Nel 2018 meno emissioni in Ue, ecco perché

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Necessari ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo del 2030 secondo analisi dell’Agenzia europea per l’ambiente. Le emissioni totali da impianti fissi sono diminuite del 4,1% dal 2017 al 2018 e questa riduzione è stata determinata in particolare dal ridotto utilizzo di carbone nelle centrali elettriche. Al contrario, le emissioni delle compagnie aeree hanno continuato ad aumentare, del 4,0% nel 2018, a causa della crescente domanda di viaggi aerei

L’Agenzia europea per l’ambiente ha analizzato i progressi dell’Ue verso gli obiettivi del 2020 e del 2030 per il clima e l’energia sulla base di

  • statistiche ufficiali sull’energia e le emissioni di gas a effetto serra fino al 2017;
  • dati preliminari per il 2018, compreso l’inventario approssimativo dei gas a effetto serra dell’Ue;
  • proiezioni nazionali delle emissioni di gas a effetto serra riportate nel 2019.

L’Ue risulta saldamente sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2020 di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20%, rispetto ai livelli del 1990. I dati preliminari degli Stati membri indicano che le emissioni totali dell’Ue sono infatti diminuite del 2% nel 2018, portando le riduzioni totali al 23,2% al di sotto dei livelli del 1990.

Tuttavia, le proiezioni degli Stati membri non sono ancora in linea con l’obiettivo per il 2030 di almeno una riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo l’analisi dell’Agenzia europea, le attuali politiche degli Stati membri possono offrire solo una riduzione del 30% entro il 2030, mentre l’attuazione di tutte le politiche previste segnalate potrebbe portare ad una riduzione totale del 36%.

Solo la Grecia, il Portogallo e la Svezia prevedono di raggiungere in tempo i loro obiettivi per il 2030 con le politiche e misure attualmente in atto. Altri sette Stati membri (Belgio, Croazia, Francia, Ungheria, Italia, Slovacchia e Spagna) progettano di raggiungere i propri obiettivi con politiche aggiuntive.

Un’analisi specifica sempre dell’Agenzia europea fornisce una panoramica delle tendenze delle emissioni nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissioni dell’Ue (Ets) fino al 2030: le emissioni totali da impianti fissi sono diminuite del 4,1% dal 2017 al 2018 e questa riduzione è stata determinata in particolare dal ridotto utilizzo di carbone nelle centrali elettriche. Al contrario, le emissioni delle compagnie aeree hanno continuato ad aumentare, del 4,0% nel 2018, a causa della crescente domanda di viaggi aerei.

Collettivamente, le proiezioni degli Stati membri con le politiche nazionali esistenti indicano una riduzione del 36% delle emissioni Ets entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. Ciò non è ancora in linea con il contributo mirato di una riduzione del 43%, osserva il briefing dell’Agenzia.

Di fronte ad un calo delle emissioni di gas serra, tuttavia, l’aumento del consumo di energia continua ad ostacolare i progressi sulla quota di energia generata da fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica.

L’obiettivo di aumentare la percentuale di energie rinnovabili nel consumo finale di energia al 20% entro il 2020 è «a portata di mano», secondo il rapporto, che stima una percentuale di energie rinnovabili del 18,0% nel 2018. Nel settore dei trasporti, tuttavia, solo il 7,6% di energia proveniva da fonti rinnovabili nel 2017 e un 8,1% stimato nel 2018, lasciando il settore a rischio di non raggiungere l’obiettivo del 10% fissato per il 2020.

La quota di energia rinnovabile non sta quindi ancora aumentando abbastanza velocemente da raggiungere l’obiettivo dell’Ue del 32% entro il 2030. Secondo l’analisi, la quota di energie rinnovabili è cresciuta ad un tasso medio di 0,7 punti percentuali ogni anno ma, nel prossimo decennio, l’aumento deve essere in media di almeno 1,1 punti percentuali all’anno.

L’Agenzia europea stima che il consumo finale di energia (energia consumata dagli utenti finali) nell’Ue nel 2018 sia cresciuto per il quarto anno consecutivo dello 0,1%. La preoccupante tendenza generale è prevalente negli edifici, dove il consumo finale di energia è aumentato dell’8,3% dal 2014 al 2017, e nei trasporti in cui l’incremento è stato del 5,8% nello stesso periodo. Nel frattempo, le stime indicano che il consumo di energia primaria (domanda totale di energia) è diminuito dello 0,9% nel 2018.

Con queste tendenze, il raggiungimento dell’obiettivo di efficienza energetica per il 2020 appare sempre più difficile; inoltre, per raggiungere l’obiettivo del 2030 di riduzioni del 32,5%, il consumo di energia dell’Ue deve diminuire più del doppio rispetto al 2005-2017. Nonostante le tendenze generali e il rischio di perdere l’obiettivo di efficienza energetica per il 2020 a livello dell’Ue, un numero di Stati membri ha dimostrato notevoli progressi in questo settore.

Come negli anni precedenti, quindi, il settore dei trasporti è quello che continua a destare particolare preoccupazione sia per l’aumento delle emissioni di gas a effetto serra che per il basso assorbimento delle fonti di energia rinnovabile; in questo settore a preoccupare è anche l’insufficiente riduzione delle emissioni del ciclo di vita dei carburanti.

Una specifica relazione sull’intensità dei gas a effetto serra dei carburanti per il trasporto mostra infatti che i fornitori di carburante per il trasporto su strada non stanno riducendo l’intensità di gas a effetto serra dei carburanti abbastanza velocemente da raggiungere l’obiettivo di riduzione del 6% entro il 2020, rispetto al 2010. Sulla base dei dati di 22 Stati membri, l’intensità media di gas a effetto serra dei combustibili consumati in questi paesi era inferiore solo del 3,4% rispetto al 2010 nel 2017.

Secondo il rapporto dell’Agenzia europea, il diesel continua a dominare le vendite di carburanti nell’Ue con il 72,3% delle vendite nel 2017. La quota di diesel rispetto alla benzina è aumentata nel corso degli anni, dal 55,6% delle vendite totali nel 2001 al 72,3% nel 2017. Tutto il diesel venduto nell’Ue conteneva biodiesel, mentre l’87,6% della benzina conteneva bioetanolo.

 

(Fonte Arpat)