Attivisti in Alto Adige… continua il #ProcessoPesticidi

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mele Äpfel im Vinschgau 01 (Jörg Farys)
Äpfel im Vinschgau (Jörg Farys)

Nessun ritiro della querela

«L’assessore provinciale Schuler ha tentato di obbligarci a nascondere all’opinione pubblica i dati sul reale utilizzo dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Questo dimostra quanto l’assessore e la lobby della mela altoatesina temano che la verità sull’uso dei pesticidi nelle piantagioni di frutta dell’Alto Adige/Südtirol venga a galla. È chiaro che non acconsentiremo a tale richiesta. Ancora una volta possiamo riscontrare che, fin dall’inizio, questo processo non è stato altro che un tentativo di intimidazione nei confronti di chi critica l’uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Questa tattica non funziona. Non riusciranno a metterci una museruola»

Continua ad intricarsi la vicenda che in Italia, e precisamente in Alto Adige, vede in atto un vero e proprio attacco alla libertà di espressione. Ricordiamo, e noi di «Villaggio Globale» lo abbiamo fatto con precedenti scritti come «Per un’agricoltura sana stop bavaglio ai giornalisti», che l’Alto Adige/Südtirol ha querelato l’Umweltinstitut München, l’autore Alexander Schiebel e la casa editrice oekom verlag a causa di pubbliche critiche per l’utilizzo di pesticidi in frutticoltura. E ora arriva il voltafaccia dell’assessore provinciale all’agricoltura Arnold Schuler il quale, circa due settimane fa all’inizio del procedimento giudiziario contro Karl Bär, referente per le politiche agricole e commerciali dell’Umweltinstitut, aveva dichiarato di ritirare le accuse contro gli imputati.

Il #ProcessoPesticidi contro Karl Bär e Alexander Schiebel quindi continua.

Ma andiamo con ordine…

Circa due settimane fa, all’inizio del procedimento giudiziario contro Bär, Schuler [che, ricordiamo, essere l’attuale assessore provinciale all’agricoltura e che nel settembre 2017, anno in cui è stata sporta querela sia contro l’Umweltinstitut München (l’Istituto ambientale di Monaco di Baviera), sia contro Schiebel, autore del libro «Das Wunder von Mals» («Il miracolo di Malles») e il suo editore Jacob Radloff, amministratore delegato della oekom verlag, era vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano] aveva dichiarato alla stampa e per mezzo dei suoi difensori in tribunale l’intenzione di ritirare le accuse contro gli imputati; secondo quanto promesso, anche oltre 1.300 contadini che avevano presentato a loro volta querela avrebbero ritirato ogni accusa. «Parola d’onore di Tirolese», affermava Schuler. Tuttavia, nei successivi colloqui di carattere legale, gli avvocati di Schuler hanno stabilito le condizioni per il ritiro delle querele limitando ancora una volta il diritto alla libertà di espressione degli imputati. Per l’Umweltinstitut, Schiebel e la casa editrice oekom è fuori discussione la possibilità di tacere all’opinione pubblica informazioni sulla reale entità dei pesticidi impiegati in Alto Adige/Südtirol, così come smettere di sollevare voci critiche nei confronti del processo. Dopo aver constatato che gli imputati non avrebbero potuto trovare un «accordo» a queste condizioni, oggi Schuler ritira la parola data.

In una intervista Bär ha affermato: «L’assessore provinciale Schuler ha tentato di obbligarci a nascondere all’opinione pubblica i dati sul reale utilizzo dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Questo dimostra quanto l’assessore e la lobby della mela altoatesina temano che la verità sull’uso dei pesticidi nelle piantagioni di frutta dell’Alto Adige/Südtirol venga a galla. È chiaro che non acconsentiremo a tale richiesta. Ancora una volta possiamo riscontrare che, fin dall’inizio, questo processo non è stato altro che un tentativo di intimidazione nei confronti di chi critica l’uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol. Questa tattica non funziona. Non riusciranno a metterci una museruola».
E anche Schiebel ha dichiarato: «Arnold Schuler ha mentito pubblicamente riguardo al ritiro delle querele a nostro carico. Nel mio caso le dichiarazioni pubbliche dell’assessore si basano su calunnie sistematicamente reiterate. Non ho mai detto né tantomeno scritto che i coltivatori di mele in Alto Adige/Südtirol fossero degli «assassini» o l’analoga espressione colpevoli di «omicidio premeditato». Ora questo processo sarà il nostro strumento per evidenziare con maggiore efficacia i pericoli legati all’elevato uso dei pesticidi sul territorio provinciale. Lotteremo per il nostro diritto alla libertà di espressione e, se necessario, ci rivolgeremo alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo».
Perché con la campagna «Pesticidi Tirol» nel 2017 l’Umweltinstitut ha attirato l’attenzione sull’elevato impiego di pesticidi nella frutticoltura altoatesina e con la pubblicazione del libro «Das Wunder von Mals» di Schiebel, libro che racconta la storia del villaggio di Mals in Val Venosta i cui abitanti si sono dichiarati la prima comunità libera da pesticidi in Europa, di fatto gli imputati sono diventati una spina nel fianco per Schuler, il quale vuole impedire che si parli apertamente delle conseguenze degli inquinanti ambientali in Südtirol/Alto Adige, sottintendendo, evidentemente, gli elevati interessi della potente industria frutticola da proteggere ad ogni costo.

Perché dire la verità non può rappresentare un crimine.

Perché è evidente che in Südtirol/Alto Adige i pesticidi avvelenano non soltanto la salute umana e l’ambiente ma anche la libertà di espressione.

 

Elsa Sciancalepore