Grazia cosmica. Umile Preghiera

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di A cura di fr. John Chryssavgis, edizione Libreria Editrice Fiorentina

Pagine: 385 | Costo ?: 22.00

«Commettere un crimine contro la natura è peccato. Per gli esseri umani, provocare l’estinzione di specie naturali o distruggere la biodiversità della creazione divina; degradare l’integrità della terra provocando mutamenti climatici, privando il pianeta delle foreste naturali o distruggendone le zone umide; mettere a repentaglio la salute di altri esseri umani con malattie provocate dalla contaminazione delle acque, della terra, dell’aria; minacciare la vita del pianeta con sostanze velenose: tutto questo è peccato». Con questa visione teologica sul peccato nei confronti della natura il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I interveniva nel 1997 ad un simposio sull’ambiente in California, qualche settimana prima del famoso summit di Kyoto sulle emissioni di gas serra.
Ma non è questo l’unico discorso sull’ambiente pronunciato da Bartolomeo I. Suprema guida spirituale della minoranza cristiana ellena di Istanbul, il Patriarca ortodosso è oggi alla guida di una piccola chiesa d’Oriente che conta circa cinquemila fedeli, dei quali 1.000 a Istanbul. Ma è anche una delle personalità religiose più impegnate per la salvaguarda dell’ambiente e da oltre 15 anni lavora per la difesa del creato in tutto il mondo. Il suo impegno è documentato in un volume edito dalla Libreria Editrice Fiorentina dal titolo «Grazia cosmica. Umile Preghiera» a cura di fr. John Chryssavgis: una raccolta completa di tutte le encicliche, i documenti ufficiali e gli interventi di Bartolomeo I, che ripercorre anno dopo anno le tappe salienti del «pellegrinaggio ecologico» intrapreso dal leader ortodosso.
Un impegno di lunga data quello per l’ambiente, iniziato ancor prima della sua elezione a Patriarca di Costantinopoli nel 1991 e subito espresso sin dal primo discorso di intronizzazione. L’ambiente è stato inserito dal leader religioso fra le priorità del suo programma pastorale, alla pari dell’istruzione teologica, del rafforzamento dell’unità ortodossa e del cammino ecumenico. Nel corso degli anni però l’impegno di Bartolomeo per la salvaguardia del creato si è fatto sempre più deciso e lo ha spinto a farsi promotore di simposi internazionali e convegni itineranti.
La chiesa ortodossa di Costantinopoli inizia a farsi portavoce delle tematiche ecologiche già prima dell’avvento di Bartolomeo, grazie al patriarca Dimitrios I. È sua, infatti, la prima lettera enciclica sull’ambiente datata 1° settembre 1989, con la quale il patriarcato ecumenico del Fanar1 decideva di istituire in tale data e in coincidenza con l’inizio dell’anno ecclesiastico la «Giornata mondiale per la protezione della natura». In questa prima lettera ai fedeli ortodossi la Chiesa di Costantinopoli «osserva con profonda inquietudine come gli essere umani abbiano crudelmente calpestato e distrutto l’ambiente, con effetti estremamente pericolosi per la stessa sopravvivenza del mondo naturale creato da Dio» e rileva quanto l’umanità abbia stravolto il comandamento dato da Dio all’uomo nella Genesi di «dominare la terra».
Nella prima enciclica del 1989 emerge anche una delle questioni cardini del pensiero che accompagnerà negli anni successivi l’impegno del Patriarca Bartolomeo. Ruota intorno ad una domanda cruciale: davanti ad un pensiero comune che vede nella Chiesa un’istituzione prevalentemente dedita a questioni «spirituali» e nell’ortodossia il suo essere dedita esclusivamente alla mistica e all’ascetica, cosa c’entra la Chiesa, e particolarmente quella ortodossa, con un problema «materiale» e pratico come la crisi ecologica?
In realtà ambiente e spiritualità non sono affatto in contraddizione e il Patriarca Dimitrios, coadiuvato dall’allora consigliere Bartolomeo, sgombra il campo da ogni possibile dubbio: «Considerata la situazione attuale, la Chiesa di Cristo non può rimanere impassibile. Partecipando al tempo stesso al mondo materiale e a quello spirituale, l’umanità è stata creata per ricondurre la creazione al Creatore affinché il mondo sia salvato dalla decadenza e dalla morte». E sottolineando quanto la mistica dell’ortodossia (la cui prima espressione è la liturgia eucaristica stessa) sia messa in crisi da un egocentrismo e da un razionalismo che ha fatto perdere all’uomo il senso sacro della creazione, scrive Dimitrios: «Al posto dello spirito eucaristico e ascetico con cui la Chiesa ortodossa ha da secoli educato suoi figli, oggi siamo testimoni della violazione della natura che viene abusata per il soddisfacimento, non dei bisogni umani, ma dei desideri e della cupidigia infiniti e sempre crescenti dell’umanità, incoraggiati dalla filosofia dominante della società dei consumi». La risposta del Fanar è, quindi, la decisione di proclamare una giornata di protezione del creato ed «esortare tutti i fedeli del mondo a educare se stessi e i propri figli al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente».
Fino ad anni recenti il pensiero teologico cristiano era stato disattento di fronte alle grandi sfide ecologiche. Al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli va riconosciuto il merito di aver spinto i credenti a guardare i problemi ambientali alla luce della fede cristiana. Usando le parole di Giovanni Zizioulas, metropolita di Pergamo, la Chiesa è chiamata a cambiare il punto di vista nei confronti dell’ecosistema e a «rivedere il suo insegnamento pastorale» facendo capire quanto la «custodia dell’ambiente sia un dovere religioso fondamentale che Dio stesso impone all’umanità». A partire da questa visione si allarga il concetto di peccato per il credente e quello «contro la natura» assume un peso nuovo per il cristiano. L’uomo non è semplice spettatore o, peggio, sfruttatore della natura: è stato creato da Dio per vestire i panni del «sacerdote» nel mondo.
Il fenomeno del cambiamento con le sue evidenti ripercussioni sui Paesi più poveri ha messo in luce un ulteriore elemento nella visione ecologico-teologica del Patriarca di Istanbul. Guerra, diritti umani, povertà sono grandi questioni sociali strettamente connesse all’ambiente ed emerge sempre più chiaramente come il degrado ambientale colpisca soprattutto i più poveri. Per questo la Chiesa parla anche di «eco-giustizia».

L’impegno di Bartolomeo I per l’ambiente è continuato ininterrottamente dal giorno della sua elezione ad oggi. Ha assunto negli anni nuove forme e si è incentrato nell’organizzazione attiva di convegni ed eventi interreligiosi. Nel 1994 il Patriarca viene invitato dalla Commissione Europea a tenere un discorso pubblico alla presenza dei delegati UE; è la prima volta che un leader religioso e non-politico prende la parola nel consesso europeo. Nello stesso anno cominciano i convegni estivi organizzati dal Patriarcato in collaborazione con la Facoltà teologica di Halki in Turchia. Non solo: Bartolomeo istituisce una Commissione religiosa e scientifica aperta a tutte le confessioni cristiane, alle altre religioni e discipline scientifiche. È proprio questa commissione a promuovere sei simposi itineranti sul destino delle risorse idriche mondiali.
È interessante ripercorrere la storia di questi sei incontri di studio, nei quali si affronta il tema dell’inquinamento del mare e dei grandi fiumi navigandone le acque stesse. Il primo simposio del 1995 si svolge a bordo di una nave attraverso l’Egeo e il Mediterraneo orientale. L’appuntamento successivo ha, invece, per titolo «Il Mar Nero in crisi» e i partecipanti visitano i Paesi prospicienti l’area tra Europa e Asia Minore incontrando lungo la navigazione politici e attivisti ambientali. Seguono poi due simposi patrocinati da Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea: il primo sulle acque del Danubio nel 1999 e un secondo nel 2002 che segue le stesse rotte delle navi albanesi e unisce le due sponde dell’Adriatico da Durazzo a Venezia.
La tappa veneziana è chiusa da uno storico gesto ecologico ma soprattutto ecumenico: Papa Giovanni Paolo II, in collegamento via satellite dalla Biblioteca vaticana, firma una dichiarazione congiunta con il Patriarca Bartolomeo sull’etica ambientale. Un passo importante per la chiesa cattolica romana e quella ortodossa di Costantinopoli: per la prima volta due leader religiosi sottoscrivono un documento sull’impegno comune nella difesa dell’ambiente. Fondamentale anche per il cammino ecumenico, perché fa parte di quei gesti di riavvicinamento fra le Chiese cristiane che un giorno, si spera, porteranno all’unità.
In diverse occasioni Giovanni Paolo II aveva richiamato i cristiani al rispetto dell’ambiente, ma la sottoscrizione di questo documento rende ancor più deciso il cammino della chiesa cattolica. Sarà poi con Benedetto XVI nel 2006 che la Chiesa di Roma decide di raccogliere l’invito lanciato da Costantinopoli nel 1989 affinché tutti i cristiani proclamino il 1° settembre «Giornata del creato».
Ma tornando al «pellegrinaggio verde» di Bartolomeo, nel 2004 è la volta del Mar Baltico e la nave tocca i nove Paesi dell’area compresa tra Kaliningrad a Stoccolma, un tempo divisi dalla cortina di ferro e oggi più vicini anche grazie all’ambiente. Nel 2006 il simposio si trasferisce in America Latina e percorre il Rio delle Amazzoni; infine, ultima tappa del 2007, Bartolomeo ha convocato i leader religiosi di diverse fedi in Groenlandia per parlare di cambiamenti climatici e toccare con mano il preoccupante fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai.
Questo in sintesi il cammino ecologico di Bartolomeo I e il volume ha il merito di raccogliere tutti i discorsi pronunciati e i documenti promulgati, descrivendo l’impegno della piccola chiesa di Costantinopoli, che grazie all’impegno ambientale si è fatta portavoce di una delle grandi battaglie del nostro secolo.

(Anna Rita Pescetelli)

1 «Fanar» è il nome dell’antico quartiere di Istanbul dove ha sede il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ed è sinonimo del patriarcato stesso.