Il Mercurio nell’ambiente

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È presente nell’atmosfera a causa della polluzione industriale; nel terreno e nei fanghi si combina con sostanze organiche, trasformandosi in metilmercurio che, giunto al mare attraverso i corsi d’acqua, si accumula nel tessuto adiposo dei pesci.
In passato la situazione era aggravata dalla carenza di norme: ad esempio, in una zona del Canada abitata esclusivamente da Indiani, una fabbrica scaricò 10 tonnellate di mercurio dal 1961 sino al ’70, anno in cui fu dotata di un impianto di riciclaggio.
Ma il caso più eclatante fu quello di Minamata in Giappone, ove il mercurio utilizzato come catalizzatore per la produzione di acetaldeide fu scaricato per decenni (sino al 1966) entro il fiume che sbocca nella baia.
Gli abitanti della zona si cibavano prevalentemente di pesce, per cui le conseguenze furono devastanti: benché sussistano incertezze dovute ai rapporti di causa ed effetto, pare assodato che i morti furono un centinaio e, comunque, la maggioranza dei sopravvissuti sviluppò i sintomi dell’avvelenamento da mercurio («Idrargismo»).
Attualmente si usa il termine «Minamata Disease» per descrivere sintomi quali tremori e brividi involontari, deficit uditivi, restringimento del campo visivo, perdita dell’ equilibrio, difficoltà nella deambulazione e comportamenti anomali con improvvisi scoppi di risa e disturbi del linguaggio.