Anche gli stadi consumano il suolo…

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suolo edilizia speculazione

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Sport da una parte e facili speculazioni dall’altra. Binomio quanto mai perfetto ora come ora. La cosiddetta «legge stadi» rappresenta il casus belli perfetto per giustificare gli ulteriori consumi di suolo e le enormi operazioni speculative che si celano dietro il provvedimento.

L’Istituto nazionale di urbanistica ha espresso in un comunicato stampa la forte preoccupazione per l’eventuale approvazione del decreto in discussione in commissione Istruzione in Senato.

Si sono prontamente mobilitati anche il Fondo ambiente italiano e il Wwf, che in una lettera urgente inviata in questi giorni al relatore del disegno di legge e ai membri della Commissione hanno allegato un documento in cui si mettono in risalto le principali criticità del provvedimento.

Le maggiori perplessità sembrerebbero derivare sia dal metodo di discussione adottato sia dai contenuti che presenta il Ddl.

Stiamo parlando di strutture centrali fondamentali per l’economia e il paesaggio delle nostre città e considerata la materia del quadro legislativo di riferimento, forse sottovalutata, è necessaria una seria e ponderata discussione in Aula e non il mero voto esclusivo della Commissione.

Ciò che preoccupa maggiormente è rappresentato dall’assoluta mancanza di misure compensative sotto il profilo urbanistico idonee a riequilibrare il maggiore consumo di suolo conseguente alla realizzazione di nuovi impianti sportivi.

Inoltre, la previsione di un periodo di soli 10 anni per il vincolo di destinazione d’uso ad attività sportiva degli impianti per l’acquirente potrebbe incentivare facili manovre speculative edilizie favorite da procedure estremamente semplificate.

Proprio oggi il Presidente del Consiglio Mario Monti ha aperto a Roma la conferenza internazionale Ocse, ribadendo, ancora una volta, che nel 2013 il nostro paese non rappresenterà più un problema per l’Eurozona e, tra i numerosi temi trattati, il Premier ha accennato anche alla «riforma stadi», un provvedimento a evidente stampo europeo che dovrebbe avere tempi di discussione più semplici ed assolutamente immediati.

Si tratta, però, di un decreto che appare in più passaggi eccessivamente disinvolto nel venire incontro alle esigenze delle società sportive e dei costruttori, tanto da segnare, se approvato in via definitiva, un netto passo indietro sui versanti della cultura della pianificazione, della tutela del paesaggio e del contenimento del consumo di suolo. Passo indietro che appare persino paradossale a pochi giorni dalla presentazione, da parte del governo, di un innovativo anche se perfettibile provvedimento di tutela del suolo agricolo.

Proposte, procedure e modalità che sembrano essere spinte da qualcosa, non sicuramente da motivi d’urgenza, ma allora da cosa?