Che c’entra l’«orgoglio» a Natale?

2539
natale 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

֎L’augurio natalizio di un popolo può risiedere nell’orgoglio? Non potremmo accettarlo sic et simpliciter senza che si dicesse in quale senso. Questa domanda spiega tutta la buona volontà di non voler fare polemica ma tutta la curiosità natalizia di voler capire che cosa ci viene augurato֎

Le grandi feste dell’anno sono occasione privilegiata di auguri tra le famiglie, tra gli amici, nelle e dalle Istituzioni. In questo Natale si fa avanti una parola insistente, assertiva, pragmatica, collettiva e… storica: «orgoglio».

Sorge immediata la domanda: questo augurio in quale rapporto sta con il Natale? L’interrogativo spontaneo ha una sua ragione. Infatti se lo intendo io nei riguardi di un conoscente ha un senso circoscritto, è l’invito a sentirsi sostenuto dalla fiducia in se stesso abbandonando l’eventuale senso di inferiorità o l’apatia derivante.

Se l’augurio proviene da un’alta carica dello Stato allora i destinatari sono anonimi e proprio per questo sono inglobati tutti i cittadini perché convergano nel riconoscersi, si animino per raggiungere il modello che l’autorità costituita suggerisce a beneficio di programma, come modello e stile dell’ampia comunità nazionale. Se così è (e sembra non possa essere diversamente) allora siamo nelle necessità di approfondire il senso della parola, la sua destinazione, il progetto, l’utopia sottesa perché la parola lasci il suo senso traslato e allargato per assumere quello più squisitamente politico.

Consideriamo il senso che la parola contiene, alla luce delle indicazioni offerte dal lessico. Una prima interpretazione è possibile quando al termine «orgoglio» si aggiungono gli attributi e l’insieme denota qualità dell’aspetto, la fierezza di immagine o di portamento con la caratteristica della sicurezza nel fare. Sembra che un simile significato non possa ritenersi contenuto augurale di un capo di governo. Potrebbe augurare di assumere posture improntate alla sicurezza e alla forza fisica? Rispondiamo di no.

Fatta questa esclusione, secondo lo stile logico di Aristotele, subentra l’altro senso che i lessici propongono come prima definizione: stima esagerata di sé, della propria dignità, dei propri meriti. Il Gabrielli ritiene che questa accezione sia in senso negativo, certamente non della virtù. La chiave ermeneutica è tutta riposta nell’esagerazione.

Esclusa la prima accezione rimane la seconda che equivale alla portata politica del binomio proposto come logo politico: «orgoglio italiano». L’Italia ha un rilevante passato storico fin dalla Repubblica Romana, quando la dignità civile era ad appannaggio della concessione concessa dal Senatus popolusque romanus.

Domandiamoci quale estensione possa intendersi nell’augurio natalizio e del 1° gennaio. È il popolo italiano che ci si augura sia «dignitoso e meritevole»; ma si augura anche l’esagerazione? Rimane questo dubbio alimentato molto dal nostro famoso e remoto ventennio.

Riprendiamo un nostro concetto già espresso in passato su questa stessa rivista: in politica i termini assumo ambiguità, forse neanche esclusa a priori, in cui è fatta salva l’esigenza nazionalistica e quella sociologica mite in cui tutti possano sentirsi a casa propria.

Se è così come allineare l’orgoglio con il Natale? Nessuno degli attori coinvolti nella Santa Notte si sentirebbe a suo agio se animato di orgoglio. La prestanza regale e sapiente dei tre Magi si umilia in prostrazione, la cometa si compiace di una stalla, la corte è costituita da umili pecorai, la destinazione del Bambinello è tutta contenuta nella destinazione-croce.

Dietro le quinte balena un’esagerazione di autostima, di predominio e di efferatezza, quella di Erode: qui sì l’orgoglio tutto politico e di potere, quanto il Natale con la sua storia e il suo messaggio esclude.

L’augurio natalizio di un popolo può risiedere nell’orgoglio? Non potremmo accettarlo sic et simpliciter senza che si dicesse in quale senso.

Questa domanda spiega tutta la buona volontà di non voler fare polemica ma tutta la curiosità natalizia di voler capire che cosa ci viene augurato.

In giorni ormai tanti e per questo storici, in cui c’è chi soffre la violenza e il vituperio in nome dell’orgoglio smodato del possesso e dell’oggettivazione delle persone; in tempi segnati della fuga dagli Egitti multiformi schiavisti, in tempi attuali e regioni vicine quando la distruzione delle cose si accompagna all’eliminazione degli abitanti, quando il soccorso è centellinato o peggio multato, quando lo stridore dell’attrito fra maggioranza e opposizioni o quello tra alleati di maggioranza e opposizioni turba la coscienza civile dei cittadini… dinnanzi a tutto questo non nasce spontanea la domanda: mi scusi, ma di quale orgoglio parla?

 

Francesco Sofia, Pedagogista, Socio onorario dell’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani