Geodiversità, la Puglia fa 440

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Sant’Andrea Melendugno LE foto di Claudio Urso
Sant’Andrea, Melendugno (LE), foto di Claudio Urso

Dei geositi della Puglia si parlerà nella Conferenza stampa «Geodiversità e paesaggi geologici della Puglia» sabato al Cineporto a Bari

Sono 440 i siti, tra emergenze geologiche e geositi, individuati ed anagrafati in regione Puglia. Un lavoro meticoloso quello di conoscere, proteggere e valorizzare il patrimonio geologico della regione avviato con il «Progetto Geositi», progetto che finanziato dall’Asse IV del Piano Operativo (PO) del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) 2007-2013 ha rappresentato l’avvio in Puglia, in maniera sistematica e su basi scientifiche, del censimento del patrimonio geologico.

Dei geositi della Puglia si parlerà nella Conferenza stampa «Geodiversità e paesaggi geologici della Puglia» in programma sabato 8 febbraio 2020 presso il Cineporto a Bari, conferenza voluta dalla Società italiana di geologia ambientale (Sigea), dalla Regione Puglia, da Puglia promozione–Agenzia regionale del turismo.

Puglia prima Regione

È da evidenziare che la Regione Puglia è una delle poche regioni italiane che si è dotata di una specifica legge, la Legge Regionale 33/2009, per tutelare e valorizzare il patrimonio geologico e speleologico. Un’attività di ricerca complessa e importante quella avviata con il Progetto Geositi avente come scopo quello di consegnare ai pugliesi e ai molti turisti e visitatori che soggiornano in Puglia, la consapevolezza dell’oggettiva rilevanza della geodiversità del territorio. Una geodiversità che riveste un ruolo basilare non solo nel conservare la memoria dell’evoluzione e trasformazione del territorio ma anche come parte integrante dei paesaggi e delle forme che identificano la regione.

Il Progetto Geositi partì con il riconoscimento delle «emergenze geologiche» di un Gruppo di Lavoro che attingendo dall’esperienza di ricerca e indagine sul territorio e dalla letteratura scientifica pubblicata, riconobbero «…dal punto di vista geologico s.l., caratteri distintivi rispetto alle aree circostanti…» per 440 siti, scelti in un campione molto più numeroso di «emergenze geologiche».

Dopo aver acquisito dati di letteratura e di campagna per ognuno di essi, fu possibile analizzare specifici caratteri per poter distinguere, in tale insieme di emergenze, quelle da definire geositi (siti con caratteri distintivi aventi già un riconoscimento di valenza scientifica, in genere comprovata dall’esistenza di pubblicazioni), geositi speciali (geositi con maggiore rilevanza per propri caratteri scientifici rispetto ad altri siti), geositi ipogei (geositi con fenomeni oggetto di interesse scientifico primario ubicati in ambiente ipogeo) e monumenti naturali (emergenze geologiche la cui attribuzione è indipendente dalla presenza dei requisiti di geosito e di qualsivoglia altra classificazione).

Il Salento orientale

Importanti considerazioni all’interno del volume riguardavano le relazioni tra il censimento del patrimonio geologico e il patrimonio speleologico in una regione, la Puglia, ampiamente caratterizzata dal carsismo, la presenza di 78 cavità carsiche (il 18% del totale), 16 (3,6%) cavità artificiali, di diverse epoche e tipologie afferenti a luoghi di culto, cristiani e presumibilmente ereditati da culti pre-cristiani, a canali sotterranei per acquedotti, antichi e moderni, precedenti la capillare realizzazione dell’Acquedotto Pugliese, e pertanto di notevole interesse storico.

Al fine di valorizzare il patrimonio geologico del territorio, oltre che garantirne la sua conservazione, si individuò un itinerario geo-turistico con un titolo che ne richiamava la sua duplice funzione: Turismo e Geologia nel Salento orientale. 53 km di strada percorribili in automobile e in bicicletta, oltre che, per brevi tratti, a piedi che comprendeva 13 geositi e attraversava aree del Parco Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase di particolare rilevanza paesaggistica, ambientale, storico-artistica e dalla spiccata vocazione turistica.

Lo scopo dell’itinerario, che si proponeva come modello per progettazioni future, era quello di attirare un pubblico interessato e responsabile in luoghi oggetto di fruizione turistica concentrata per lo più nei mesi estivi e con elevato impatto sul territorio. Un’opportunità, quindi, per gli operatori del settore, di prolungare la stagione turistica ad altri periodi dell’anno, con positive ripercussioni sull’economia locale.

Un itinerario che sviluppato anche in altre aree regionali può far conoscere, amare, rispettare e valorizzare il patrimonio geologico della regione Puglia trasformandolo nello stesso tempo in un elemento di promozione turistica a vantaggio delle popolazioni.

Ora il Catasto dei geositi

«Con la legge regionale n. 33/2009 la regione Puglia è stata tra le prime regioni italiane a legiferare in modo innovativo in tema di tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico — afferma Salvatore Valletta, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia — e con la successiva prima ricognizione dei geositi ed emergenze geologiche è stato riconosciuto l’interesse pubblico di circa 440 siti di importanza geologica nelle aree protette pugliesi. Queste conoscenze, da estendersi a tutto il territorio regionale, ora dovranno costituire il Catasto dei geositi della Puglia integrato nel sistema informativo regionale a supporto degli enti locali nell’aggiornamento dei piani urbanistici locali. I geologi pugliesi sono a disposizione per contribuire alla salvaguardia del patrimonio geologico regionale arricchendo il quadro delle conoscenze territoriali, punto di partenza per lo sviluppo delle politiche ambientali di tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico pugliese».

Perché oggi, come già in altri luoghi d’Europa e del mondo, anche in Puglia il patrimonio geologico gestito da azioni convergenti tra vari soggetti interessati a tutelarlo e a valorizzarlo, può diventare una nuova opportunità legata all’utilizzo responsabile del territorio rappresentando, per le comunità locali e per tutti, una risorsa non soltanto ambientale ma sociale ed economica, la cui conoscenza peculiare dei siti e dei processi che li hanno prodotti è essenziale nella gestione sostenibile del territorio.

Elsa Sciancalepore