La scienza ispira l’arte di Verderosa

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Scienziato dell’arte, o meglio «artista scientifico», Nicola Verderosa spazia su diverse forme d’arte. La sua ultima specialità sono gli «sbalzi» su metallo, con attenzione particolare alla corporeità tangibile dei metalli

Raramente la scienza viene trasferita nell’arte. Quando capita, in genere, avviene per mano degli artisti di maggiore talento. Ci sono materie come la fisica, l’astronomia, la biologia, che sono all’apparenza così lontane dalla sfera dell’arte, che pare quasi impossibile abbinarle in un percorso artistico. Eppure c’è chi vi riesce, e anche con successo.

Nicola Verderosa, pugliese di Minervino Murge (Bari), residente a Torino da più di trent’anni, è uno scultore (e da poco anche scrittore) che nelle sue opere inserisce materie come astronomia, fisica e biologia, unendo come alchimie certezze scientifiche e istanze emotive. Si tratta, per così dire, di «romanzi scultorei» che testimoniano come le realizzazioni di questo artista siano caratterizzate dalla fusione fra tensione creativa, percezione oggettuale e dimensione «storica».

Ed è ormai imminente la sua prossima esposizione, con «Sinfonia italiana», alla rassegna «Restructura 2010» che si terrà nei prossimi giorni nei padiglioni del Lingotto di Torino.

In Verderosa è molto forte anche il legame con la fede cattolica, che ha espresso in 17 opere scultoree. Fondamentale, da questo punto di vista, l’incontro e l’amicizia con don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Un incontro tanto importante da essere il denominatore comune a molte delle sue opere: «Quella di don Tonino è stata una vicenda contrastante in una società moderna – spiega Nicola -. Nelle mie opere, come in una sorta di romanzo scultoreo, tento di stabilire un parallelismo fra ciò che è stato acquisito di diritto nella storia e le manipolazioni del malcostume umano in epoca moderna».

Religione, arte e scienza dunque, nelle opere di Verderosa. E fanno sempre parte della sua lunga serie di «Sinfonia italiana», le opere dedicate alla scienza. Nelle sue sculture, che spesso, durante le sue esposizioni, sono irradiate da luce rossa che sfiora il colore dorato, emergono opere come l’«Eclisse di Luna», realizzata per la tematica «Concerto torinese», in cui ha cercato di realizzare una sorta di armonia tra uomo e universo per la città che lo ha adottato.

È una scultura dalla forma snella che si slancia velocemente nello spazio infinito: «È come se la figura fosse spinta dal moto delle onde che si inanellano fino a raggiungere un quarto di Luna durante l’eclisse – spiega Verderosa -. Un’eclisse certamente astronomica, ma anche molto romantica». L’opera, infatti, rievoca in forma astratta anche la donna, che Verderosa giudica «mutevole come la Luna, che è anzi la Luna stessa, irraggiungibile come talvolta la donna sa essere».

L’astronomia, d’altronde, ha sempre affascinato l’artista barese, che ha anche realizzato una scultura dal titolo «L’uomo e l’astronomia»: un abbinamento tra astratto e reale, raffigurante una specie di grande cannocchiale proteso verso gli spazi infiniti, e una grande «clessidra» in acciaio e plastica, che induce a pensare alle pulsar, alle stelle di neutroni e all’uomo inteso come una costellazione infinitamente piccola, immersa nell’immensità dell’universo.

Le opere «spaziali», che si sono avvalse del giudizio critico di Walter Ferreri, dell’Osservatorio astronomico di Torino, si aggiungono a «L’uomo e la scienza», scultura che trae origine da un momento molto delicato della vita dell’artista pugliese. Musa dell’opera è ancora una donna, una sua amica, che ha deciso di laurearsi in Medicina e trasferirsi in Africa per svolgere volontariato. Ma l’impronta è anche scientifica: l’espressione artistica rende omaggio alla struttura dell’Rna, che è alla base dell’evoluzione della vita, e da questo arriva alla catena del Dna, per poi guardare al resto del processo biologico attraverso un grande occhio.

La scienza nell’arte di Verderosa trae spunto anche dalla fisica, con la scultura dal titolo «L’Uomo e la fisica», che ripercorre ancora l’evoluzione umana partendo dall’australopiteco, fino all’homo sapiens. Nell’opera l’artista rappresenta vari cicli, ognuno dei quali corrisponde a una catena di reazioni nucleari, dal ciclo del carbonio fino al ciclo del protone.

Tra i suggeritori delle sue opere scientifiche, ha anche avuto due «muse ispiratrici», autorevoli donne di scienza come Francesca De Michelis, fisico, e Eleonora Bargoni, biochimico: «Sono state due grandi donne italiane della ricerca – ricorda Verderosa in merito alle due compiante scienziate – che avrebbero meritato maggiore fama, considerando la loro importante carriera. Ad entrambe, dopo la scomparsa, è stato dedicato un convegno da parte dei loro rispettivi atenei, Politecnico e Università».

Scienziato dell’arte, o meglio «artista scientifico», Nicola Verderosa spazia su diverse forme d’arte. La sua ultima specialità sono gli «sbalzi» su metallo, con attenzione particolare alla corporeità tangibile dei metalli.