, Riciclo, Recupero, Riuso. Una Commissione dell’UE, nei primi anni del 2000, cominciò a lavorare su tale nuova concezione e la adottò per applicarla «in primis» ai Rifiuti solidi urbani (Rsu). Un pacchetto d’interventi furono varati per stimolare, in tale direzione, l’intero ciclo degli Rsu: dalla produzione, alla gestione, al recupero di materie prime e seconde che essi posseggono.

Successivamente, la stessa Commissione si rese conto delle potenzialità di tale strategia e della sua applicabilità in moltissimi altri settori. La neo-produzione di beni durevoli, ottenuti con il «riuso» delle componenti tecniche e biologiche derivanti da materiali, da sempre, considerati «rifiuti», oltre che generare neo-prodotti permette, anche, di «riusare» materie prime non rinnovabili in essi presenti. È necessario però, che i processi produttivi generino prodotti privi di componenti tossici e che i prodotti siano progettati ed assemblati in funzione della possibile separazione delle loro componenti per essere reimpiegate. Si può quindi sinteticamente affermare che l’E.C. mira a ricostruire il capitale iniziale: naturale, umano, sociale, manifatturiero, finanziario, seguendo tre principi: a) preservando e conservando il capitale naturale; b) ottimizzando l’uso delle risorse in funzione del massimo ciclo di vita delle sue componenti; c) favorendo l’efficacia del sistema con la messa al bando delle esternalità negative.

Il passaggio da un modello di sviluppo economico lineare a quello circolare apporterebbe benefici economici e ambientali molto significativi. È stato stimato, infatti che utilizzando il modello di E.C. in Europa, si potrebbe raggiungere entro il 2030 una crescita del Pil dell’11%, una riduzione delle emissioni di CO2 del 48%, e del consumo di risorse naturali del 32%. Su tale problematica si è svolta recentemente, a Roma, la 1^ Conferenza annuale dell’Icesp (Italian Circular Economy Stakeholder Platform): La via italiana all’Economia Circolare.

L’evento, organizzato da Enea e dalla Senatrice pentastellata Patty L’Abbate, si è tenuto nei giorni scorsi presso il Senato con la partecipazione di 75 attori pubblici e privati provenienti dal mondo delle imprese, delle istituzioni, della ricerca e della società civile. È stata messa in evidenza la necessità di una partecipazione attiva di tutti i diversi attori presenti, ognuna per le proprie competenze, al fine di individuare i punti critici nella transizione dall’Economia Lineare a quella Circolare e di superare al meglio le difficoltà di tale sfida.

L’Economia circolare in Puglia

In Puglia timidi tentativi di applicazione di E.C sono stati di recente effettuati: nel 2017 fu presentato un Disegno di Legge Regionale sull’E.C. e negli anni scorsi aziende pugliesi sono state premiate per eccellenti applicazioni dell’E.C. Quest’anno in occasione del Convegno: «Economia Circolare e Simbiosi Industriale: le nuove opportunità per fare impresa sostenibile» svoltosi presso la Fiera del Levante, sei aziende pugliesi hanno ottenuto un pubblico riconoscimento per il loro impegno e per i risultati raggiunti in tale direzione.

È necessario rilevare che la Comunità europea ha approvato (G.U.U.E. del 14/06/2018) un Pacchetto di Provvedimenti sull’E.C. che riguardano molti settori in cui poter applicare tale strategia. Di contro il disegno di Legge della Regione Puglia sull’E.C. riguarda solo i Rifiuti solidi urbani (Rsu) non facendo emergere le possibilità della sua applicazione in tanti altri settori. Timide prove tecniche, in Puglia, in tale direzione sono le seguenti: a) riutilizzo dei reflui dei depuratori; b) valorizzazione della frazione organica compostabile in agricoltura; b) riciclo di carta e cartone; d) riuso di pneumatici usati; e) raccolta e riutilizzo dei diversi tipi plastica; g) raccolta e riutilizzo dei diversi tipi di vetro. Una breve trattazione della situazione attuale e di quella potenziale in Puglia, per settori di mia competenza è di seguito riportata.

1) I Rifiuti solidi urbani nell’Economia Circolare

Il settore dove si è ritenuto in Puglia di applicare i principi dell’E.C. è quello dei Rifiuti solidi urbani. Sono noti, i difficili problemi di carattere burocratico-strutturale, in Puglia, connessi al trattamento e allo stoccaggio degli Rsu, con il lungo periodo di Commissariamento che, comunque, non ha sortito gli effetti desiderati. Ho lavorato su tali problemi, come componente della Commissione Tecnica Regionale che produsse il 1° Piano Regionale Rifiuti Solidi Urbani (1996), e devo, purtroppo constatare, dopo più di 20 anni, che pochissimo è stato realizzato in tale direzione in particolare per la raccolta differenziata.

Questa avrebbe dovuto raggiungere l’obiettivo di limitare il numero di discariche e di creare e incentivare le filiere per il riutilizzo dei materiali separati dai rifiuti. La recentissima istituzione di Ager (Agenzia regionale rifiuti, 2016), dovrebbe finalmente ridurre ed eliminare le controversie di carattere burocratico-amministrativo che anche, «ad arte», non hanno permesso alla Regione di raggiungere i risultati attesi. L’accezione che gli Rsu fossero una importante «risorsa», sorgente continua di materiale da riciclare e riutilizzare, è in linea con la teoria e la pratica dell’Economia Circolare.

Tale approccio virtuoso, è ormai entrato nell’immaginario collettivo, anche se i principi dell’E.C. sono in forte concorrenza e confliggono positivamente con esso. È evidente, infatti che se l’E.C. venisse sviluppata e realizzata, gli Rsu diminuirebbero drasticamente, con tendenza a produrre zero rifiuti.

2) I «reflui» dei Depuratori nell’Economia Circolare

È accezione diffusa, che per «rifiuto» s’intende tutto ciò che è privo di valore e come tale deve essere eliminato. Erroneamente, però e a lungo, sono stati ritenuti e classificati rifiuti anche solidi e liquidi che, dopo essere stati utilizzati, continuano a conservare un insieme di materie prime, sostanze ed energia riutilizzabili. Le acque «reflue», degli impianti di depurazione sia urbani sia industriali, hanno queste caratteristiche. Il crescente aumento dei costi delle materie prime, il loro progressivo e inevitabile depauperamento, la carenza della risorsa acqua ha completamente modificato l’ottica con cui sono stati a lungo considerate le acque «reflue» dei depuratori.

Un depuratore è di fatto assimilabile ad una «bioraffineria» in esso sono presenti: acqua, combustibili, nutrienti ed energia che possono essere recuperati secondo un ciclo continuo teoricamente riproducibile all’infinito (Lopez, 2018). Un esempio di quanto descritto è realtà in Puglia, dove una Società a partecipazione pubblica in partenariato con Aqp, ha realizzato il recupero di «risorse» presenti nelle acque reflue del depuratore di Fasano (Brindisi). Il progetto ha previsto il trattamento e l’affinamento di tali acque, allo scopo di ottenere in sequenza il loro riutilizzo: a fini irrigui, per acquacultura e per «uso potabile». Tutti e tre tali obiettivi sono stati raggiunti: a) 50 aziende agricole, collegate all’impianto, utilizzano a fini irrigui da diversi anni le acque reflue «trattate»; b) due laghetti artificiali, creati nell’areale, utilizzano le acque «trattate» in esubero per processi di acquacultura; c) un ulteriore affinamento genera acque ad «uso potabile». Il risultato di quest’ultima, importante fase produce acqua per soddisfare il fabbisogno idrico «potabile» di una comunità, virtuale, di 6.000 abitanti. L’impianto di Fasano, nel suo assetto completo, realizza i seguenti obiettivi: a) evita di consumare acqua dalla falda carsica profonda a fini irrigui; b) realizza processi di acquacultura; c) pro-duce, infine acqua a «fini potabili».

Quanto descritto è perfettamente in linea con gli obiettivi dell’E.C., viene infatti realizzato, un costante recupero dai «reflui» di un depuratore: acqua e nutrienti in un ciclo continuamente riproducibile.

3) Rifiuti contenenti amianto (Rca) nell’Economia Circolare

È noto che l’amianto o asbesto è stato utilizzato per molti anni (1930-1942) per le sue ottime caratteristiche (fisico-meccaniche) in migliaia di manufatti. Fu utilizzato in strutture pubbliche e private, ma ha provocato e continua a provocare, gravi danni alla collettività in termini di vite umane e di contaminazione ambientale. La sua elevatissima pericolosità fu riconosciuta e documentata negli anni 50, in quanto gli Mca (Manufatti contenenti amianto) degradandosi liberano fibre sub-millimetriche che disperdendosi in atmosfera o in acqua producono effetti cancerogeni sia all’apparato respiratorio sia a quello digestivo degli esseri viventi.

I Rifiuti contenenti amianto (Rca), sono attualmente ancora ampiamente diffusi in Italia in quanto sversati in «discariche selvagge» su tutto il territorio nazionale. Le quantità totali di Rca, stimate per difetto, oscillano tra 32 e 40 milioni di tonnellate (Ispra, 2017) e nella nostra Regione sono stimate essere circa 1 milione e 700mila ton. (Piano Regionale Amianto, 2016). La soluzione ipotizzata per eliminare tali rifiuti pericolosi è quella di stoccarli in discariche «dedicate», attualmente non disponibili né a livello regionale né a livello nazionale. Un’altra possibile soluzione è quella di trasformare industrialmente gli Rca in prodotti non «nocivi», ottenendo neo-materiali da reinserire nel mercato.

Dal punto di vista economico, sanitario e ambientale tale possibilità è sicuramente la più opportuna. Infatti gli Rca potrebbero essere trasformati in materiali «innocui» utilizzando tecnologie termiche, chimiche e meccanico-fisiche, brevettate e sperimentate anche a livello industriale. I neo-prodotti (ceramiche, mattoni, vetri…) presentano un alto valore aggiunto e sarebbero collocabili sui mercati nazionali e internazionali (Paglionico, 2017). La Regione Puglia potrebbe essere capofila, in Italia di tale processo virtuoso, perfettamente in linea con la teoria e la pratica dell’E.C. portando a soluzione problemi di tipo ambientale-sanitario e generando lavoro e ricchezza.

4) Materiali di «risulta» dell’Attività estrattiva nell’E.C.

L’Attività estrattiva costituisce, per la Regione Puglia, un altro importante settore nel quale poter applicare l’E.C. essendo, come noto, la nostra Regione tra le prime in Italia per volumetrie di estrazione e di lavorazione di materiali di cava. Nell’Attività Estrattiva vengono costantemente generati volumi enormi sia materiali di risulta («cappellaccio»), sia nei processi di lavorazione e segagione («marmettola»). Questi prodotti sono stati considerati a lungo «rifiuti», ma possono esser riciclati e riutilizzati.

Il«cappellaccio» può essere riutilizzato, se macinato e lavorato, per farne mattoni e per materiale di 2° categoria in edilizia. La «marmettola» può essere riusata e molto convenientemente riciclata in diversi settori produttivi. Ai sensi del D.M. 05/02/98, infatti, i fanghi provenienti dalla lavorazione dei materiali lapidei di natura calcarea possono, previo trattamento, essere utilizzati nei seguenti settori: a) produzione di conglomerati cementizi; b) nell’industria dei laterizi; c) nei cementifici; d) nell’industria cartaria e) nella produzione di idropitture; f) nella realizzazione di sottofondi stradali; g) come ammendante per terreni agricoli poveri di calcio; h) per copertura nelle discariche di Rsu; h) come reagente per la desolforazione dei fumi di combustione. Le quantità e i volumi di materiali di risulta dell’Attività estrattiva in Puglia, sono molto elevati per cui Consorzi, «ad hoc», potrebbero lavorare costantemente in tale settore rientrando perfettamente nella teoria e pratica dell’Economia Circolare e potendo usufruire di fondi economici messi a disposizione dall’UE per favorirla.

Copiare la natura

Per la verità, il percorso più efficace di Economia Circolare è quello che la natura realizza nei suoi cicli naturali, ma i suoi tempi sono molto lunghi. In natura coesistono il ciclo dell’acqua, dell’ossigeno, del carbonio, dell’azoto, del fosforo e la materia rientra in ciclo e viene riutilizzata attraverso trasformazioni alimentate dall’energia solare. I cicli naturali non riconoscono la plastica, costruita dall’uomo non riuscendo a riciclarla e restituendola quasi integralmente. La plastica, quindi, costituisce il problema irrisolto nel sistema circolare che ho cercato brevemente di descrivere, in quanto tende a mantenere aperti tutti i cicli naturali. I processi di Economia Circolare vanno, nonostante tale difficoltà realizzati, essi costituiscono l’unico meccanismo che permette l’utilizzo e il riutilizzo più razionale delle risorse rinnovabili e non a disposizione dell’uomo.

Antonio Paglionico