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A sostenere Ban Ki-moon nel compito di convincere i capi di stato ad invertire le politiche inquinanti adottate fino ad oggi, il cosiddetto «bussiness as usual», ci saranno tre «Inviati Speciali del cambiamento climatico»: Gro Harem Brundtland, ex-primo ministro della Norvegia e già presidente della World Commission of Environment and Development, Han Seung-soo, ex- primo ministro degli esteri coreano che è stato anche presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; e Ricardo Lagos Escobar, ex- presidente del Cile. Ruolo degli inviati è quello di coadiuvare il segretario generale nelle consultazioni generali e facilitare i negoziati multilaterali sul clima all’interno dell’Onu.
Sono molti i segnali di apertura sulle problematiche ambientali, tuttavia gli Stati Uniti hanno deciso di non prendere parte all’incontro di oggi al Palazzo di vetro, nonostante le pressanti richieste del Segretario Generale.
Infatti all’Assemblea delle Nazioni Unite sarà presente per gli Usa Condolezza Rice, ma non Bush (sembra che andrà solo alla cena di gala).
Anzi, per tutta risposta il 27 e 28 settembre, quindi pochi giorni dopo il vertice Onu, Bush ha invitato a Washington i rappresentanti di 15 nazioni industrializzate per un incontro parallelo a quello delle Nazioni Unite. Obiettivo della consultazione è arrivare ad un accordo più «appetibile» rispetto al Protocollo di Kyoto, da fare sottoscrivere alle nazioni che non hanno aderito alla riduzione di emissioni imposta dal trattato.
Eppure di questo incontro si potrebbe dare anche una lettura positiva: dopo anni di aperto «negazionismo», Bush ha deciso di considerare l’evidenza dei cambiamenti climatici e non intende, quindi, creare un fronte di allineati anti-clima. Eppure è ancora restio all’idea di fissare scadenze e obiettivi come imporrebbe il Trattato di Kyoto e ancor più il post-Kyoto, ma preferisce tagliare le emissioni in percentuali volontarie stabilite dagli stati stessi.
Come mai allora Bush organizza un incontro di questo tipo? La stampa americana parla di pressioni da parte dell’opinione pubblica, impressionata dalle immagini delle recenti alluvioni in Gran Bretagna ed India, dalla siccità negli Stati Uniti occidentali e dallo scioglimento dei ghiacciai. Altre catastrofiche alluvioni hanno avuto luogo negli ultimi mesi anche in Africa, le più disastrose degli ultimi dieci anni nel continente. Di queste la stampa non ha parlato, ma nei mesi di luglio e agosto piogge torrenziali hanno colpito più di 500mila persone in 18 paesi africani e il World Food Programme delle Nazioni Unite è intervenuto con elicotteri e navi per salvare la popolazione. Togo, Ghana, Mauritania, Mali e Sudan fra i paesi più colpiti.
Non si conosce molto delle tematiche ambientali che Condolezza Rice metterà sul tavolo della discussione a Washington. Si sa però che la lettera di invitato all’incontro è stata mandata a Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna come rappresentanti dell’Unione Europea; e ancora Canada,Giappone, Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Messico, Brasile, Russia, Australia, Sud Africa e Nazioni Unite.
La densa settimana di appuntamenti statunitensi si chiude con la Clinton Global Initiative, il meeting annuale della Fondazione dell’ex-presidente. Come ogni anno l’incontro coincide con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite


e raduna a New York 1.000 rappresentanti del mondo politico mondiale, del mercato, delle Ong, fondazioni e accademie. Oggetto dell’incontro è come rispondere alle sfide del mondo globalizzato e anche qui i mutamenti del clima sono all’ordine del giorno.
Insomma, una settimana da seguire con attenzione, nella speranza che offra risultati politici importanti.

(24 Settembre 2007)