Se non cambia nulla, non andrà tutto bene

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È necessario abbandonare la tendenza egemone dell’umanità moderna sulla natura, l’incarnazione dell’essere umano che si pone l’obiettivo di trasformare il mondo in base alle sue esigenza e scegliere una seria politica di previsione e prevenzione che porta a un cambiamento radicale del nostro stile di vita, di consumo di beni e servizi e di produzione, e va avviata la conversione ecologica globale che in molti chiedono

In questi ultimi mesi abbiamo iniziato a far crescere in noi alcune delle consapevolezze che si alternano in base agli eventi che ci riguardano più o meno da vicino, trascurando quelle che non si stanno verificando in concomitanza con questa emergenza sanitaria-economica-sociale-psicologica. Stiamo, purtroppo momentaneamente, trascurando quelle emergenze di cui l’opinione pubblica e la classe dirigente si interessa all’occorrenza: la gestione dei rifiuti, il dissesto geo-idrologico, la prevenzione del rischio sismico, gli incendi boschi, le forti mareggiate, le forti nevicate, l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, la siccità, la qualità delle acque di balneazione, le ondate di calore, la qualità dell’aria e l’elenco potrebbe essere molto più lungo.

Così abbiamo ripreso in considerazione l’importanza di uno degli elementi fondamentali per la vita: l’aria. Ora ci interessa l’aria, perché ci manca a causa dell’allontanamento sociale, perché quella in casa anche se apriamo le finestre non è mai sufficiente per riossigenare i rapporti familiari, perché si inizia a sentire l’aria di primavera, perché il principale veicolo di questa diffusione virale è proprio l’aria. Così stiamo capendo più concretamente e meno intuitivamente che la sua qualità, o meglio il suo inquinamento, influisce notevolmente su un organismo adulto indebolendolo e rendendolo vulnerabile alle malattie respiratorie.

Negli spazi lasciati liberi dalle curve di contagio e dal desiderio di comprendere i numeri, pensando di riconoscerli come se fossero forniti da un cartomante rassicurante che ci induce a rafforzare la speranza che andrà tutto bene e tutto ritornerà come prima, iniziamo a ripensare agli stili di vita che conduciamo e ci vengono imposti dal sistema sociale che frequentiamo.

Secondo gli annunci fra poco si riprenderà come prima e più di prima per recuperare il fermo forzato economico e sociale; non appena i famosi numeri, quelli delle statistiche, quelli che faranno pubblicare centinaia di articoli scientifici ai ricercatori in medicina, indicheranno che stiamo superando in maniera stabile la fase di crisi delle strutture ospedaliere, cioè il numero dei posti disponibili in ospedale rispetto ai potenziali contagiati sintomatici, i decisori faranno le loro scelte e tutto tenderà verso la normalità. Come annunciato ci sarà il potenziamento del sistema sanitario nazionale senza più preoccuparci se lo stile di produzione e di vita che avevamo prima della Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, che ha dichiarato per 6 mesi lo stato di emergenza sanitaria, era quello migliore o almeno sufficiente per la qualità della nostra vita, per il nostro benessere fisico e pisicologico.

Per renderci meno vulnerabili non ci sarebbe da inventarsi nulla di nuovo se non dare seguito a quello che i Capi di Stato hanno deciso di adottare in occasione del Summit sullo sviluppo sostenibile tenutosi a New York il 25-27 settembre 2015, che fissa gli impegni per la sostenibilità dello lo sviluppo da realizzare entro il 2030. L’Agenda 2030 riconosce lo stretto legame tra il benessere umano e la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni che tutti i Paesi sono chiamati ad affrontare. Nel farlo, tocca diversi ambiti, interconnessi e fondamentali per assicurare il benessere dell’umanità e del pianeta: dalla lotta alla fame all’eliminazione delle disuguaglianze, dalla tutela delle risorse naturali all’affermazione di modelli di produzione e consumo sostenibili. Sono tutti ambiti riconducibili all’emergenza sanitaria-economica-sociale-psicologica che stiamo vivendo e che potremmo rivivere nel futuro prossimo.

Ripartire dagli impegni dell’Agenda è la conseguenza naturale al contrasto alle pandemie principalmente per tre motivi: per il chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale; per il superamento definitivo dell’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale anziché una questione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo; per il coinvolgimento di tutti i Paesi allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo.

Se non abbandoniamo la tendenza egemone dell’umanità moderna sulla natura, se non abbandoniamo l’incarnazione dell’essere umano che si pone l’obiettivo di trasformare il mondo in base alle sue esigenza senza realmente capire che il mondo nella sua complessità è confrontabile alla semplicità dell’acqua che allo stato liquido si adatta al suo contenitore, se non ci preoccupiamo delle altre emergenze e siamo solo pronti a rinviarle e ad affrontarle caso per caso, mese per mese, Governo per Governo senza attuare una seria politica di previsione e prevenzione che porta a un cambiamento radicale del nostro stile di vita, di consumo di beni e servizi e di produzione, se non avviamo quella conversione ecologica globale che in molti chiedono, torneremo tutti a essere esposti alla prossima pandemia. Così se non cambia nulla rispetto a ieri, non andrà tutto bene.

 

Antonello Fiore