Un Parco in smobilitazione

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Il Comitato Parchi non intende qui ricostruire la lunga ed incredibile vicenda, la quale segnò anche, è bene sottolinearlo, l’inizio della disgregazione di tutti i Parchi italiani. Desidera invece dimostrare, con pochi ma chiarissimi esempi, come lo smantellamento dell’ex «Parco pilota» risulti ormai praticamente completato, senza che nessuno, nella comunità scientifica o nei mezzi di informazione, nel mondo culturale o nei gruppi ecologisti, abbia mai alzato un dito, o emesso qualche flebile gemito, per tentare di impedirlo, o almeno di arginarlo.
L’impresa più recente e vistosa del Parco è stata la soppressione di fatto del Centro Internazionale di Villetta Barrea, una struttura che sembrava destinata ad ospitare non soltanto un Centro Visita di grande richiamo, ma anche un Ostello della Gioventù aperto al miglior Volontariato italiano ed internazionale, ed una Sede ideale per tutte le Attività e le Manifestazioni culturali: artistiche, musicali, folcloristiche e sportive.
Ma non troppo diversa è la situazione del Centro Camoscio di Opi, ormai in abbandono completo nonostante le vibrate proteste del Comune, e dell’adiacente Area Faunistica, vuota da anni senza ragioni plausibili, mentre il Parco avrebbe dovuto ricostituirvi un piccolo branco di Camoscio d’Abruzzo, la più grande attrazione eco-turistica del villaggio. Del Centro Foresta di Val Fondillo, da tempo programmato e molto atteso, non si parla neppure più… E sì che Opi era stato il primo tra tutti i Comuni abruzzesi, nel lontano 1921 (esattamente 85 anni or sono!), a cedere in affitto ai promotori del Parco la cosiddetta Costa Camosciara, vale a dire la parte più inaccessibile della montagna, dove all’epoca si rifugiavano gli ultimi camosci sfuggiti allo sterminio.

Le ragioni di questa progressiva autodistruzione (cui moltissimi altri collaborano, se non altro per l’incredibile e complice silenzio che avvolge ogni cosa) sembrano assai ardue da comprendere, e ancor più difficili da spiegare. Prendendo ad esempio il caso di Opi, il rifiuto di riportare i camosci appare un mero atto di ostruzionismo, perché il Parco, grazie all’impegno della precedente gestione, dispone attualmente di una ricca popolazione di tali ungulati. Questi animali, in passato generosamente ceduti anche agli altri nascenti Parchi Nazionali d’Abruzzo, sono ormai fuori pericolo in Abruzzo: ed è proprio di questi giorni la notizia che l’ultimo censimento alla Maiella ne ha contati oltre 300 individui, discendenti dei 30 introdotti negli Anni Novanta; una decuplicazione che ha l’effetto non solo di disintegrare certe malevole critiche dell’epoca, ma anche di superare largamente ogni più rosea previsione.
Approfondendo poi l’analisi sul recente comportamento dell’Ente, emergono fatti e situazioni tali, da destare notevole perplessità e sconcerto. La scorsa estate lo Zoo di Monaco di Baviera, che in virtù dell’antico Gemellaggio e dei precisi accordi con la precedente Direzione del Parco si era assunto l’onere di allevare il camoscio appenninico, studiarne biologia e parassitologia e farlo conoscere meglio al grande pubblico europeo, ha continuato la restituzione dei giovani, inviando tre individui in ottima salute: che tutti pensavano destinati, come del resto sarebbe stato doveroso, all’Area Faunistica di Opi. Invece se ne sono perse le tracce, e


da successive indagini svolte superando incredibili cortine di silenzio ? l’opacità più cupa sembra infatti aver sostituito la trasparenza d’un tempo ? sembrerebbe che i poveri animali, trasportati segretamente in località lontana dal Parco, siano quasi tutti morti in circostanze ancora da chiarire.

Se si aggiungono a questo fatto le molte lacune e contraddizioni nella gestione e nell’informazione faunistica, le stragi di orsi, lupi e cervi degli scorsi anni, le enormi carenze delle attività di sorveglianza e di contatto con pastori e visitatori, e il dilagare degli abusi di ogni genere ? costruzioni, tagli illegali, invasioni di veicoli fuoristrada e di bestiame brado, bracconaggio, disaffezione del personale e via dicendo ? non desta troppa sorpresa il fatto che del «Parco di eccellenza» non si parli quasi più: e che persino la prestigiosa inclusione nella categoria dei Pan Parks, positivamente avviata fin dall’anno 1997, sia stata ormai di fatto soppressa, con la probabile futura attribuzione di questo importante titolo a qualche altro Parco abruzzese.
In definitiva, sembra ormai difficile negare che purtroppo il povero Parco, e con esso tutta la complessa realtà culturale, sociale ed economica collegata, stiano inesorabilmente precipitando in un profondo abisso, dal quale non sarà certo facile risollevarsi.

Alcune domande

Da queste considerazioni ora nascono numerosissime domande che il Comitato Parchi gira sperando che qualcuno degli interlocutori possa aiutare a chiarire i principali misteri.

– E’ vero che sul famoso abbattimento di migliaia di faggi avvenuto nell’anno 2001 senza alcuna autorizzazione in pieno Parco, nei dintorni di Pescasseroli, in zone sottoposte a speciali protezioni a livello europeo, è calata la nebbia più fitta ed ora tutto tace?
– E’ vero che il tanto conclamato disavanzo finanziario del Parco era dovuto solo ai continui tagli ministeriali dei fondi e ai ritardi eccessivi nell’erogarli?
– E’ vero che l’ecoturismo di qualità non frequenta più il Parco, e che quindi l’economia locale sta andando a rotoli?
– E’ vero che aver puntato soltanto sugli sport invernali, con un innevamento di durata, quantità e qualità non adeguate, ha portato gli impianti sciistici ai più rovinosi fallimenti, con cifre da capogiro tenute accuratamente nascoste?
– E’ vero che molti terreni nelle zone migliori del Parco sono stati accaparrati da faccendieri di provenienza esterna assai sospetta, e che circolano progetti di vaste lottizzazioni?
– E’ vero che nella famosa Seduta del 22 febbraio 2002, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, non vi erano né microspie né intercettazioni? E’ vero che la stessa Seduta si svolse a porte chiuse e venne registrata su ordine scritto del Presidente dell’Ente?
– E’ vero che la maggior parte dei Centri Visita, un tempo vanto ed attrazione del Parco, risulta ormai quasi permanentemente chiusa o abbandonata?
– E’ vero che il Parco sta rielaborando interamente, con enorme dispendio di danaro pubblico, un ottimo Piano territoriale già da tempo completato, forse per sanare gli abusi più vistosi?
– E’ vero che l’Ente sta perdendo, una dopo l’altra, tutte le cause più importanti, e


in particolare le molte vertenze di lavoro provocate dai suoi Responsabili?
– E’ vero che il Personale, ormai demotivato, viene continuamente dislocato a compiti diversi, lasciato privo di guida e tenuto all’oscuro delle reali vicende ed attività del Parco?
– E’ vero che ricercatori esterni non autorizzati dall’Ente, operando con la complicità di Autorità locali, usarono il richiamo di esche olfattive a base di pollo, inducendo così molti orsi a razziare nei pollai (fatto mai avvenuto in precedenza), e causando danni enormi, con insanabile disturbo e perdita per bracconaggio di vari individui, anche femmine?
– E’ vero che nell’ultimo quadriennio le perdite per bracconaggio di fauna protetta sono state ingentissime (si parla di circa una ventina di orsi), ma sono tenute accuratamente nascoste?