Fusione fredda – Perché in Grecia e non in Italia?

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Mentre il primo impianto da 1 MW sarà inaugurato a ottobre con la collaborazione delle grandi potenze (americana e sembra anche cinese), in Italia ci si accapiglia sul Nucleare Sì Nucleare No. È tempo di diventare un Grande paese: i suoi pionieri non possono essere lasciati soli o mandati via ancora una volta

L’Italia è a un bivio e come racconta il grande artista ticinese Yor Milano in una delle sue battute, quando sei ad un bivio imbrocca tutte e due le vie.

Può essere questo il senso della nota di Massimiliano Fanni Canelles Conoscere il nucleare sintetica quanto brillante rassegna sulla dipendenza energetica italiana dal Nucleare di altri paesi e sulle prospettiva di uscita dalla crisi energetica con le varie fonti di energia innovative tra cui la Fusione Fredda,sulla quale in modo illuminante scrive:

«E di grande impatto sembrano essere anche gli sviluppi dell’energia nucleare fredda, un sistema di fusione a bassa energia da sempre sottovalutato dalla comunità scientifica internazionale. Tale tecnologia si contraddistingue per i bassissimi costi di gestione e, grazie all’utilizzo di particolari catalizzatori, sembra riuscire a produrre grandi quantità di energia. Recenti test sperimentali hanno dimostrato una consistente produzione di energia ed hanno evidenziato la caratteristica scientifica della riproducibilità dell’esperimento. Dovessero pervenire ulteriori conferme, la scoperta di Focardi e Rossi costituirebbe una rivoluzione epocale per il mondo intero, per i citati costi bassissimi e per l’assenza di scorie e danni ambientali. Appare strano come nessun Paese manifesti interesse alla realizzazione di un impianto su larga scala. Solo la Grecia testerà nel prossimo autunno la prima centrale elettrica da 1 megawatt basata su questo brevetto».

Una stranezza che con poche eccezioni anche mediatiche (Rai, Radio 24, blog Panorama, e poi gli innumerevoli articoli scritti da questo portale, ecc.) notiamo nel dibattito sul referendum nucleare e sul futuro energetico dell’Italia che pare buio in ogni caso (se passa il Nucleare con la paura di una nuova Fukushima o Cernobyl, se non passa con la paura dei Black out o di costi energetici sempre più alti e il persistere della dipendenza dall’estero).

Così mentre in molte parti del mondo si guarda con speranza alla scienza italiana che a Bologna ha mostrato come si può produrre energia in grandi quantità in modo abbastanza sicuro con la Grecia che ospita il primo impianto da 1 MW che sarà inaugurato a ottobre con la collaborazione delle grandi potenze (americana e sembra anche cinese), in Italia ci si accapiglia in questi giorni sul Nucleare Sì Nucleare No (con costi diretti e indiretti non banali) e si lascia al proprio destino (e alle potenze straniere e per fortuna alla vicina Grecia) una delle più promettenti occasioni per produrre energia dal Nucleo a basso impatto ambientale di italicissima origine.

Eppure non sono mancate iniziative dal Centro Destra e dal Centro Sinistra negli ultimi dieci anni in questa direzione come quando alla fine degli anni Novanta il prof. Massimo Scalia, a quel tempo deputato dei Verdi, aveva promosso il finanziamento del progetto Enea diretto da Giuliano Preparata con il supporto di Carlo Rubbia, o quando il secondo Governo Berlusconi stava promuovendo il progetto italo giapponese di Iwamura/Celani di bonifica delle scorie nucleari tramite reazioni di trasmutazione nucleare a bassa temperatura. La scomparsa di Giuliano Preparata (il 24 aprile 2000), resistenze più o meno oscure di varia natura (culturale, e non solo) da parte di vari gruppi che fino a pochi mesi fa hanno contrastato con ogni mezzo lo sviluppo e il finanziamento pubblico della ricerca additandola come spazzatura (Ruocco Franchini Huinzenga ecc.) che doveva rimanere fuori dalla cosiddetta scienza ufficiale e dalle «sacre mura» della Sapienza (con scene su cui la storia della scienza avrà di che scrivere e forse non solo la storia), hanno fatto sì che gli sviluppi italici frenassero fino al rischio di chiusura dei laboratori di Frascati di Celani e altri eventi imbarazzanti che hanno colpito i vari Centri e protagonisti della ricerca.

Adesso ad oltre vent’anni da Fleischmann e Pons, grazie alla capacità di sintesi teorica e pratica del duo Focardi Rossi, che hanno ottimizzato quanto andava emergendo dalle varie esperienze, ci troviamo finalmente con un nuovo possibile fuoco per l’Umanità emerso in Italia dal genio italico e l’Italia che fa?

È una domanda a cui sarebbe il caso che, nel bailamme della lotta politica referendaria, qualcuno pensasse a rispondere. In gioco non solo l’Onore del Paese che festeggia i suoi 150 anni, ma anche forse il futuro energetico della Penisola sempre più incerto e soffocante con la benzina sulle tremila lire (40 anni fa costava 100 lire al litro), e le stesse fonti di approvvigionamento sempre più instabili.

Può essere utile concludere questa nota con le riflessione di Fanni Cannelles su cui riflettere da parte di tutti e in particolare da parte degli italiani e dei loro governanti che hanno oggi una responsabilità di dare valore al genio italico e di dare un futuro energetico al Paese:

«È probabile che la politica economica planetaria sia ancora troppo legata agli interessi delle multinazionali dell’energia e che certe autonomie nazionali non vengano viste di buon occhio. Dai tempi di Enrico Mattei serpeggia il sospetto che le “Sette Sorelle” possano costituire una sorta di cartello economico energetico strutturato sulle fonti fossili. Interessi ed equilibri ancora forti e determinanti, ma che stanno progressivamente perdendo potere, anno dopo anno. La globalizzazione, la presa di coscienza delle popolazioni africane, mediorientali ed arabe, l’esaurimento del petrolio e lo sviluppo di nuove fonti di energia ci stanno portando, quasi inconsciamente, verso una nuova forma di società. Non sappiamo se migliore o peggiore. Sicuramente sarà diversa da quella in cui siamo abituati a vivere».

L’Italia come nella storia potrebbe ancora giocare un grande ruolo per sé e per gli altri, ritrovando il suo orgoglio e la sua capacità competitiva legata all’indubbio genio dei suoi pionieri che non possono essere lasciati soli o mandati via ancora una volta. Abbiamo 150 anni ed è tempo di diventare un Grande Paese orgoglioso e organizzato. È questa la sfida che ci attende e a cui sono chiamati quanti amano il Belpaese, che deve cogliere questa occasione per unirsi per il futuro energetico e non solo dell’Italia e dell’Intero Villaggio Globale alle prese con i problemi di sopravvivenza ambientale e climatica verso uno sviluppo armonico e compatibile.