Lo zio d’America approda a Torino

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Il nuovo appuntamento è per lunedì 4 maggio alle 21 presso la sala conferenze del Museo regionale di Scienze naturali di Torino con la proiezione del film di Alain Resnais «Mon oncle d’Amérique» (1980).
Quale miglior film per aprire il dibattito sull’evoluzione sociale in occasione delle celebrazioni per l’anno darwiniano? Il lungometraggio, vincitore del premio speciale della giuria a Cannes nel 1980, è interamente girato in flashback con i ricordi dei tre protagonisti: Jean Le Gall (Roger Pierre), intellettuale funzionario della tv; Janine Garnier (Nicole Garcia), attrice di teatro; René Ragueneau (Gérard Depardieu), ex contadino diventato dirigente industriale. Tre storie parallele che si incrociano e s’intersecano con le teorie socio-biologiche narrate dalla voce fuori campo del neurofisiologo Henri Laborit.

Nato dall’incontro tra Resnais e lo scienziato francese che voleva inizialmente realizzare un corto pubblicitario per una casa farmaceutica mai portato a termine, il film espone le teorie di Laborit attraverso il passato dei personaggi, sin dalla vita intrauterina. I protagonisti sono considerati dal neurofisiologo alla stregua di topi di laboratorio che, per quanto si sforzino di capire e gestire le proprie pulsioni, non riescono a dare una spiegazione razionale ai propri comportamenti. Come spiega lo stesso Laborit, questo dipende dal fatto che l’evoluzione degli individui è determinata dal contesto sociale in cui vivono e dagli apprendimenti dei primi tre anni di vita. L’evoluzione della specie, insomma, è conservatrice, i nostri atteggiamenti prevedibili perché sono il risultato dei nostri impulsi primitivi.

Il film di Resnais si presenta come un’opera sui generis, una bizzarra sperimentazione in cui si mescolano il racconto scientifico e quello romanzesco. Un film drammatico in cui viene analizzato con estremo rigore scientifico il comportamento umano, portando per la prima volta sul grande schermo il ragionamento deduttivo.