Caratteristiche generali della Flora Garganica. Le specie esotiche

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Le specie esotiche del Gargano, attraverso una prima elaborazione dei dati disponibili, sono risultate le consolidate avventizie della flora italiana, tra le quali quelle di recente avventiziato, arrivate nel promontorio nel corso di questi ultimi decenni, stante alle indicazioni bibliografiche. Delle prime si fa riferimento alle classiche avventizie, alcune delle quali divenute molto invasive [(Oxalis pes-caprae L.; Ailanthus altissima (Miller) Swingle)] che ormai sono elementi del paesaggio vegetale italiano, ma che nel Gargano assumono dinamismi preoccupanti.

Oxilis pes-caprae ad esempio, è diventuta probabilmente la più diffusa infestante; è infatti diffusissima tra i coltivi arborati lungo tutta la fascia costiera e subcostiera. Molto resistente ai diserbanti di cui si sta facendo largo uso in questi ultimi decenni, che evidentemente ne ha favorito la diffusione. Ailanthus altissima segna spesso i tratti di aree periferiche, degradate, urbane, o residenziali (centri turistici); sempre presente lungo le vie di comunicazione. È la prima ad invadere gli angoli dei centri storici, e solo apparentemente rimane confinata nelle aree di massima influenza antropica (centri urbani, periferia); almeno lungo la fascia costiera non è raro trovare intere colonie all’interno di Pinete a Pinus halepensis (quelle prossime alla strada) e soprattutto tra i margini (aree rifugio di vegetazione naturale) di coltivi tradizionali, occupando spesso il posto di lecci, quercie virgiliane e alloro.
Questa insieme alle altre classiche avventizie, tra le quali Carpobrotus acinaciformis L. rischiano di imporsi nel paesaggio vegetale. Carpobrotus acinaciformis, dai suoi centri di diffusione (centri turistico-balneari), invade arenili e anche qualche scarpata (Lesina, Vieste, Peschici). Nel Gargano si è spontaneizzata da tempo: «frequente sulle muraglie ? scriveva nel 1911 Trotter ? in tutta questa regione da Vico a Rodi, a vegetazione rigogliosa e con tutta l’apparenza di pianta ormai naturalizzata».
In quest’area la sua invasione è rimasta modesta, evidentemente per ragioni ecologiche, diversamente da quanto si sta verificando nei settori più caldi (Peschici, Vieste). Preoccupante è inoltre la crescente frequenza in ambienti ruderali di alcune note tossiche come Solanum sodomeum L., Datura stramonium L.
Per le altre avventizie bisogna ovviamente distinguere quelle occasionali e quelle che invece sembrano evidenziare un dinamismo espansivo: per la gran parte delle prime, il comportamento rimane ancora tale, pur essendo presenti da tempo [(Erysimum cheiri (L.) Crantz; Alcea rosea L.; Saponaria officinalis L.; Lupinus albus L.)]. Per le seconde si deve rilevare il comportamento sempre più dinamico, di alcune come Papaver setigerum DC. e Ampelodesmos mauritanicus (Poiret) Dur.,

le quali sembrano gradualmente «penetrare» nel Gargano seguendo il tracciato della nota Superstrada a scorrimento veloce. Osservando sistematicamente il comportamento della prima si può rilevare che nell’arco di una decina di anni (prime colonie osservate all’altezza di San Nazario) si è portata alla Piana di Ischitella. Circoscritte e con pochissimi individui rimangono invece le prime stazioni, nelle quale la specie fu per la prima volta rilevata (Trotter e Forti, 1907 «tra Rodi e Peschici»; Fenaroli, Agostini, 1961, presso Peschici).
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Tra le esotiche che si distinguono anche tra i coltivi si deve far cenno alle diverse specie di Amaranthus, ma delle quali due: Amaranthus deflexus L., Amaranthus albus L. rimangono ancora confinate nel bacino del Lago di Lesina ove furono per la prima volta segnalate (Curti, Lorenzoni & Marchiori, 1974). Amaranthus retroflexus L., invece è sempre più invasiva specialmente nei settori ove si pratica un’agricoltura intensiva (Sannicandro-Lesina).
In evidente espansione è anche Mirabilis jalapa L., la quale però si espande particolarmente a partire dai centri turistici di Vieste, nei quali evidentemente fu introdotta.
È il caso di ribadire il ruolo che hanno avuto diverse esotiche usate negli anni Sessanta del 900 per i rimboschimenti o imboschimenti, sia a scopo sperimentale nel campo della forestazione (conifere), sia a scopo di difesa dei litorali (Eucalipti), sia ancora nelle note alberature stradali (Acacia). Positivo è da rilevare che tutte, pur naturalizzate sono rimaste confinate nell’area di impiego. La stessa acacia sembra evidenziare un comportamento invasivo sicuramente limitato; le diverse specie di eucalipto, pur con forte livello di spontaneizzazione, ragioni ecologiche le circoscrivono alle piccole pianure costiere (Isola di Varano).

Molte delle esotiche sono da considerarsi come «nuove» della Flora Garganica (8 specie); evidentemente il Gargano è abbastanza «sensibile» alla penetrazione di nuove specie [(Atriplex nitens Schkuhr; Ambrosia coronopifolia Torr. et Gray., Amorpha fruticosa L., Amorpha fruticosa L., Amaranthus albus L., Amaranthus deflexus L., Ambrosia coronopifolia Torr. et Gray, Cuscuta campestris Yuncher, Conyza albida Willd., Chenopodium multifidum L., Magydaris pastinacea (La.) Paol., Solanum eleagnifolium Cav.; Paspalum dilatatum Poiret)].
In base alle segnalazioni risulta che la «porta» di penetrazione è l’area di Lesina (sbocco autostradale, statale); le prime segnalazioni per molte di esse, infatti coincidono con il bacino del Lago di Lesina che coincide con i territori di Lesina e Sannicandro. Il comportamento di molte di queste sembra abbastanza statico poiché sono ancora «ferme» alle stazioni di prima segnalazioni (a conferma del fatto che si tratta in massima parte di specie di recente avventiziato). Qualcuna invece come Papaver setigerum DC sembra gradualmente penetrare nel Gargano: dalla prima segnalazione nell’area di Sannicandro (Pantaleo, 1991), si osserva oggi in numerose colonie lungo margini della supestrada (Biscotti, 2003, inedito) e sembra che si sia spinta sino all’altezza del bivio per San Nicola (10 km circa dalla prima stazione).