Tassonometria, in Europa vincono i negazionisti

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Il potere delle lobby

Metano e nucleare diventano verdi. Sulla carta erano favorevoli al veto Verdi, socialisti e sinistra, contrari gli altri gruppi. Ago della bilancia il gruppo politico del Ppe, che include Forza Italia. Alla fine, gli eurodeputati del Pd hanno votato tutti a favore della mozione di rigetto (quindi contro gas e nucleare), così come il Movimento 5 Stelle. Si sono astenute Chiara Gemma e Daniela Rondinelli, passate a Insieme per il futuro. Al centrodestra, gli eurodeputati italiani hanno votato tutti contro il documento (a favore dell’inclusione di gas e nucleare) tranne Herbert Dorfman (Sudtiroler Volkspartei). Contrario anche l’indipendente Marco Zullo

Il 6 luglio 2022 il Parlamento europeo si è prestato a una mistificazione che sa di scandalo: non respingendo l’atto delegato della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, nella sessione plenaria ha tradito il clima e i cittadini, approvando a maggioranza una serie di norme sulla finanza sostenibile che convoglieranno miliardi di euro in attività che, accelerando il cambiamento climatico, danneggeranno il pianeta e la vita delle nuove generazioni.

La plenaria dell’Europarlamento vota e fa entrare a pieno titolo gas e nucleare nella tassonomia verde, la lista delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale.
Sulla carta erano favorevoli al veto Verdi, socialisti e sinistra, contrari gli altri gruppi. Ago della bilancia il gruppo politico del Ppe, che include Forza Italia. Alla fine, gli eurodeputati del Pd hanno votato tutti a favore della mozione di rigetto (quindi contro gas e nucleare), così come il Movimento 5 Stelle. Si sono astenute Chiara Gemma e Daniela Rondinelli, passate a Insieme per il futuro.
Al centrodestra, gli eurodeputati italiani hanno votato tutti contro il documento (a favore dell’inclusione di gas e nucleare) tranne Herbert Dorfman (Sudtiroler Volkspartei). Contrario anche l’indipendente Marco Zullo. «Per la seconda volta nel giro di un mese, la cosiddetta maggioranza Ursula va in frantumi. Ancora una volta, l’ideologia della sinistra deve fare i conti con la realtà», scrive il gruppo della Lega all’Eurocamera via Twitter dopo il voto.
D’altronde fino alla vigilia i segnali della direzione in cui si stava andando ci sono stati tutti. A iniziare dalle parole del vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans che, parlando in Lussemburgo ai giovani dei movimenti per il clima, ha citato anche la tragedia della Marmolada in Italia, causata proprio dal cambiamento climatico che il regolamento sulla tassonomia dovrebbe combattere, dato che fa parte del piano d’azione della Commissione per finanziare la crescita sostenibile, promuovere gli investimenti verdi e prevenire il greenwashing. «Francamente credo che il provvedimento su gas e nucleare passerà in Parlamento, cioè non sarà respinto».
Anche l’Italia ha fatto la sua parte, con le dichiarazioni del coordinatore nazionale di Fi ed europarlamentare del Ppe Antonio Tajani:  «L’Italia deve tornare al nucleare perché è una energia che ci permette di essere autonomi e indipendenti. Va tutelato l’ambiente, ma anche l’economia reale. Noi domani voteremo a favore della proposta della Commissione sul gas e nucleare nella tassonomia». E ancora: «È un gravissimo errore da parte della sinistra votare contro questa proposta della Commissione. Bisogna avere coraggio. Come possiamo avere l’auto elettrica senza avere energia? Ed è una scelta che non va nell’interesse russo perché, come sta accadendo da settimane, noi ci stiamo rifornendo da altri Paesi». Parole che avevano scatenato le reazioni, tra gli altri, dei Verdi e del Movimento 5 Stelle. Dopo il voto, Tajani ha scritto su Twitter: «Vince la linea del buon senso, vince la linea di Forza Italia e del Ppe».
«L’esito del voto di oggi al Parlamento Ue sull’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia dimostra in modo drammatico la miopia e la sudditanza alle lobby del fossile di una certa politica che ancora una volta antepone il mero profitto alla salute dei cittadini e alla tutela del pianeta — è il commento di Eleonora Evi e Angelo Bonelli, co-portavoce nazionali di Europa Verde e di Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana —. Vergognoso che aziende strettamente legate al Cremlino, come Gazprom e Lukoil, siano riuscite ad influenzare la decisione della Commissione, ora avallata anche dal Parlamento europeo, l’unico organo Ue votato direttamente dai cittadini, ma di cui oggi non ha evidentemente ascoltato le istanze, come evidenziato da un recente sondaggio del Wwf secondo il quale più della metà degli europei non considerano gas e nucleare come sostenibili». Per i Greens «chi oggi ha votato a favore di gas e nucleare in tassonomia ha fatto un grande favore a Putin, visto che la Russia potrebbe ricavare fino a 4 miliardi di euro in più all’anno grazie all’inclusione del gas fossile in tassonomia.
Per Ignazio Corrao, anche lui europarlamentare dei Verdi «nonostante i disastri ambientali all’ordine del giorno causati dal cambiamento climatico e una guerra geopolitica che ha messo a nudo tutte le debolezze dell’Europa di fronte al ricatto energetico russo, si è voluto ancora una volta voltare le spalle al green deal e porgere la mano ai lobbisti». «Questa tassonomia, che ha ricevuto il via libero del Parlamento europeo, è un danno per l’ambiente, per l’Italia e per il futuro dell’Europa. Sarà molto difficile per l’Unione europea spiegare ai cittadini come sia possibile finanziare la crescita sostenibile con due fonti energetiche che sostenibili per definizione non sono», aggiungono gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo e Laura Ferrara. «Oggi vincono le lobby del gas e del nucleare, perdono invece tutti i cittadini e la lotta ai cambiamenti climatici».

Una pessima decisione

Il gas e il nucleare sono fonti energetiche ver­di su cui investire denaro pubblico. È questa la solenne e pessima decisione del Parlamento europeo. La pacifica protesta per le strade di Strasburgo è arrivata fino alla sede del Parlamento, ma non ha convinto 328 parlamentari che hanno così votato a favore della proposta della commissione europea sulla tassonomia, in 278 si sono espressi contro e 33 sono state le astensioni.
«No gas! No nucleare!» hanno gridato migliaia di giovani molto arrabbiati per­ché sentivano che quel voto sottraeva loro il futuro.
La loro protesta però non è stata sufficiente a convincere la maggioranza dei parlamentari europei che gas e nucle­are sono invece energie da cui bisogna liberarsi il prima possibile, viste le indiscutibili e frequenti manifestazio­ni del cambiamento climatico.
Il gas perché incendia la terra e la sua scarsità provoca guerre, il nucleare perché pericoloso e troppi sono gli esempi della sua ingover­nabilità per dar retta a chi lo ripropone vendendo fumo su una nuova generazione di reattori che invece non esiste.
Una volta per tutte va detto che l’atomo civile serve solo per abbattere i costi di quello militare.
La storia di questa incredibile operazione, lungamente perseguita dalle lobby di gas e nucleare e accettata dalla Commissione europea, è nota.
Forse è utile però ribadire anco­ra una volta quale era la posta in gioco del voto. L’esito della votazione è chiaro: hanno perso l’ambiente, la salute e la sicurezza della gente, hanno vinto le potenti lobby del fossile e del nucleare.
Più difficile è far capire all’opinione pubblica le conseguenze gravi che questa scelta avrà sulle nostre vite materiali.
C’è infatti sui media di tutta Europa, salvo rare ecce­zioni, una sottovalutazione di ciò che comporta il voto espresso il 6 luglio dal Parlamento europeo con cui si è deciso che la soglia di emissioni climalteranti che in­viamo in atmosfera può ancora crescere.
In altre parole 328 incendiari travestiti da parlamentari hanno appro­vato che l’Europa può continuare a emettere gas serra e quindi si può rallentare il piano di decarbonizzazione previsto.
Cosa si sarebbe dovuto fare per non essere in totale balìa degli eventi estremi causati dal cambiamen­to climatico è noto: una vera riconversione ecologica delle società capitalistiche, a cominciare dal loro climalterante modello energetico.
In questa sottovalutazione dei media non c’è però solo l’ignoranza di coloro che scrivono sulla questione, ma anche l’ennesima dimo­strazione che il sistema mediatico è nelle mani di chi lo finanzia, di cui le lobby del gas e del nucleare sono forse le più importanti, insieme a quelle delle armi.
Dimostra, allo stesso tempo, anche la fragilità di chi si oppone a queste decisioni e anche l’in­sufficienza della controinforma­zione che è in grado di produrre.
Questa debolezza non permette di unire alla protesta la maggio­ranza della popolazione europea che in ogni sondaggio dice di essere contro la guerra e favorevole ad una vera transi­zione ecologica.
Purtroppo i tempi per tentare di uscire dalla rassegnazione e dal silenzio non sono infiniti, anzi sono diventati davvero stretti.
Ce lo ricorda continuamente la realtà che viviamo tutti i giorni. Basterebbe riflettere con attenzione sul caldo torrido del mese di giugno e di luglio che avvolge l’intera Europa, annunciato da anni nei rapporti scientifici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici.
È necessario ragionare sulle terribili conseguenze che le anomale temperature degli ultimi due mesi stanno scatenando sul vecchio continente: gli incendi in Spagna, il crollo per lo scio­glimento del ghiacciaio della Marmolada, la riduzione di tanti fiumi importanti a rigagnoli e il susseguirsi di trombe d’aria. Non solo, si può già prevedere che tutta l’energia che questa estate torrida ha accumulato scate­nerà terribili bombe d’acqua che allagheranno le città, devasteranno l’agricoltura e anche i rigassificatori e le infrastrutture che la decisione europea sulla tassonomia obbligherà a costruire.
Avvenimenti che continuano ad essere interpretati come catastrofi na­turali o disgrazie imprevedibili e non per quello che sono; manifestazioni del clima che è già cambiato e contro cui si può agire e denunciare le troppe responsabilità politiche di chi non ha fatto nulla per prevenirle.
La narrazione largamente diffusa di questi eventi come calamità naturali serve a celare le responsabilità di classi dirigenti non solo politiche, e il recente voto del Par­lamento europeo sulla tassonomia ne è una dimostra­zione palese.
Pur di ritardare la rivoluzione energetica rinnovabile, si è inventato che per un altro decennio si può usare il metano che «continua a darti una mano» spacciandolo per fossile verde, ma anche che la fissione nucleare con la quarta generazione è ormai a sicurezza intrinseca, cioè se c’è un incidente non se ne patiranno le conseguenze per un migliaio di anni come insegna Cernobyl, ma dicono che una volta riparato il guasto tutto finisce lì e per magia senza fughe radioattive.
L’approvazione della tassonomia è dunque una scelta sbagliata con conseguenze pesanti sul breve e sul lun­go periodo. Cercare di nascondere le responsabilità di chi ha voluto approvarla è una aggravante altrettanto irresponsabile. Sono decisioni che renderanno ancora più incandescenti i prossimi mesi già complicati dalla possibile ripresa dei contagi di Covid e dal drammati­co problema economico e sociale dovuto alla guerra.
A tutto ciò hanno deciso di aggiungere, per difendere gli interessi e i profitti delle imprese energetiche fossili e nucleari, il rischio di una ingovernabilità degli eventi climatici. Era una scelta obbligata? No, le conoscenze tecnologiche per evitare tutto questo c’erano, a manca­re, ma starei per dire a volerla, è stata la volontà politica.
Denuncia e disobbedienza collettiva, oltre a tanta contro-informazione, sono, pertanto, le pratiche per conti­nuare a immaginare un futuro per tutte e tutti.

 

Francesco Sannicandro, già Dirigente Regione Puglia e Consulente Autorità di Bacino della Puglia