Economia circolare, l’Italia non corre più

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Rapporto economia circolare

L’Italia tra le cinque economie europee più avanzate nel settore dell’economia circolare tra punti di forza, da mantenere e di debolezza, da superare

Il «Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia», 2020, realizzato dal Cen-Circular Economy Network, è stato presentato lo scorso 18 marzo, in streaming, dal presidente Cen Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di Enea, Roberto Morabito.

La buona notizia è che il nostro Paese anche quest’anno ha raggiunto un buon risultato, infatti, in base all’indice di circolarità, risulta tra le cinque nazioni europee più avanzate nel settore dell’economia circolare. L’indice di circolarità rappresenta il valore attribuito in base al grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione.

La cattiva notizia è che l’Italia si mostra ferma, ovvero conferma, per lo più, le posizioni raggiunte negli anni, con pochi cambiamenti, al contrario, Francia e Polonia migliorano, facendo registrare, rispettivamente, più 7 e più 2 punti di tasso di circolarità nell’ultimo anno.

Questo significa che il Paese sta rallentando, con il rischio di essere superato dagli altri Paesi che la seguono a ruota e che hanno accelerato la loro crescita in questo settore.

Le lacune e le difficoltà interpretative a livello normativo, la mancanza di una Strategia nazionale sull’economia circolare e un piano attuativo potrebbero rappresentare ulteriori problemi per lo sviluppo e la crescita dell’Italia nell’ambito dell’economia circolare.

Valutando i risultati dell’Italia rispetto alle cinque categorie analizzate nel rapporto, produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione, emerge che alcuni indici crescono, altri si mantengono costanti ed infine altri ancora decrescono, mostrando con chiarezza quali siano i punti di forza e quelli di debolezza nella transizione verso un’economia di tipo circolare.

Vediamo nel dettaglio dove si posiziona l’Italia nei diversi ambiti presi in esame.

Produzione

Per quanto riguarda la produttività delle risorse, il nostro Paese, a confronto con tutti gli altri Paesi europei, si conferma fra le economie con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia. A parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorsa consumata si generano 3,5 € di Pil, contro una media europea di 2,24 e valori tra 2,08 e 4,5 in tutte le altre grandi economie europee.

Al contempo si registra un calo nella produttività energetica, pur mantenendo valori superiori alla media europea (8,26 euro prodotti per kg equivalente di petrolio) al contrario l’indice di produttività totale delle risorse (materiali, acqua, energia e intensità delle emissioni di CO2) si mantiene alto.

Sulla base dell’indice sui benefici socio-economici totali (export delle eco-imprese, occupazione in eco-imprese ed economia circolare, fatturato in eco-imprese ed economia circolare), l’Italia sale di due posizioni rispetto all’anno precedente piazzandosi 12 punti sopra il valore medio europeo.

Consumo

Il consumo interno di materia per l’Italia nel 2018 è stato pari a 500 milioni di tonnellate (Mt) con una lieve riduzione rispetto all’anno precedente. Nel confronto con le principali economie europee, il nostro Paese rappresenta la realtà che registra i consumi minori, con un valore di materia consumata pari a oltre metà di quello registrato per la Germania. Anche nel 2018 i primi cinque Paesi per consumo di energia coincidono con le cinque economie più avanzate del continente.

Nel consumo, in sostanza, l’Italia mostra dei limiti. Per quanto attiene alla sharing economy, nel nostro Paese è presente un’economia in sharing nel settore delle apparecchiature per uffici e si sta anche affermando il settore della sharing nel settore della mobilità.

Per quanto riguarda invece il settore della riparazione dei beni elettronici nonché altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobili ecc), il settore mostra un fatturato più basso rispetto ad altri Paesi europei.

Infine le licenze Ecolabel risultano in calo in tutta Europa, anche l’Italia segue questo trend.

Gestione dei rifiuti

Nel nostro Paese, nel 2018, sono stati prodotti 499 kg pro capite di rifiuti, come indicato anche da Eurostat 2018, valore un po’ più alta rispetto alla media europea, che si attesta a 488 kg/abitante.

Il riciclo dei rifiuti urbani risulta in crescita, infatti, la nostra nazione si posiziona seconda dietro alla Germania.

La percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è pari al 68%, percentuale superiore a quella media europea che risulta del 57%.

Lo smaltimento in discarica dei rifiuti sta progressivamente diminuendo ma ancora il 22% degli stessi vengono destinati alla discarica.

Mercato delle materie prime seconde

In questo ambito l’Italia si posiziona al secondo posto dietro la Francia. Il tasso di utilizzo circolare di materia, nel 2017, è stato pari al 17,7%, in calo rispetto ad altri anni e più basso rispetto a molti paesi Ue.

L’import di materie prime seconde risulta essere il doppio rispetto all’export, questo significa che il sistema produttivo è in grado di valorizzare il materiale riciclato ma non è in grado di soddisfare la domanda con materie prime seconde provenienti dai nostri territori.

Innovazione e investimenti

Valutando gli investimenti e l’occupazione, l’Italia si pone nella classifica di questo settore al terzo posto. Un dato negativo proviene dal numero di brevetti depositati, che risultano ancora pochi, anche all’indice di input di eco innovazione non risulta all’altezza di altri paesi Ue, questo significa un basso livello di investimenti mentre risulta migliore l’indice di output di eco innovazione, cioè i risultati ottenuti grazie agli investimenti.

Per quanto riguarda l’occupazione nel settore dell’economia circolare, l’Italia si pone al secondo posto, con un tasso di occupazione del 2,06% rispetto all’occupazione totale, dietro alla Polonia che registra il 2,2%.

Il valore aggiunto nei settori dell’economia circolare in Italia è stato nel 2017 di 18.632 M€, l’1,07% del Pil, leggermente in crescita rispetto al 2016 e in linea con il dato europeo.

Infine una novità del rapporto di quest’anno è il focus sulla bioeconomia, tassello fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali, a patto che sia rigenerativa, cioè basata su risorse biologiche rinnovabili e utilizzate difendendo la resilienza degli ecosistemi e non compromettendo il capitale naturale con prelievi e modalità di impiego che ne intacchino gli stock.

Particolare attenzione, secondo il rapporto, va dedicato alla tutela del suolo, elemento base della bioeconomia. È da qui, infatti, che arrivano oltre 2mila miliardi di tonnellate di carbonio organico. Il continuo degrado del terreno e della vegetazione, infatti, rappresenta a livello globale un’importante sorgente netta di emissioni di gas serra. Secondo i dati dell’Ipcc, in media nel decennio 2007-2016, le attività connesse ad agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo hanno determinato, ogni anno, l’emissione netta di circa 12 miliardi di tonnellate di CO2, circa un quarto dei gas serra globali. Se a queste si aggiungono quelle generate dall’industria alimentare e dal trasporto degli alimenti, le emissioni stimate per il settore alimentare salgono al 37% del totale.

 

(Fonte Arpat)