Insegnare e apprendere, un rapporto tra intelligenze

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intelligenza artificale

Se l’insegnante proponente è accettato l’alunno si dispone positivamente verso la sua disciplina, soprattutto se ha esperimentato la gratificazione; al contrario nel caso di giudizi negativi, se interpretati immotivati, si verificherà il rifiuto dell’insegnante e della sua disciplina

L’azione didattica è un rapporto tra intelligenze. Questo principio, se posto alla base del processo dell’apprendere, rivela il valore e la complessità della relazione.

La fenomenologia della didattica assegna all’insegnante (I) e all’alunno (A) la complementarietà tra le loro intelligenze che percorrono itinerari diversi e interagenti verso l’esito dell’apprendimento.

La funzione dinamica tra l’input del docente e lo sviluppo cognitivo nell’A viaggia dalla convergenza alla divergenza. Infatti, mentre l’azione dell’I mira a sollecitare l’intelligenza dell’A, questi si muove verso obiettivi secondo sue finalità non indirizzate all’I ma alla propria metastoria, cioè oltre il dato prefissato dal progetto formativo.

Se i testi di psicologia non contengono il paragrafo della definizione dell’intelligenza è perché essa appartiene a tutto il processo mentale in cui la razionalità si avvale di coefficienti multipli e interagenti includenti l’abilità mnemonica, l’implicazione emotiva, la penetrazione cosciente, la capacità del riutilizzo di quanto accolto e rielaborato: la sua definizione è quindi omnicomprensiva e perciò stesso complessa.

Analizziamo le due sponde dell’azione formativa a scuola.

Dinamica dell’insegnante

Il carattere scientifico dell’azione docente non si riduce nel recinto dei contenuti disciplinari. Deontologicamente l’I deve possedere le conoscenze relative al suo campo specifico ma l’azione scientifica supera i dati disciplinari e spazia dentro il rapporto tra questo bagaglio e l’apporto dell’intelligenza del docente, non solo ma anche nel rapporto che egli intrattiene con i suoi alunni nel processo complesso della loro conoscenza. Tutto questo costituisce il complesso della formazione che non è riducibile all’informazione ma si estende fino alla sollecitazione delle facoltà apprenditive degli alunni.

Quindi la fenomenologia dell’insegnare parte dalla deontologia ossia dalla preparazione specifica della disciplina per estendersi fino alla capacità di osservare le disposizioni mentali dei soggetti affidati, alla mediazione tra queste e i contenuti disciplinari, alla disposizione efficace della comunicazione e al rispetto dei canoni che le neuroscienze indicano affinché le operazioni siano commisurate, proporzionate e moderate per raggiungere la performance.

Dinamica dell’alunno

Rispetto all’A sono diverse le implicazioni che alimentano la sua intelligenza.

Prima di tutto le forme del suo ragionamento. Potrebbe darsi che all’input dell’I egli proceda con sistema deduttivo oppure induttivo: dipende dal campo individuale su cui incide l’azione dell’I o dal criterio che l’A adopera per elaborare la novità informativa.

Secondariamente la disponibilità percettiva gioca un ruolo determinante poiché potrebbero preesistere dei deficit o degli ostacoli avversi all’accoglimento e all’accomodamento mentale verso l’informazione nuova.

Ancora. La capacità mnemonica di breve e lunga durata sono implicate e se ci fosse qualche anomalia questa renderebbe più lungo il processo del confronto, venendo a mancare i supporti precognitivi. L’A in tal caso sarebbe obbligato a richiamare alla memoria, con appositi strumenti, le precognizioni necessarie da riutilizzare ad hoc.

Ad esempio per eseguire espressioni algebriche sono obbliganti le conoscenze aritmetiche previe connesse. Per ben comprendere le innovazioni kantiane in gnoseologia è opportuno possedere le conoscenze di quelle aristoteliche anche solo per calibrare il senso dei termini, come «formale», «sintetico» o «a priori», ecc.

Finalmente non può essere deluso l’apporto dello stato emotivo, di per se stesso anche complesso, di solito relativo al momento stesso dell’informazione che l’I avvia. Anche qui un esempio: nell’esposizione di argomenti specifici in psicologia gli AA producono reazioni personali diversificate secondo che i temi tocchino la loro esperienza personale o la loro suscettibilità, a seconda dell’esperienza dei propri vissuti (ciò specialmente in riferimento alla violenza, all’affettività, alla libertà, ecc.).

Determinante risulta la disponibilità relazionale dell’A sia verso l’adulto di riferimento sia verso il gruppo-classe. Infatti se l’I proponente è accettato l’A si dispone positivamente verso la sua disciplina, soprattutto se ha esperimentato la gratificazione; al contrario nel caso di giudizi negativi, se interpretati immotivati, si verificherà il rifiuto dell’I e della sua disciplina.

Il problema deriva dalla tenuta del benessere mentale che sarà un humus produttivo quando lo star bene libera le facoltà, arricchisce la motivazione e corrobora la capacità della resilienza.

Il viaggio interattivo

Quando il rapporto tra le due sponde viaggia come la spoletta su una trama coordinata l’invio e l’approdo producono la tessitura della conoscenza in modo crescente con estetica ecologica con una differenza: l’input dell’I va oltre la comunicazione che è strumento e strategia mentre l’approdo dell’A supera la rotta e si cimenta in auto input per finalità originali, spinte autonome verso l’attrattiva dell’ignoto la cui conquista lo esalta.

L’I non si prende cura solo del suo annunzio che, in caso contrario, resterebbe episodico e sterile. Egli tiene conto dei coefficienti dell’A e mette in relazione stimoli, strategie e sistema con la fantasia e le parole che raggiungono le sfere più profonde dell’interiorità dell’A.

Ecco perché l’insegnamento è una relazione tra intelligenze. Se poi rievochiamo la teoria gadneriana delle intelligenze multiple scopriamo che la sinergia diventa moltiplicazione degli effetti secondo il concetto platonico esaltante della dùnamis che il filosofo definiva «moltiplicazione di un numero».

La collocazione sommativa è cosa sterile di contro a quel «sum» che indica invece l’insieme cooperativo stimolante verso la galassia delle conoscenze. L’insegnamento acquista la dimensione utopica perché tutto il tracciato del processo ha come fine alto la metastoria dell’A.

Questa conoscenza, viaggio tra le intelligenze, è bivalente a condizione che l’A interpreti fedelmente e filtri senza preconcetto la ricchezza contaminata dei linguaggi adoperati: matura la scoperta del senso nell’apprendere il metodo della ricerca e della scoperta.

In questo nostro tempo della pandemia, sottoposti alla distanza fisica, blindati dai supporti di sicurezza, costantemente chiamati all’abluzione delle mani è determinante che non si alimenti sfiducia e sospetto. Lo stare bene insieme può realizzarsi senza le cose (banchi, aule) perché ogni spazio è buono e ogni tempo è prezioso, coefficienti di kantiana memoria, presupposti dell’arricchimento del senso interno.

Le due intelligenze si fanno garanti dell’acquisizione di questo punto-leva: percepire che la salute si mantiene con la reciprocità per cui i metri sono relativi e l’accoglienza e l’accettazione diventano sistema circolare da cui prende forza l’espansione sia culturale che sociale.

L’intrecciarsi di queste coordinate producono nell’A la percezione dello suo «schema» cioè la percezione della propria collocazione come soggetto attivo di successo nelle conoscenze e nei rapporti interpersonali.

 

Francesco Sofia, Pedagogista, Socio onorario dell’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani