Bussetti visita l’Artico, la regione che si scalda di più

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Missione Bussetti Artico
A sinistra il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti. A destra il presidente del Cnr, Massimo Inguscio

L’accelerazione dello scioglimento del permafrost in Artico libera gas serra e intensifica il riscaldamento globale: alla fine del 2100, il rilascio dei gas serra da parte del permafrost potrà raggiungere il 25% del corrispondente rilascio legato all’uso dei combustibili fossili

Visita in Artico del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che in questi giorni si è recato presso la stazione di ricerca «Dirigibile Italia», situata a Ny-Ålesund (Isole Svalbard), nel Circolo Polare Artico. La stazione è gestita dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Bussetti, insieme al presidente del Cnr, Massimo Inguscio, ha incontrato i ricercatori e visitato anche le altre infrastrutture scientifiche italiane gestite dal Consiglio nazionale delle ricerche (Climate Change Tower Cct, Stazione di Gruvebadet). È la prima volta che un ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca italiano si reca presso la base artica.

«Abbiamo voluto dare un segnale forte con la nostra presenza — spiega il ministro Bussetti — e sottolineare l’importanza della ricerca in queste aree. Abbiamo confermato il nostro impegno con la scorsa legge di bilancio, costituendo il Programma di ricerche in Artico per il 2018-2020, che prevede lo stanziamento di un milione di euro l’anno. Il nostro obiettivo è potenziare quanto più possibile la ricerca in Antartide e nell’Artico. È necessario dare continuità a questi programmi e aumentare le risorse. Come anche mantenere e sostenere le infrastrutture di ricerca, favorire sempre di più la collaborazione con gli altri Paesi, garantire un’adeguata formazione per stimolare la crescita professionale di una nuova generazione di ricercatori».

Per Bussetti è inoltre «fondamentale promuovere un maggiore coordinamento dei programmi di ricerca artica e antartica e procedere a una fusione dei due in un’unica entità nazionale per la ricerca polare»: un programma di sinergie che punta al «rafforzamento della cooperazione scientifica internazionale» e nell’ambito del quale è stato appena lanciato il nuovo Istituto di Scienze Polari del Cnr.

«L’Italia è presente in Artico da oltre vent’anni: un impegno, cui si aggiunge quello per l’Antartide, che il nostro Governo ha rafforzato ottimizzando le risorse destinate alle attività di ricerca polare — sottolinea il ministro Bussetti —. Al finanziamento strategico assegnato dal Miur al Piano di Ricerca in Artico (Pra), si aggiunge quello per il mantenimento della stazione “Dirigibile Italia” del Cnr e delle sue piattaforme osservative nelle Svalbard. Con il Pra è stato inoltre costituito il Comitato scientifico per l’Artico (Csa), al fine di implementare la strategia italiana in quest’area. A queste importanti risorse economiche si aggiunge il finanziamento di 23 milioni di euro assegnato al Programma nazionale di ricerca in Antartide».

«Il riscaldamento in Artico è maggiore di quello globale e nei fiordi più veloce che nel resto dell’Artico, per questo il lavoro di ricerca scientifica artica e polare italiana e del Cnr, che svolgiamo con la nostra base artica “Dirigibile Italia” di ricerca a Ny-Ålesund, dal 1997, è strategico ed essenziale al fine di comprendere e cercare di mitigare il riscaldamento globale e più in generale per la protezione della terra e il futuro dell’umanità — afferma il presidente del Cnr, Massimo Inguscio —. In sintesi, l’Artico si scalda più rapidamente di ogni altra regione del pianeta, con conseguenze negative anche alle medie latitudini, incluso gli effetti sul Mediterraneo. Entrambe le regioni polari sono cruciali per la stabilità climatica e ambientali del pianeta. Siamo molto lieti che il Cnr abbia costituito due nuovi istituti di Scienze polare e quello di Bioeconomia che ci permettono di essere partner strategici con i colleghi scientifici norvegesi che operano con strategia e autorevolezza in questo campo a livello mondiale e, al tempo stesso, di attrarre i migliori ricercatori italiani e stranieri da tutto il mondo come alcuni dei nostri bravissimi ricercatori che stanno studiando in questa area geografica e abbiamo incontrato durante questa missione».

L’aumento delle temperature medie dell’aria nel Kongsfjorden (che dal 2010 non gela più in inverno) è di 1,5°C/decade. Si assiste anche all’aumento del flusso di radiazione infrarosso e a una riduzione della copertura di ghiacci di circa il 3% per decade, che provoca un aumento di temperatura delle acque oceaniche. La «atlantificazione» del fiordo, con un incremento della salinità di 0,7 unità per decade e della temperatura dell’acqua intermedia (4,3 oC/decade) e di fondo (1,6 oC/decade), ha ripercussioni su copertura di ghiaccio, alghe, catena trofica e sull’intero ecosistema. L’accelerazione dello scioglimento del permafrost in Artico, inoltre, libera gas serra e intensifica il riscaldamento globale: alla fine del 2100, il rilascio dei gas serra da parte del permafrost potrà raggiungere il 25% del corrispondente rilascio legato all’uso dei combustibili fossili.

A conclusione delle commemorazioni del novantennale dell’impresa comandata dal Generale Umberto Nobile a bordo del «Dirigibile Italia», che sorvolò il Polo Nord e purtroppo si concluse tragicamente, Bussetti e Inguscio hanno anche apposto, durante la visita in Artico, una targa commemorativa presso il pilone di attracco dal quale il dirigibile partì per le sue missioni, in memoria degli esploratori e ricercatori che hanno speso le loro vite per il progresso culturale, scientifico e tecnologico.

In occasione della sua visita in Norvegia, il Ministro ha incontrato presso l’Istituto italiano di cultura di Oslo rappresentanti della comunità scientifica italiana.

(Fonte Miur)