Le posizioni di partenza dei Governi

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Riunione del gruppo Agw-Lca: gruppo dei paesi che sta mettendo a punto il trattato basato sulla «Road map di Bali»

Dopo una premessa del presidente: Michael Zammit Cutajar sulla esigenza di chiudere al più presto le questioni rimaste ancora aperte dopo l’ultima sessione negoziale di Barcellona, escluse le questioni per le quali occorrono le decisioni politiche di alto livello attese per il 16 dicembre, si è aperta la discussione, da cui sono emerse le seguenti posizioni:

La Cina ed il G77 hanno detto che l’attuazione piena del principio della responsabilità comune ma differenziata è elemento pregiudiziale per andare avanti nella discussione ed ottenere il loro consenso perché non accetteranno mai che venga scaricata sui paesi in via di sviluppo la responsabilità dei paesi industrializzati che hanno finora inquinato il pianeta e provocato i cambiamenti del clima.

Grenada e l’Aosis hanno detto che il testo deve mettere in maggior rilievo le esigenze di adattamento dei paesi delle piccole isole oceaniche e che deve prevedere un apposito impegno legalmente vincolante per i paesi industrializzati, che sono i maggiori responsabili dei cambiamenti del clima affinché siano obbligati a ridurre la loro vulnerabilità ai cambiamenti del clima e siano aiutati ad attuare il loro adattamento.

L’Unione europea ha detto che è più importante porre attenzione ed enfasi sugli impegni ed obblighi che devono essere assunti sul breve periodo (2020), piuttosto che polemizzare sul lungo periodo (al 2050) e che, in questo contesto, diventa fondamentale regolamentare e ridurre anche le emissioni del trasporto aereo e marittimo, finanziare le azioni di lotta contro la deforestazione nei paesi in via di sviluppo e migliorare i meccanismi di mercato idonei per favorire la ricerca di finanziamenti e per incrementare la disponibilità di risorse pubbliche e private.

La Federazione Russa ha chiesto che questo trattato deve essere unificato con quello riguardante il protocollo di Kyoto emendato e costituire un unico trattato omnicomprensivo e vincolante per tutti, in pieno accordo con quanto richiesto dalla Unione europea

L’Algeria, a nome dei paesi dell’Africa, ha detto che, indipendentemente dal fatto che si proceda con uno o con due trattati, rimane il fatto, per loro pregiudiziale, che i Paesi in via di sviluppo che non hanno attualmente impegni per il protocollo di Kyoto non dovranno prendere impegni quantificati e assumere obblighi vincolanti neanche per il futuro.

Il Giappone si è detto favorevole ad un unico trattato ma con obblighi differenziati per i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. La priorità per il Giappone è di fare presto ed arrivare ad un trattato vincolante entro e non oltre il 2010.

Riunione del gruppo Agw-Kp: gruppo dei paesi che sta mettendo a punto il protocollo di Kyoto emendato

Dopo l’introduzione del presidente: John Ashe che ha evidenziato come il testo elaborato da questo gruppo sia ormai quasi completato e che manca solo la quantificazione degli impegni, possibilmente ambiziosi, che dovranno essere assunti dai paesi industrializzati al 2020, è iniziata la discussione.

L’Unione europea, ha nuovamente evidenziato che bisogna arrivare ad un unico trattato ambizioso che contenga sia gli obiettivi a lungo termine, quali il contenimento del surriscaldamento terrestre al di sotto dei 2 °C ed il dimezzamento delle emissioni globali al 2050, rispetto al 1990, sia il percorso di riduzione delle emissioni sul breve (2020) e sul lungo periodo in termini di obblighi quantificati di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati, e di obblighi relativi a piani e ad azioni di mitigazione per i paesi in via di sviluppo, compresi gli impegni di adattamento verso i paesi più poveri. Di conseguenza le parti fondamentali del protocollo di Kyoto emendato dovranno confluire ed integrarsi in questo unico trattato.

La Cina ed il G-77 hanno espresso la loro profonda preoccupazione per l’insistenza che l’Unione europea ed i paesi industrializzati stanno continuamente mostrando per cancellare il protocollo di Kyoto emendato ed arrivare ad un unico trattato di Copenhagen. Il protocollo di Kyoto non può essere cancellato, quello in vigore riguarda la prima fase di impegni dei paesi industrializzati al 2012, quello emendato riguarda la seconda fase di impegni dei paesi industrializzati al 2020. La «Road map di Bali», approvata appunto a Bali nel 2007 con il consenso di tutti (Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo) non prevede alcun mescolamento o integrazione dei due trattati che rimangono distinti. Un accordo forte a Copenhagen significa obiettivi ambiziosi dei paesi industrializzati per la seconda fase del protocollo di Kyoto (il protocollo di Kyoto emendato attualmente sul tavolo negoziale), accompagnati da obiettivi ambiziosi per aiutare i Paesi in via di sviluppo, sia dal punto di vista finanziario sia da quello tecnologico, ad accelerare il loro sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista climatico ed ambientale, che da punto di vista economico e sociale.

A favore dell’impostazione dell’Unione europea si sono schierati: l’Australia, il Canada, il Giappone, gli Usa e la Federazione Russa. A favore dell’impostazione della Cina si sono schierati gli altri Paesi in via di sviluppo.

Solo le piccole isole oceaniche dell’Aosis non hanno dimostrato preferenze per nessuno dei suddetti schieramenti ma hanno espresso una posizione propria insistendo sul fatto che è assolutamente prioritario ed urgente che i paesi industrializzati devono ridurre le emissioni di almeno il 45% al 2020 (e non nell’intervallo 25-40%) e impegnarsi a ridurle di almeno al 95%, se non addirittura a zero entro il 2050, perché ne va della loro sopravvivenza. A favore dell’Aosis si sono schierati il Leshoto ed i paesi più poveri dell’Africa.

Il Costa Rica, infine, si è schierato con la posizione della Cina (due trattati distinti), ma sugli obiettivi richiesti dall’Aosis, evidenziando che nel protocollo di Kyoto emendato l’obiettivo dei paesi industrializzati dovrà essere una riduzione delle emissioni del 45% al 2020 rispetto al 1990 e che l’obiettivo ultimo del trattato basato sulla «Road map di Bali» sia fissato ad 1,5 °C di surriscaldamento massimo del pianeta e a 350 ppm di concentrazione massima di anidride carbonica atmosferica alla stabilizzazione