La lontra in un bosco superstite

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lontra ofanto
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Da almeno tre anni esemplari di lontra sono stati immortalati nel parco naturale regionale di Bosco Incoronata da fototrappole dei ricercatori del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Nel bosco dell’Incoronata, a Foggia, dove Federico II Stupor mundi amava andare a caccia col falcone, forse la lontra europea (Lutra lutra) era presente in quei tempi. Di certo, nonostante la tutela posta per legge dal 1971, la lontra ha subito un tracollo nelle popolazioni della penisola italiana a causa della caccia e della trasformazione degli habitat elettivi.

In Puglia, regione con pochi corsi d’acqua perenni, la lontra era un ricordo antico, di quelli che si tramandano con la cultura orale di pescatori, di pastori e di cacciatori. Ma negli ultimi anni la sua presenza sembra in costante incremento anche in luoghi dove non ce lo si aspettava. E così esemplari sono stati «catturati» nelle immagini delle fototrappole anche nel reticolo idrografico del Basentello, ai piedi dell’Alta Murgia, una decina di anni fa. Vi sono video e fotogrammi che documentano come lupi e lontre frequentino gli stessi specchi d’acqua ovviamente per finalità diverse.

In Puglia…

Da almeno tre anni esemplari di lontra sono stati immortalati nel parco naturale regionale di Bosco Incoronata da fototrappole dei ricercatori del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ed ora i risultati delle ricerche sono stati pubblicati su «Bornh», il Bollettino della Società dei naturalisti in Napoli. Gli autori (Lorenzo Gaudiano, Antonia Cascella, Prospero L’Erario e Giuseppe Corriero) scrivono che «dagli anni 90 del secolo scorso la presenza di lontre era riportata nell’Italia meridionale. Nel 2011 Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha descritto due piccoli ed isolati nuclei: il «nucleo meridionale» che copriva le regioni Calabria, Basilicata, Puglia e Campania, ed il «nucleo molisano» che comprendeva Abruzzo e Molise […]. Nell’attualità, si è avuta recente evidenza della presenza della lontra nel nord Italia e la specie sembra espandere il suo areale nella parte più meridionale della penisola».

Fin dal 2007 un crescente numero di segnalazioni di carcasse di lontra e di ritrovamenti di residui fecali indicavano la presenza della specie in Puglia, specialmente nell’area del Tavoliere. Altri segni di presenza erano stati individuati lungo i fiumi Fortore, Candelaro, Carapelle ed Ofanto. Carcasse di lontre investite da automobili erano segnalate nei territori di Manfredonia e del golfo di Taranto.

Nel Bosco dell’Incoronata

«Nel 2020 — scrivono i ricercatori dell’Università di Bari — una fototrappola ha catturato l’immagine di un individuo nel parco naturale regionale di Bosco Incoronata». Con lo studio effettuato i ricercatori si sono posti l’obiettivo di confermare la presenza della lontra in quel parco e di caratterizzare il suo status per definire se la specie e occasionalmente oppure stabilmente presente nell’area, visto il suo ruolo rilevante nell’espansione della lontra. «Il parco regionale del Bosco dell’Incoronata — scrivono gli autori — è un piccolo frammento di bosco umido planiziale lungo il fiume Cervaro ed è caratterizzato da foreste a galleria e densa vegetazione ripariale circondata da terreni ad agricoltura intensiva, attività antropiche e strade asfaltate».

Le lontre e la capacità di adattamento

I risultati della ricerca, condotta da maggio a novembre 2021 lungo i 5,6 chilometri del Cervaro tutelati dal parco, sono molto interessanti. L’analisi delle 51 fatte (escrementi) di lontra raccolte, ha dimostrato la presenza di almeno due individui e la variabilità della dieta di questa specie nel parco del Bosco dell’Incoronata. Durante l’estate i pochi specchi d’acqua presenti lungo il Cervaro determinano in essi una grande concentrazione di pesci, crostacei ed anfibi. In linea generale l’alimentazione delle lontre dell’Incoronata è composta per l’85% da vertebrati, per il 10% da vertebrati ed invertebrati, per il 2% da invertebrati e per il 3% da altro.

«La presenza di questa specie nelle vicinanze di una grande città come Foggia — concludono i ricercatori — potrebbe essere un elemento di rilevante importanza per lo sviluppo di quella città in una prospettiva di sostenibilità ambientale, dimostrando che le attività umane e gli ambienti naturali sono connessi e si supportano vicendevolmente». Ma questo bisogna dirlo ai nuovi amministratori che saranno eletti nel capoluogo dauno, così ricco di storia e di intelligenze ma preda oggi di un profondo degrado.

 

Fabio Modesti