Il Titanic non ha insegnato nulla

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titanic burocrazia

Una nuova fase si affaccia sul pianeta. Bisognerà vedere a quanta biodiversità vogliamo rinunciare, a quanto CO2 vogliamo respirare, a quanti gradi vogliamo continuare a vivere. È on line il numeri di dicembre di «Villaggio Globale» 

Lascia sempre esterrefatti la pervicacia umana di non imparare dalle esperienze. Il riscaldamento globale, il taglio di foreste, l’inquinamento, la perdita di biodiversità… sono alcuni dei comportamenti negativi che l’uomo ripete compulsivamente da sempre. La differenza, però, con l’oggi, è che ci sono gli strumenti scientifici che rispondono ai nostri dubbi e, se proprio non li vogliamo ascoltare, c’è l’esperienza documentata dalla storia.

Ma è tutto inutile egualmente. I progressi avvengono per piccoli passi, non verificabili nell’arco di una vita.

Ad esempio i parchi. Chi ha una certa età ricorda le battaglie per proteggere pezzi di territorio preziosi per la vita di alcune specie. Ora si è ancora a combattere per ricordare il perché di quei vincoli. Eppure ci sono studi e documenti.

Pazienza, bisogna aspettare l’evoluzione che arriverà con le future generazioni.

È questo il senso del numero del nostro Trimestrale di dicembre appena messo on line. Ricco di articoli e studi.

Per i lettori che non sono ancora abbonati riportiamo l’Editoriale del Direttore.

Editoriale

 

Per chi ha vissuto gli anni 70-80-90, convulsi, impegnativi e gratificanti della costruzione dell’impalcatura delle leggi ambientali sia a livello internazionale sia nazionale, la situazione attuale appare come un incubo. Una delusione terrificante, pur se adombrata sin da allora.

Il terrore e la delusione nascono dal fatto che coloro che stanno gestendo la Cosa pubblica, spesso, sono persone che hanno vissuto quella stagione.

La miriade di iniziative che furono lanciate nella società civile e nelle aule scolastiche di ogni genere e grado, farebbero impallidire gli organizzatori di oggi, per il numero, la qualità e l’impegno.

Cosa è successo?

Nel Titanic su cui siamo imbarcati si è levata una musica dolce e suadente, un canto di sirene che ha obnubilato il cervello e ci fa credere che una manciata di denaro, un colpo di bacchetta magica della scienza ci salveranno da tutti i mali che nei decenni si sono accumulati.

Noi non siamo furbi come Ulisse che si premunì con i tappi di cera nelle orecchie, a noi piace ascoltare la musica e, soprattutto, non vogliamo rinunciare a nulla, convinti nell’eterna giovinezza e nel benessere diffuso.

Ma la navigazione del nostro Titanic è destinata ad interrompersi e già naviga in acque agitate. I giovani, mentre i loro genitori ballano, cantano e sperperano, hanno iniziato a piangere e a tirarli dalla giacchetta o dalla gonna.

Una nuova fase si affaccia sul pianeta. Bisognerà vedere a quanta biodiversità vogliamo rinunciare, a quanto CO2 vogliamo respirare, a quanti gradi vogliamo continuare a vivere.

Speriamo solo di avere il tempo di mettere in mare le scialuppe di salvataggio a meno che non siamo già mezzi lessi e i nostri riflessi ci stanno definitivamente abbandonando.

Con questo numero di «Villaggio Globale» dedicato alla sindrome Titanic chiudiamo il 2021 dedicato a tematiche legate a: L’estinzione prossima ventura. E ci auguriamo di aprire un 2022 pregno di segni positivi e di vivere una urgente e definitiva svolta.

 

Ignazio Lippolis