Un Progetto per salvare il gambero di fiume

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gambero fiume Austropotamobius pallipes
Gambero di fiume, Austropotamobius pallipes

Iniziativa per il ripopolamento e la gestione dell’Austropotamobius pallipes. Coinvolte l’Unione europea e sette province dell’Italia centrale (l’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Campobasso, Ascoli Piceno ed Isernia)

Abita i fiumi dell’Appennino un’altra vittima dell’inquinamento ambientale. Ma questi sempre più rari inquilini delle nostre acque, vengono minacciati anche da pericolose invasioni di specie estranee e da bracconieri senza scrupoli. Stiamo parlando del tipico gambero di fiume, scientificamente: Austropotamobius pallipes, specie autoctona di gambero d’acqua dolce presente esclusivamente nei fiumi del nostro Appennino,che sta lentamente estinguendosi.
L’inquinamento delle acque, soprattutto a carico dei fiumi di medio e basso corso e dei tratti torrentizi e gli interventi di canalizzazione condotti senza alcuna considerazione per le componenti biologiche, hanno generato un progressivo degrado ambientale che è incompatibile con la sopravvivenza di questa specie molto delicata. La pesca indiscriminata, poi, effettuata anche nelle aree protette, nonostante l’intensificarsi dei controlli, ha ridotto ulteriormente il rinnovamento delle popolazioni locali. Infine l’introduzione nelle acque europee di specie alloctone di gamberi con maggiori capacità riproduttive, di adattabilità di allevamento e con una crescita più veloce, ha costituito negli anni la minaccia più seria alla conservazione dell’Austropotamobius pallipes. Questa invasione di gamberi esotici, rintracciabili nelle specie Astacus leptodactylus, Orconectes limosus e Procambarus clarkii (o gambero rosso della Louisiana), ha per di più introdotto numerose malattie decimando le popolazioni autoctone.
Ora il pregiato crostaceo grazie alla L. R. N. 50 del 1993 «tutela della fauna cosiddetta minore», è il protagonista di un «Progetto Life Natura», che vede coinvolte l’Unione Europea e ben sette province dell’Italia centrale (l’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Campobasso, Ascoli Piceno ed Isernia), il cui scopo è il ripopolamento e la gestione della specie.
L’area trattata dunque è il fronte adriatico dell’Appennino centrale, che annovera i principali rilievi della catena montuosa e costituisce una delle riserve d’acqua migliore fra quelle italiane. L’area, inoltre, è caratterizzata dalla presenza di parchi regionali e nazionali (Parco Nazionale d’Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, Parco nazionale della Majella, Parco Regionale Sirente-Velino ) di riserve statali e regionali e di oasi naturali.
Dopo un’attenta ricerca della documentazione bibliografica riguardante la presenza del gambero di fiume sul territorio, accurati censimenti di campo, ma soprattutto grazie agli incontri con numerosi conoscitori dell’ambiente fluviale, appartenenti al Corpo Forestale di Stato e alla Polizia Provinciale, si è dato il via ai lavori. La provincia dell’Aquila e quella di Chieti sono impegnate in prima linea perché dotate di centri specializzati nello studio e nella produzione di novellame da semina. La Provincia dell’Aquila, settore Ambiente, ha a disposizione l’impianto di acquacoltura del Vetoio, di valore scientifico internazionale. Quando sarà il momento, i crostacei saranno introdotti nelle acque dei Sic (Siti di importanza comunitaria) appenninici che presentano caratteristiche idonee al reinserimento. Successivamente non solo si individueranno i modi migliori per gestire alcun sito, ma soprattutto per creare con l’insieme dei siti una rete idrica funzionale alla conservazione dell’habitat e delle specie presenti.
Il progetto «Life Natura» terminerà a Giugno 2006, nel momento in cui le uova dei gamberi, che si riproducono solo una volta l’anno, si schiuderanno alla vita.

(Fonte Corpo Forestale dello Stato)

(18 Novembre 2004)