Se la ricerca danneggia la natura…

1976
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Il Parco naturale regionale della Camargue

Contro una difficoltà nota specialmente negli ambienti protetti, in Francia ricercatori dell’Istituto di Ricerca per la Conservazione delle Zone Umide del Mediterraneo «Tour du Valat» di Arles, hanno trovato una soluzione, hanno messo a punto un protocollo di azione per minimizzare gli impatti della ricerca scientifica sulle popolazioni di uccelli e, soprattutto, sulle loro stagioni riproduttive

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(A) Far levare in volo gli adulti quando si entra nella colonia. Aironi guardabuoi, Garzette, Sgarze ciuffetto e Mignattai sono identificabili. Credito fotografico: Tour du Valat.

Il disturbo agli ecosistemi protetti ed alle specie animali ad essi collegati sono causa del rispettivo declino. Attività sportive, attività escursionistiche, transito di mezzi motorizzati determinano situazioni di perdita secca di naturalità, compromettendo in molti casi la capacità riproduttiva di molte specie.

Tra le cause di disturbo bisogna anche annoverare la ricerca scientifica che, per una serie di conseguenze inintenzionali, contribuisce alla perturbazione delle condizioni di stabilità di habitat e popolazioni.

Il rapporto tra ricercatori ed Autorità di gestione di aree protette è sempre piuttosto complesso. I primi pensano di poter svolgere la propria meritoria attività senza alcun tipo di confronto e di autorizzazione da parte della seconda, prelevando materiale, campioni, individui di specie protette. Ma, più di tutto, rifiutandosi di fornire i dati raccolti, contravvenendo alle norme. La gelosia dei dati a volte rasenta il ridicolo. Ma è ancora del nostro tempo, per molti ricercatori, la segretezza dei dati e della loro analisi, utile solo per la propria carriera e per le proprie pubblicazioni, quando non per i propri affari, senza alcun beneficio per i cittadini contribuenti.

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(B) Esempio di cattura di un pulcino di Mignattaio nel suo nido. Credito fotografico: Jean-Emmanuel Roché.

Jocelyn Champagnon, Hugo Carré e Lisa Gili, ricercatori dell’Istituto di Ricerca per la Conservazione delle Zone Umide del Mediterraneo «Tour du Valat» di Arles, Francia, hanno messo a punto un protocollo di azione per minimizzare gli impatti della ricerca scientifica sulle popolazioni di uccelli e, soprattutto, sulle loro stagioni riproduttive. E ritengono che questo protocollo possa essere applicato alla ricerca su qualsiasi specie di uccello selvatico.

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(C) Pulcini di Mignattaio di circa tre settimane, in cima agli alberi. A due individui sono stati applicati cinturini identificativi in PVC e metallo. Credito fotografico: Jean-Pierre Trouillas.

Il lavoro di ricerca è stato pubblicato qualche giorno fa su «PeerJ – Life and Environment» con il titolo «Effects of research disturbance on nest survival in a mixed colony of waterbirds». I ricercatori spiegano come nel corso del lavoro di monitoraggio delle specie di colonie di uccelli, i pulcini sono spesso contrassegnati con bande codificate per valutare i parametri demografici della popolazione. Prelevare e contrassegnare i pulcini nelle colonie di più specie è una sfida perché comporta disturbi alle stesse specie che si trovano in diverse fasi di progresso nella loro riproduzione.

Per mettere a punto il loro protocollo hanno approfittato di un programma di marcatura a lungo termine che ha interessato una colonia di Mignattaio (Plegadis falcinellus) mista ad una grande colonia di varie specie di aironi nel Parco Naturale Regionale della Camargue, sempre in Francia, per valutare l’effetto del disturbo dell’operazione di marcatura sul successo riproduttivo delle tre specie più numerose nella medesima colonia. In due stagioni riproduttive (2015 e 2016), 336 nidi di Mignattaio, di Garzetta (Egretta garzetta) e di Airone guardabuoi (Bubulcus ibis) sono stati monitorati da un capanno galleggiante in due zone della colonia: una zona disturbata due volte l’anno dall’attività di marcatura ed un’altra zona non disturbata. È stato applicato un metodo di analisi statistica di regressione logistica per stimare il tasso di sopravvivenza giornaliero (Dsr) di nidi e pulcini fino a tre settimane di età.

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(D) Il capanno galleggiante utilizzato per monitorare il successo riproduttivo. Credito fotografico: Clément Pappalardo.

Ne è emerso che il tasso di sopravvivenza giornaliero del Mignattaio si è ridotto nella zona disturbata mentre è aumentato per le garzette e per gli aironi guardabuoi. Tuttavia, il tasso di sopravvivenza giornaliero non si è ridotto nella settimana successiva alla marcatura, dimostrando che non vi è un effetto diretto della manipolazione sul successo riproduttivo del Mignattaio. Secondo i ricercatori, il protocollo e l’analisi statistica sono «robusti e possono essere applicati a qualsiasi specie di uccello» per testare l’effetto di un disturbo della ricerca o di altri eventi temporali brevi e ripetuti che possono influenzare il successo riproduttivo in una o più stagioni riproduttive.

 

Fabio Modesti