Il primo lupo e il ruolo di Dmanisi

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I dati di Dmanisi hanno già cambiato la comprensione della storia evolutiva di diverse specie, come nel caso del rinoceronte «Stephanorhinus», o del genere Homo con la prima scoperta dei primi ominidi fuori dall’Africa

Si arricchisce il quadro conoscitivo dell’intricata storia evoluzionistica del lupo (Canis lupus) e quindi anche delle attuali razze canine, avendo superato da tempo la fascinosa teoria di Konrad Lorenz prospettata ne «E l’uomo incontrò il cane».  La recente pubblicazione di una ricerca guidata da Saverio Bartolini Lucenti dell’Università di Firenze e condotta con ricercatori georgiani e spagnoli, apre nuovi orizzonti scientifici e tecnologici.

«Nel complesso scenario degli avvicendamenti faunistici dei mammiferi del Plio-Pleistocene — scrivono gli autori — recenti ricerche condotte sui canidi hanno rivelato un numero più elevato di specie di quanto si pensasse in precedenza. In questo quadro, la Georgia aveva un ruolo chiave nella dispersione biogeografica della fauna da/verso Asia, Africa ed Europa (in quest’ultima circa 3 milioni di anni fa, N.d.R.). Storicamente attribuito a Canis etruscus, il ricco materiale di canide recuperato da Dmanisi possiede alcuni peculiari cranici e caratteristiche dentognatiche, che non possono essere considerate solo come variabilità intraspecifica». Si sono rivelate somiglianze più prossime tra il «lupo di Dmanisi» ed il giovane europeo Canis mosbachensis, piuttosto che con altri canidi pleistocenici precoci come C. etruscus e Canis arnensis. «La scoperta di un Canis borjgali sp. nov. nel Dmanisi — proseguono i ricercatori — con caratteristiche vicine a quelle di C. mosbachensis, cambia radicalmente l’idea di evoluzione del Canis lupus così come viene accettata oggi, invalidando il paradigma di successione C. etruscus-C. mosbachensis-C. lupus. Inoltre, la posizione geografica di Dmanisi nell’area del Caucaso offre interessanti spunti di riflessione sui canidi asiatici e sulla loro ancora poco studiata dispersione in Europa ed in Africa».

A questo si accompagna l’utilizzazione di tecnologie a basso costo ed estremamente performanti. Scrivono infatti gli autori che «l’eccellente stato di conservazione del fossile di Dmanisi combinato con una un’innovativa visualizzazione 3D e con una nuova tecnica di trattamento digitale, offre l’opportunità di aumentare la portata della ricerca grazie alla facilità d’uso ed alla gratuità degli strumenti. Per la prima volta si è impiegata la realtà aumentata su alcuni esemplari di Canis borjgali sp. nov. attraverso una semplice app web. La straordinaria opportunità offerta da queste tecnologie deve ancora essere implementata nella ricerca scientifica e nella sua disseminazione, in particolare in paleontologia».

I ricercatori concludono «che l’ampia documentazione di Canis di Dmanisi è eccezionale sia per lo stato di conservazione sia per l’abbondanza. Numerosi modelli morfologici e morfometrici sfidano la precedente attribuzione a C. etruscus per favorire l’attribuzione del taxon ad una nuova specie, Canis borjgali sp. nov. I dati di Dmanisi hanno già cambiato la comprensione della storia evolutiva di diverse specie, come nel caso del rinoceronte “Stephanorhinus”, o del genere Homo con la prima scoperta dei primi ominidi fuori dall’Africa». La descrizione di Canis borjgali sp. nov. offre un nuovo quadro della storia evolutiva dei lupi moderni e dei canidi simili a lupi. «Invece di considerare la specie piuttosto primitiva di C. etruscus come l’antenato di C. lupus, la somiglianza tra C. borjgali e C. mosbachensis suggeriscono di riconoscere nella specie di Dmanisi l’antenato del moderno lupo e dei canidi ad esso legati. Inoltre, la presente ricerca — dicono gli autori — riporta la prima applicazione della Realtà Aumentata (AR) ad articolo scientifico in paleontologia. Sebbene utilizzata specialmente con scopi pedagogici ed educativi, gli articoli scientifici potrebbero trarre vantaggio dall’impiego di contenuti AR grazie alla sua alta interattività ed attrattività. Le visualizzazioni digitali potrebbero essere utilizzate per trasmettere e comunicare più facilmente le scoperte delle ricerche, in particolare nelle scienze biologiche e fisiche. In paleontologia, l’uso di AR di esemplari di fossili digitalizzati in articoli scientifici potrebbero consentire di aumentare l’accessibilità a fossili rilevantissimi senza comprometterne il diritto e la proprietà delle istituzioni (musei o di ricerca). Indubbiamente, qualsiasi oggetto 3D, derivante da qualsiasi fonte diversa (scansione laser, scansioni CT, ecc.), può essere utilizzato. L’implementazione di AR basata sul web è preziosa per altri ricercatori in quanto consente loro di operare le loro osservazioni su modelli 3D migliori e più precisi rispetto all’utilizzo di foto 2D o addirittura della stereofotografia. Tutto ciò può essere ottenuto semplicemente usando smartphone, e tablet».

 

Fabio Modesti