Anche in Italia «Cittadini scienziati»

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fuoco incendio

Grazie all’attività di citizen science in Australia è stato possibile salvare e documentare specie importanti. Ora uno studio testimonia l’azione di questi cittadini scienziati che hanno permesso danni più contenuti nella loro lotta agli incendi

È stato grazie ai «cittadini scienziati» se gli ingenti danni delle foreste australiane avvenuti quest’estate sono stati più contenuti. Seppur la tragedia ha devastato più di 7 milioni di ettari nei 2 stati più popolosi dell’Australia, Victoria e Nuovo Galles del Sud, proprio l’attività di controllo ha permesso di monitorare meglio lo stato di salute di flora e fauna. A dirlo è il Cluster Biodiversità Italia, un’esperienza di «cittadini scienziati» creata da una rete di associazioni e centri di ricerca (tra cui anche il Cesab, Centro di ricerche interuniversitarie in scienze ambientali), citando un lavoro scientifico condotto dall’Università del Nuovo Galles del Sud di Sidney e pubblicato sulla rivista scientifica «Science of the Total Environment».

Nello studio si fa riferimento a un progetto ad hoc, con il quale è stato possibile raccogliere informazioni sulla presenza di animali, piante e funghi nei luoghi degli incendi, scattando foto della biodiversità. Le fotografie sono state caricate su un’apposita applicazione.

Nei soli primi mesi sono state raccolte 3.265 osservazioni (foto), coprendo quasi 51 milioni di ettari. Delle osservazioni raccolte, sono state identificate 688 specie. Fra le piante maggiormente fotografate l’eucalipto e diverse specie di orchidee e piante grasse, mentre tra gli animali maggiormente fotografati gli insetti e mammiferi come il koala.

Grazie ai dati raccolti dai cittadini, il team di studiosi ha scoperto che le foreste di sclerofille (piante che hanno foglie resistenti, dure e coriacee), avevano la più alta percentuale di habitat bruciati. E tra le zone a maggior rischio ci sono state le aree di foresta pluviale. Secondo i ricercatori australiani grazie proprio alle attività di citizen science è possibile monitorare con precisione quanto accade negli habitat naturali e sviluppare programmi di recupero delle zone danneggiate.

«Anche in Italia è stato avviato un progetto simile — spiega Alessandra Flore, responsabile del dipartimento di scienze naturali del Cesab, Centro di ricerche in scienze ambientali e biotecnologie e Antonio Riontino, tra i promotori dell’iniziativa —. Si tratta di una comunità, un network di cittadini, naturalisti e ricercatori che abbiamo ideato nel 2019 in occasione della partecipazione all’iniziativa internazionale City Nature Challenge, grazie alla quale invitiamo i cittadini a raccogliere dati sulla biodiversità marina e terrestre delle loro città.

«È il “Cluster Biodiversità Italia”» e anche per il 2021 siamo pronti a ripartire con questa sfida per la natura. Invitiamo tutti a seguire l’evoluzione del cluster ed essere partecipi al fine di apprendere una maggiore conoscenza della biodiversità che ci circonda e di cui siamo parte integrante. Tutelando e conservando la biodiversità, proteggiamo l’umanità intera e il pianeta terra che è la “nostra casa”».

 

(Fonte Cesab)