La mania dell’esotico

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Nel momento in cui si interviene su un ecosistema, privandolo della sua varietà «naturale» per piegarlo alla necessità di una omogeneità commerciale, si vede che, dopo qualche tempo, le nuove coltivazioni diventano meno fertili, le speranze di resa economica diminuiscono. E occorre integrare il terreno, mediante concimi, con le sostanze che le successioni di coltivazioni di grano, o di riso, o di soia, o di cotone portano via nel loro ciclo vitale, diverso da quello che il terreno originariamente ospitava. Le coltivazioni «omogenee», intensive, come si dice, sono esposte all’attacco di parassiti e richiedono l’applicazione di pesticidi; che alterano gli equilibri e la qualità degli ecosistemi e anche dei prodotti ricavati dalle colture intensive.

Lo stesso ragionamento vale quando viene distrutta la macchia o il bosco spontaneo per trasformarli in strade, in piattaforme di cemento o in prati «all’inglese», nel nome di un malinteso senso della bellezza, per cui si considera brutta e sporca la natura spontanea «selvaggia», e bello e pulito un prato ben livellato, salvo, anche qui, dopo breve tempo, constatare che i prati e gli alberi esotici si seccano, richiedono continuamente acqua e quasi si ribellano per essere stati messi nei posti sbagliati, a loro estranei.

Come si fa a spiegare che ogni volta che si ha a che fare con la natura bisogna lasciare che essa segua le sue leggi e regole, che le piante sopravvivono e vivono bene soltanto se le si lascia nella condizione che garantisce spontanei rapporti di collaborazione fra le varie specie?

Una rivoluzione culturale di questo genere sarebbe tanto più urgente in questi anni di frenesia di lavori pubblici e di costruzioni private, per cui si spianta qualsiasi cosa, si livellano le depressioni, si copre la terra di cemento a asfalto, salvo poi lamentarsi per l’effetto serra, per i mutamenti climatici, dimenticando che si tratta delle inevitabili conseguenze della distruzione del verde, l’unico depuratore naturale capace di eliminare il continuo aumento della concentrazione di quella anidride carbonica che, accumulandosi nell’atmosfera, ne fa aumentare la temperatura?