Agenda 2030, ecco cosa si prepara

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Gli approfondimenti sul disegno di legge per la concorrenza riprende in questi giorni per arrivare a un provvedimento condiviso da portare in consiglio dei ministri quanto prima, dopo che è stato mancato l’obiettivo, messo nero su bianco nel Recovery plan, di presentare il testo in Parlamento entro il 31 luglio 2021

La promozione dell’innovazione rientra espressamente tra gli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare, nel Goal 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), il quale prevede che, entro il 2030, siano aggiornate le infrastrutture e ammodernate le industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente e dei processi industriali.
Particolare attenzione va riservata alle riforme «abilitanti» e agli interventi settoriali funzionali a garantire la realizzazione delle attività economiche e la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese. In generale assume notevole importanza rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali dando impulso a quel pacchetto di riforme tra cui le misure di semplificazione e razionalizzazione della legislazione nonché quelle volte alla promozione della concorrenza e protezione dei meccanismi di investimento pubblico-privati.
Gli approfondimenti sul disegno di legge per la concorrenza riprende in questi giorni per arrivare a un provvedimento condiviso da portare in consiglio dei ministri quanto prima, dopo che è stato mancato l’obiettivo, messo nero su bianco nel Recovery plan, di presentare il testo in Parlamento entro il 31 luglio 2021.
Tra gli approfondimenti ci sono norme sull’economia circolare e sulle piattaforme digitali. Nel primo caso, si studia la piena liberalizzazione del riciclo con una misura in base alla quale l’affidamento in via esclusiva dei servizi di gestione integrata non comprende l’attività di recupero e smaltimento disponibili in regime di libero mercato. Nel testo, oltre a procedure più veloci per autorizzare gli impianti, entrerebbero incentivi e compensazioni agli enti locali che dicono sì ai termovalorizzatori.
Nel caso delle grandi piattaforme digitali, invece, saranno rafforzati i poteri dell’Antitrust nel contrasto all’abuso di dipendenza economica. In sostanza nei casi in cui si rilevi che un operatore/utente dei vari Google, Apple, Amazon, per citare alcuni esempi, si ritrovi obbligato a dovere ingiustificatamente rifiutare ai propri clienti proposte di fornitura di beni o servizi a condizioni migliorative rispetto a quelle assicurate alle stesse Big Tech. Un tipo di abuso che può condizionare i mercati della pubblicità, delle app, e perfino dei dati.
Su altri temi, più divisivi per la maggioranza parlamentare, si lavora con estrema cautela. Per i servizi pubblici locali si profila una delega al governo da esercitare entro sei mesi. Tra i principi della delega ci sono anche la previsione di incentivi e meccanismi di premialità per le aggregazioni e di una motivazione anticipata e rafforzata da parte dell’ente locale per la scelta e la conferma del modello dell’autoproduzione (il cosiddetto in-house) ai fini di un’efficiente gestione del servizio, anche in relazione ai risultati conseguiti nelle pregresse gestioni in autoproduzione.
Oggetto di contesa è l’estensione della deregulation con le gare anche ai trasporti locali, opzione su cui ci sarebbe il parere negativo del ministero per le Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).
Valutazioni anche su una delega per la concorrenza nei contratti pubblici, anche con principi ispirati all’estensione del ricorso al subappalto e all’avvalimento, sebbene resti da capire l’eventuale compatibilità con un Ddl delega su questo tema specifico presentato dal Mims e già approdato in Senato.
La legge sulla concorrenza 2021 dovrebbe introdurre regole favorevoli all’installazione di ricariche pubbliche, funzionali a centrare l’obiettivo che il Pnrr ha stabilito per la realizzazione di almeno 7.500 punti di ricarica nelle superstrade e 13.750 punti di ricarica nei centri urbani.
Saranno introdotti criteri trasparenti e non discriminatori per l’assegnazione di spazi agli operatori per l’installazione delle colonnine, premiando chi offre prezzi per i servizi di ricarica più favorevoli agli utenti finali.
Con la legge concorrenza 2021 si dovrebbero eliminare gli ostacoli che impediscono ai concessionari portuali di fondere le attività in concessione in diversi porti di grandi e medie dimensioni. Prevista inoltre l’abrogazione del divieto per i concessionari dell’autoproduzione dei servizi portuali utilizzando le proprie attrezzature.
Il governo intenderebbe inserire nella legge norme per le concessioni idroelettriche imponendo alle Regioni di definire i criteri economici alla base della durata dei contratti di concessione e criteri generali e uniformi a livello centrale.
Sul fronte delle gare per la distribuzione del gas, Palazzo Chigi vorrebbe già prevedere nel Ddl Concorrenza un sistema di incentivi all’avvio delle procedure pubbliche.
Per i servizi pubblici locali si ragiona su meccanismi di razionalizzazione del ricorso all’in-house, con una norma che imponga all’amministrazione una motivazione anticipata rafforzata che giustifichi il mancato ricorso al mercato o l’aumento della partecipazione pubblica.
Per il trasporto pubblico locale l’obiettivo sarebbe incentivare le unioni tra Comuni riducendo il numero di enti e di amministrazioni aggiudicatrici.
Inoltre sarebbero previste semplificazioni specifiche per le autorizzazioni agli impianti per la gestione del ciclo dei rifiuti.

La trasparenza

Non si può, in un momento come questo, dove si parla molto di sostenibilità, evidenziare che la trasparenza sta assumendo un valore sempre più importante tanto da diventare quasi un prerequisito per tutte le organizzazioni, in particolare quando intendono comunicare il proprio impegno sociale e ambientale.
Oggi ogni organizzazione si deve impegnare a essere trasparente se vuole creare e mantenere quel rapporto di fiducia che è il presupposto per gestire in modo positivo la relazione con tutti le amministrazioni pubbliche di riferimento. La fiducia, va ricordato, si rafforza prima di tutto con la correttezza del proprio operato ma anche grazie alla capacità di condividere strategie, programmi, iniziative.
Si parla molto di trasparenza nel controllo della filiera: in questo caso ci sono strumenti come la blockchain, un registro distribuito e immodificabile che permette di tracciare un prodotto lungo tutta la filiera e ne garantisce provenienza e qualità, in particolare nel settore agroalimentare essere trasparenti significa indicare l’origine delle materie prime, le modalità di trasformazione e di distribuzione per garantire la maggiore tracciabilità possibile.
La trasparenza è diventata fondamentale anche per gli investitori che valutano gli asset intangibili dell’organizzazione: cresce infatti il valore attribuito al capitale relazionale e viene considerata con grande attenzione la capacità di dialogare con i portatori di interesse.
Possiamo dire che oggi tutte le organizzazioni (pubbliche, private, profit, non profit) non possono più essere sistemi chiusi ma devono diventare soggetti capaci di gestire la relazione con altri attori sociali. Essere trasparenti diventa un «obbligo» per le imprese che hanno fatto della sostenibilità un driver strategico. La reputazione di un’organizzazione si basa sempre più sul suo valore sociale, sulla percezione che si ha rispetto alla sua responsabilità verso l’ambiente e la comunità, sulla correttezza nella gestione dei rapporti con dipendenti e collaboratori.
In questo contesto bilancio sociale, report di sostenibilità, bilancio integrato assumono un ruolo diverso: non solo documenti di rendicontazione ma strumenti di comunicazione per raccontare la governance dell’organizzazione e illustrare le azioni che danno concretezza a quanto dichiarato. Quindi è importante investire tempo e risorse per migliorare questi documenti anche perché consentono di aumentare la condivisione interna: l’attività di rendicontazione deve infatti investire tutte le funzioni dell’organizzazione. L’importante è che, oltre a valorizzare i successi ottenuti, vengano ricordati anche i risultati non raggiunti e, quando possibile, indicate le strategie future.

 

Francesco Sannicandro, già Dirigente Regione Puglia e Consulente Autorità di Bacino della Puglia