La sfida della scienza tra cosmo e biosfera

1062
lago montagna

Le malattie respiratorie necessitano di nuove ricerche bloccate negli anni Sessanta dall’avvento degli antibiotici che oggi mostrano i loro limiti e la necessità di un approccio sistematico alla patologia infettiva che tenga conto dei fattori del clima patogeni e terapeutici che vanno rivisti alla luce dei profondi cambiamenti climatici e antropici in corso

La domanda si pone e una risposta fredda, scientifica sarebbe utile oltre le campagne di Greta (lodevoli ma almeno in apparenza adolescienziali nel bene e nel male) e le controcampagne di parte del mondo scientifico europeo che ha scritto all’Onu una lettera per chiedere un confronto tra le parti in causa.

Forse sarebbe utile, rilanciare la ricerca fondamentale e applicata sul clima terrestre e il suo posizionamento nel clima cosmico da cui ad occhio e croce dipendiamo, come vediamo ogni giorno e notte che dipendono, più che dalle nostre bizze umane (che non mancano come ricorda l’antidiplomatico).

Così anche per i disastri climatici in corso (che colpiscono l’Europa da pochi anni mentre sono abituali in altre località asiatiche e americane), sarebbe bene indagare meglio quanto dipendono dalle nostre inquiete imprese umane, e quanto dall’attività solare e dal Clima dell’Oceano Cosmico in cui, piccolissimi come un pesciolino, siamo immersi. A tal proposito mentre ci arricchiamo di Pil da tutte le parti (chi più chi meno) vedo soffrire di povertà di mezzi l’Osservatorio astrosfisico della Crimea che nell’ambito della XIII Conferenza Cosmos and Biosphere, abbiamo visitato ieri.

Boris Valdimirky uno dei ricercatori dell’Osservatorio si chiedeva in proposito, se uno Space wheather prediction service può essere utile e se è possibile farlo. Credo che sia bene cominciare a lavorarci come si cominciano a fare previsioni biometeorologiche su iniziativa della Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze. Valdimirky ha osservato come «the explosions in frequency of occurrence of the infarcts in different places depend on global magnetic storms».

Anche l’emergenza di patologie da inquinamento urbano ci impone qualche riflessione. Vadym Berevzosky riporta dati impressionanti sulla incidenza di malattie nei bambini di Kiev in confronto con quelli delle montagne del Kirgikistan 7 malati in Kirgikistan contro oltre 700 bimbi malati a Kiev, che ripropongono il rilancio delle cure climatiche in aree montane non inquinate e ancora caratterizzate da proprietà climatoterapeutiche anche per la cura di malattie gravi come tubercolosi, Bpco e Asma severo come nella Montagna incantata di Tomas Mann e a Briançon dove gli asmatici anche con l’ossigeno riprendono una vita normale e i bambini asmatici e allergici delle grandi città francesi fanno le scuole elementari e il liceo seguiti da uno staff medico scientifico guidato da Denis Charpin, mentre nei Carpazi ucraini Berevzosky ha osservato la guarigione di pazienti con tubercolosi resistenti agli antibiotici specifici.

Temi che necessitano di nuove ricerche bloccate negli anni Sessanta dall’avvento degli antibiotici che oggi mostrano i loro limiti e la necessità di un approccio sistematico alla patologia infettiva che tenga conto dei fattori del clima patogeni e terapeutici che vanno rivisti alla luce dei profondi cambiamenti climatici e antropici in corso.

Qualche tentativo di rilancio della ricerca climatoterapeutica c’è coordinato da Massimo Scalia del Cirps, oltre l’allarme climatico su cui si discute, per trovare nuovi equilibri tra aree montane abbandonate e aree urbane superaffollate e inquinate.

Un contributo al rilancio scientifico e sociale del settore viene dal recente accordo tra il Comune di Poli (cittadina sui monti Prenestini a 30 minuti da Roma)e il Dipartimento di Medicina integrata e Biofisica dell’Universita Federiciana che mira alla ricerca delle attuali proprietà climatoterapiche dell’aria polese che fu capace di bloccare la Peste nel Seicento e la tubercolosi in pazienti inglesi che si curarono sulle montagne polesi.

Da Sinferopoli riparte il cammino per un progetto di ricerca sugli effetti del clima locale e cosmico sulla salute, in collaborazione con il vicerettore della Università Elena Chuyan, il prof. Vladymirsky dell’Osservatorio Astrofisico della Crimea, Sergey Samsonov dell’Istituto di ricerche cosmofisiche e aeronomia della Ras di Yakutsk, di Alexander Trofimov direttore dell’Isrica di Novasibirsky. Dagli Usa il gruppo dell’Istituto di Cronobiologia «Franz Halberg» guidato da Germaine Cornilessen con i colleghi del progetto Biocos, dall’Università del Perù il prof. Eric Chavez.

Dall’Africa il gruppo di Douagui Habib direttore della Scuola di Immunoallergologia di Algeri, e il prof. Nicho Assande di Abijan, da Kiev il prof. Berevzosky dell’Istituto di Fisiologia dell’Accademia delle Scienze dell’Ucraina, dalla Croazia Renata Zugic direttore del centro di Talassoterapia croato, dai Balcani albanesi Vat Marashi coordinatore per l’area della Università federiciana, dalla Germania Florian Konig direttore di un centro di ricerca sulle meteoropatie e la loro cura, con tutti gli associati della Sezione Biometeo del Cirps e quanti si vorranno associare al progetto che avrà due passaggi tra Bruxelles e New York nel 2020 per degli incontri coordinati dallo stratega di Bruxelles Deklan Kirrane.

Si apre una sfida per cui non siamo attrezzati ma per cui dobbiamo organizzarci per contribuire a superare l’impasse in cui il nostro mondo ricco e inquinato si trova.

Dalla Crimea ancora una volta riparte la sfida della scienza tra cosmo e biosfera.

 

Vincenzo Valenzi