Xenogriss, un progetto di 10 studenti è nello spazio

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Si tratta di un test sulla crescita dei tessuti in assenza di gravità per Parmitano. Le informazioni che si otterranno dall’esperimento potrebbero risultare interessanti sia per future missioni interplanetarie, sia per problemi sanitari e socio economici molto più terrestri legati ad alterazioni del processo di cicatrizzazione che frequentemente sono collegate a serie patologie, come ad esempio il diabete

Con un lancio perfetto, un nuovo razzo vettore Falcon 9, della compagnia spaziale privata Space X, si è sollevato dalla rampa 39A di Cape Canaveral, per «spedire» verso la Stazione spaziale internazionale un veicolo cargo «Dragon», con a bordo tonnellate di attrezzature, esperimenti e viveri per i sei astronauti della Iss, al comando dell’italiano dell’Esa, Luca Parmitano. Il lancio odierno, ha consentito alla «Dragon» di spedire alla Iss molti carichi scientifici. Tra questi, uno di quelli su cui lavorerà direttamente Parmitano, che fa parte dei sette realizzati da centri di ricerca italiani. Chiamato «Xenogriss», è un esempio emblematico di come un team di studenti, coordinato da docenti interessati a progetti formativi innovativi e di ricerca, possa realizzare un esperimento scientifico di grande rilevanza.

Stefano Cartocci è il coordinatore tra i docenti di «Xenogriss», realizzato con Kayser Italia di Livorno, responsabile dell’hardware, dopo un anno di lavoro, con il coordinamento del PI Angela Maria Rizzo, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università Statale di Milano, e del Co-PI Monica Monici, di ASAcampus-Dsbsc dell’Università di Firenze.

«Xenogriss verrà portato sulla Stazione Spaziale — spiega Cartocci — e vi resterà per un mese. Dopo, verrà riportato sulla terra per l’analisi dei dati da parte dei ricercatori. Ci aspettiamo risultati importanti per gli obiettivi scientifici: a bordo vi saranno dei girini. Si vuole comprendere meglio l’effetto della gravità sui processi di crescita e rigenerazione dei tessuti e valutare la dieta più adatta per il mantenimento degli animali a bordo della Iss. Le informazioni che si otterranno dall’esperimento potrebbero risultare interessanti sia per future missioni interplanetarie, sia per problemi sanitari e socio economici molto più terrestri legati ad alterazioni del processo di cicatrizzazione che frequentemente sono collegate a serie patologie, come ad esempio il diabete».

«Ma dal punto di vista formativo — aggiunge Cartocci — l’esperimento ha già centrato diversi obiettivi, primo fra tutti quello di aver espresso al massimo le potenzialità di una didattica innovativa che si può esprimere appieno soltanto realizzando progetti originali, ed è la didattica di tipo laboratoriale, interdisciplinare, in cui lo studente è attivo, responsabile, e acquisisce le conoscenze nel contesto del loro utilizzo.

Xenogriss è un progetto di ricerca che coinvolge dieci studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Statale A. Meucci di Firenze, tra i sedici e i diciotto anni. L’attività con i partner universitari e con Kayser –Italia è configurata anche come «Alternanza Scuola Lavoro»: «C’è grande soddisfazione per essere stati selezionati da Asi per questa importante missione spaziale — dice Cartocci, che ha lavorato al progetto assieme ai colleghi docenti Alessandro Fortuna e Cristina Meringolo —. Siamo impegnati da più di un anno, e come recita il motto dell’esperimento, “siamo piccoli, ma pronti a grandi sfide”, i ragazzi sono molto interessati alle grandi esperienze di scienza. Farlo poi con un astronauta nello spazio, riempie noi e loro di entusiasmo. Il Team scolastico, oltre a partecipare a tutte le fasi di preparazione dell’esperimento scientifico, ha realizzato il sistema di controllo delle funzionalità richieste dai ricercatori universitari, relative alla ripresa e memorizzazione delle immagini della crescita dei girini di Xenopus laevis contenuti nella cella-acquario dell’esperimento, e anche a quelle che garantiscono loro la vita durante la permanenza nello spazio. Come in tutti gli esperimenti abbiamo dovuto risolvere molti problemi che via via si presentavano, dalla fase di realizzazione dei prototipi fino a quella finale di industrializzazione del sistema, ma l’importanza del risultato ha dato la spinta necessaria. Credo sia mio dovere nominare gli studenti uno a uno, per l’impegno, l’entusiasmo e la serietà che hanno dimostrato: Alessio Giovannoni, Alessandro Farri, Alessio Zingoni, Iacopo Tomberli, Lorenzo Raugi, Leonardo Montemurro, Yuri Mini, Andrea Oleandro, Gabriele Giannini e Leonardo Giaquinta.

«Abbiamo condiviso un sogno insieme ai nostri studenti, e la riuscita del progetto dipende dalla capacità di lavorare in team, con i ragazzi, noi docenti, i ricercatori universitari, Kayser italia, i responsabili Asi del progetto e naturalmente con il nostro astronauta».

Antonio Lo Campo