In Basilicata il primo pozzo… urbano

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Il pozzo petrolifero Alli 2 Or di Villa d’Agri, per la Ola, Organizzazione lucana ambientalista, sarà il pozzo simbolo della contestazione al saccheggio del sottosuolo e all’inquinamento dell’ambiente lucano e della salute umana

Non si ferma l’iter dell’Eni di costruire un pozzo petrolifero a ridosso del centro urbano. L’Organizzazione lucana ambientalista torna sul tema con dettagliati dati sulla salute dei cittadini e con alcune domande. «Il pozzo Alli 2 Or è voluto dall’Eni – sostiene la Ola – molto probabilmente perché si trova vicino all’oleodotto, così risparmierà in espropri, scavi e condotte aggiuntive, non è avversato dalla regione Basilicata e verrà realizzato e attivato per volontà del sindaco di Marsicovetere, Claudio Cantiani, abbagliato dalle promesse occupazionali ed economiche dell’Eni. Il sindaco è stato capace di andare oltre lo stesso governatore Vito De Filippo, il quale, dopo una serie di proteste pubbliche, aveva promesso di spostare l’Alli 2 Or dalla sua infelice posizione a ridosso dell’ospedale di Villa d’Agri».

Il Pozzo Alli 2 Or è un «pozzo urbano» con trivellazione orizzonatale, situato a circa 800 metri in linea d’aria dall’abitato (le cui case adesso perderanno valore commerciale), come dimostrano le foto, e a poco più di 1 km, sempre in linea d’aria dall’ospedale di Villa d’Agri, nel territorio di Marsicovetere, in provincia di Potenza, in barba ad ogni buona regola di rispetto e di buon senso delle zone abitate e dei luoghi di cura e di dolore.

«I pozzi estrattivi – continua la nota – come dimostra l’ampia cronaca nazionale e internazionale, possono esplodere e, se non esplodono, sono comunque causa di fuoruscite costanti sia di idrocarburi sia di idrogeno solforato. Nei loro dintorni si incrementano arrossamenti della pelle, degli occhi e delle vie respiratorie. Secondo la «Relazione sanitaria 2000», pubblicata dalla stessa Regione Basilicata, già nel 2000, a soli tre anni dall’apertura del centro oli di Viggiano, l’Istituto Mario negri Sud constatò un andamento delle patologie cardiorespiratorie civette in Val d’Agri in percentuali più del doppio rispetto alla media della Basilicata (46% contro il 19%).

«Se il pozzo Alli 2 Or sarà ad esempio come il Gorgoglione 2 della Concessione Gorgoglione oramai tristemente noto per gli allarmi continui per la fuoruscita di H2S e la puzza insopportabile, secondo la Ola, assisteremo a diverse evacuazioni precauzionali dei malati dall’ospedale di Villa d’Agri o a ricoveri coatti di operai minerari e cittadini. Come è capitato a 22 dipendenti dell’Elbe di Viggiano il 5 aprile 2011, sorpresi da una zaffata di H2S a 300 metri dal centro oli di Viggiano, oppure come l’incidente accaduto al pozzo Monte Alpi 1 Est nel territorio di Grumento Nova dove nel 2002 saltò la valvola del condotto del pozzo (blow-out) con nebulizzazione di petrolio greggio nel raggio di 1 chilometro sui boschi circostanti».

Pertanto il sindaco, primo responsabile della salute dei cittadini, viene a trovarsi in una posizione a rischio.

La Ola, alla luce delle ricerche scientifiche, invita i cittadini del suo Comune a leggere su internet sia la «Relazione sanitaria 2000» sia la «Proposition 65» dello Stato della California, «la quale ultima – conclude la Ola – obbliga tutte le compagnie petrolifere, ogni tre mesi, a pubblicare su giornali, manifesti e televisioni, un «warning», un avviso sulle potenzialità cancerogene, compresi i singoli pozzi estrattivi, della filiera del petrolio. Affinché i cittadini chiedano a Cantiani se, secondo lui, l’attività petrolifera è cancerogena solo per i californiani e non per i cittadini della Val d’Agri, e per chiedere alla Regione Basilicata (e a Cantiani stesso) il perché quello studio dell’istituto Mario Negri Sud fu interrotto nel 2000, 12 anni fa, mentre avrebbe dovuto essere un campanello di allarme per un monitoraggio costante».