Il «Cold ironing» in Italia

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porto civitavecchia a perrini
Uno scorcio del porto di Civitavecchia. Foto di A. Perrini

Intervista al deputato del Movimento 5 Stelle alla Camera Emanuele Scagliusi, capogruppo della Commissione Trasporti a Montecitorio. Il settore marittimo-portuale contribuisce alla diffusione di sostanze tossiche nell’atmosfera nella misura del 13% su scala globale. Secondo Ispra, la connessione con un sistema da terra e lo spegnimento dei motori ausiliari di bordo permetterebbe l’abbattimento in porto delle emissioni di zolfo e di CO2 pari ad almeno il 50% di CO2, il 99% di CO e oltre il 50% di N2O

Poter utilizzare l’elettricità del porto per mantenere la nave funzionante quando sosta in banchina; il Cold ironing, volendo utilizzare un’espressione anglosassone, e che traducendo alla lettera diviene naviglio freddo ossia una nave che stazionando in porto a motori spenti si fa alimentare da terra.

Anche di Cold ironing si è parlato nel decreto Milleproroghe che dopo l’approvazione con voto di fiducia da parte della Camera dei Deputati è quindi stato approvato anche dal Senato che ha rinnovato la fiducia al Governo. E si attende ora solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Per comprendere meglio la questione abbiamo rivolto alcune domande al deputato del Movimento 5 Stelle alla Camera Emanuele Scagliusi, capogruppo della Commissione Trasporti a Montecitorio.

Come prevedere in Italia l’elettrificazione delle banchine senza utilizzare il diesel?
Il cosiddetto Cold ironing è una tecnica utile a non utilizzare il diesel delle navi ma l’elettricità del porto per mantenere la nave funzionante durante la sosta in banchina. Ovviamente si tratta di una tecnica costosa ma che garantisce vantaggi dal punto di vista ambientale, consentendo di ridurre notevolmente le emissioni di CO2 nelle aree portuali. E non solo, perché circa il 20% dell’inquinamento delle città portuali è causato dalle emissioni prodotte dalle navi in sosta e i numeri diffusi dall’International maritime organization (Imo) ci dicono che il settore marittimo-portuale contribuisce alla diffusione di sostanze tossiche nell’atmosfera nella misura del 13% su scala globale. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e le ricerca ambientale (Ispra), la connessione con un sistema da terra e lo spegnimento dei motori ausiliari di bordo permetterebbe l’abbattimento in porto delle emissioni di zolfo e di CO2 pari ad almeno il 50% di CO2, il 99% di CO e oltre il 50% di N2O. Riteniamo dunque necessario perseguire questa strada, per tutelare la salute di tutti attraverso l’adozione di sistemi più moderni e sostenibili.

Una tecnica utile per l’ambiente ma molto costosa… come si può superare questa difficoltà importante nella gestione delle navi nei porti?
Riguardo al problema dei costi, è innegabile che il ricorso al Cold ironing, è ostacolato dal costo dell’energia elettrica che risulta maggiore rispetto al combustibile tradizionale anche con basso contenuto di zolfo, principalmente per gli oneri di sistema che, sommando le varie componenti pesano per quasi il 60% sul prezzo finale dell’energia elettrica e per le imposte. Sono infatti soprattutto i costi del carburante e dell’energia elettrica che incidono sulle navi. È per questo che nel decreto Milleproroghe, da poco approvato alla Camera, è stata inserita una norma che prevede, tra l’altro, una tariffa agevolata per la fornitura di alimentazione elettrica erogata da impianti di terra alle navi ormeggiate in porto. È fondamentale infatti incentivare l’utilizzo di energia pulita rispetto ai combustibili fossili, altrimenti più convenienti, ma estremamente più dannosi dal punto di vista ambientale. Questo provvedimento dovrebbe consentire di sfruttare i sistemi di erogazione elettrica presenti già su diverse banchine in vari porti italiani.

Perché oltre al problema dei costi, il Cold ironing genera problemi di compatibilità. Come superare il problema di voltaggio ed hertzaggio non uniformi per le differenti navi?
Sul versante infrastrutturale, è evidente che si debba far fronte al problema dell’uniformità di voltaggio ed hertzaggio, ma su questo è importante ricordare che già oggi molti scali portuali nel mondo e anche nel nostro Paese stanno utilizzando, con successo, questo sistema di elettrificazione delle banchine. Pensiamo al porto di Genova, dove il Cold ironing è già pienamente funzionante nell’area delle riparazioni navali e l’Autorità di sistema portuale sta lavorando per estenderlo a diverse aree dello scalo. Questo significa che anche i problemi tecnici possono essere superati, seguendo proprio gli esempi virtuosi che, fortunatamente, sono presenti anche in Italia. Fincantieri ed Enel stanno già lavorando per portare il Cold ironing in molto dei principali porti italiani e questo sarà fondamentale non solo per evitare le emissioni nocive. Vanno considerate infatti anche le ricadute dal punto di vista delle emissioni acustiche, che vengono così sensibilmente mitigate, con importanti benefici per la salute pubblica. Pur trattandosi dunque di investimenti indubbiamente onerosi e dovendo superare una serie di problematiche tecniche, è fondamentale a mio avviso perseguire l’obiettivo primario della salute delle persone.

Elsa Sciancalepore