Attenti alla falsa resilienza

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gare semplici

Resilienza e adattamento, necessarie a contrastare i mali dei guasti del progresso della nostra civiltà, non sono soluzioni ingegneristiche o di buona politica, sono prima di tutto un atto d’amore verso noi stessi e il pianeta. Se non si parte da qui abbiamo fatto, ancora una volta, un buco nell’acqua e la daremo vinta al muro di gomma

Fra le ultime parole «magiche» che di tanto in tanto s’inventano per tamponare i danni che l’uomo fa a se stesso c’è la resilienza. Si tratta in verità di una riscoperta, ben nota in natura. Questo numero di «Villaggio Globale», che si occupa anche di adattamento, nel presentare le vie che si utilizzano per fronteggiare il disastro ambientale in atto, vuole mettere in risalto il contemporaneo utilizzo che si fa del concetto di resilienza per… remare contro.

Qui presentiamo, come consuetudine, l’Editoriale di questo numero 86.

Editoriale

Per anni i cittadini hanno combattuto (e combattono ancora!…) contro il cosiddetto «muro di gomma». È la resistenza che oppone il potere di fronte a richieste e istanze per svariati problemi e realtà che necessitano di un intervento innovativo.

Il potere economico esiste in quanto l’economia continua a girare e porta guadagni. Un po’ muro di gomma, un po’ finta innovazione, un po’ finti interessi verso i cittadini… certo è che in alcune nazioni, come la nostra, le cose si muovono lentamente, molto lentamente, tanto da sembrare ferme. Questa resilienza e questa sorta di adattamento all’incontrario, che il potere usa contro il bene comune funziona benissimo.

Gli stupidi siamo noi. E sì, perché come chiamarci se mettiamo mille mi piace sotto post insulsi, ipocriti e falsi, ci commuoviamo davanti ad una foto di animali o di bambini denutriti e poi al supermercato compriamo alimenti infarciti di sostanze chimiche o di elementi che provengono da quelle zone degli stessi bambini delle foto o prodotti da quelle multinazionali i cui dirigenti sono a fare caccia grossa in Africa?

Visto? la loro resilienza all’incontrario funziona benissimo… Se le cose non vanno nel verso giusto la responsabilità è nostra. Provate a non comprare più certi prodotti, provate a leggere bene le etichette e fate la scelta giusta, vedrete come aumenteranno mille nuovi tentativi di resilienza al contrario…

Certamente qualcuno sta arricciando il naso di fronte a questa estensione del concetto di resilienza. Ma non me ne importa. Se le cose vanno male è anche perché troppi sono i tentativi di evitare gli arricciamenti di naso, troppi sono i puristi dei concetti, troppi sono i depositari della verità…

Se la vita della natura e della biodiversità in una foresta seguisse il nostro modello culturale, sarebbe estinta da un pezzo.

È la variabilità, l’apporto di ognuno, la consapevolezza di raggiungere lo stesso obiettivo che creano la vita. La separazione, i distinguo, le regole che salvaguardano categorie e classi, creano la morte. Sono queste le regole che confondono le coscienze, che non permettono l’adattamento.

Resilienza e adattamento, necessarie a contrastare i mali dei guasti del progresso della nostra civiltà, non sono soluzioni ingegneristiche o di buona politica, sono prima di tutto un atto d’amore verso noi stessi e il pianeta. Se non si parte da qui abbiamo fatto, ancora una volta, un buco nell’acqua e la daremo vinta al muro di gomma.

Ma in fondo, e proprio al fondo del problema, nascosto nelle pieghe ataviche della psiche, c’è la resistenza che da sempre l’uomo oppone alla natura. Una ribellione allo strapotere dell’ambiente naturale al quale l’uomo, da sempre, non si è mai assoggettato comportandosi di fatto come un elemento estraneo, capace di fare solo danni.

Forse, la svolta di accettare questo pianeta e le sue regole, passa dall’adattamento, una rivoluzione planetaria alla quale l’uomo e il suo orgoglio vogliono opporre un’ultima resistenza.

Ignazio Lippolis