Colosso alimentare Usa contribuisce ad annientare i Guarani

184
© Survival International 2015
Migliaia di Guarani vivono in piccole porzioni della loro terra ancestrale nella paura costante di essere sfrattati con la forza.

È coinvolto nello scandalo brasiliano della produzione di canna da zucchero responsabile di aver tenuto un’intera comunità indigena lontana dalla sua terra, di aver inquinato i corsi d’acqua e inflitto malattie e morte agli Indiani

Un colosso dell’industria alimentare Usa è coinvolto nello scandalo brasiliano della produzione di canna da zucchero responsabile di aver tenuto un’intera comunità indigena lontana dalla sua terra, di aver inquinato i corsi d’acqua e inflitto malattie e morte agli Indiani Guarani.
La Bunge, un’azienda Usa che commercia cereali a livello mondiale, è profondamente coinvolta nel fiorente mercato brasiliano dei biocarburanti e si procura canna da zucchero dagli agricoltori che si sono accaparrati la terra ancestrale dei Guarani.
Negli ultimi quattro anni, l’invasione della canna da zucchero, insieme ai macchinari e ai pesticidi ad essa collegati, ha rovinato la vita di una comunità di 225 Guarani dello stato del Mato Grosso do Sul. A denunciarlo è la stessa comunità, Jata Yvari, privata della sua terra per fare posto alle piantagioni.

Solo quest’anno, in questa comunità si sono suicidati due ragazzi, dell’età rispettivamente di 16 e 13 anni. Sono stati trovati impiccati agli alberi. È stato anche riferito che un camion dalla Bunge proveniente dalle piantagioni ha investito e ucciso un uomo.
«Noi Guarani non vogliamo più che venga piantata canna da zucchero nella nostra terra – ha denunciato la comunità a Survival International -. Le piantagioni danneggiano la nostra salute e quella dei nostri figli e degli anziani, e il veleno inquina l’acqua».
I Guarani raccontano che i pesticidi irrorati dagli aerei cadono sulla loro comunità, e che i macchinari e i raccolti sono lasciati marcire nei corsi d’acqua da cui la comunità dipende.
In una lettera chiedono che la loro terra sia demarcata e che Bianchi dell’area siano allontanati «perché con loro non abbiamo spazio per cacciare e pescare né per praticare le nostre tradizioni. Vogliamo preservare la foresta, ma loro la stanno distruggendo e ne ricavano denaro illegalmente».

La costituzione del Brasile e un accordo firmato tra le autorità e i Guarani obbliga il governo a mappare e proteggere tutta la terra guarani. Ma il programma è in stallo e mentre i Guarani aspettano, vedono la loro terra andare distrutta dall’avanzata inarrestabile della canna da zucchero.
Survival ha scritto alla Bunge ma la società ha dichiarato che continuerà a ricavare canna da zucchero da questa terra ancestrale dei Guarani fino a quando le autorità brasiliane non avranno pienamente classificato l’area come indigena.
All’inizio del 2012, dopo una campagna sostenuta da Survival insieme ai Guarani, una compagnia di biocarburanti costituita da Shell e Cosan, la Raizen, ha abbandonato controversi progetti di coltivazione della canna da zucchero sulla terra rubata ai Guarani.
«Molti dei biocarburanti prodotti in Brasile sono macchiati del sangue degli Indiani – ha commentato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International -. Chi li utilizza dovrebbe essere consapevole che la sua presunta scelta “etica” contribuisce alla morte e all’impoverimento degli Indiani Guarani. La Bunge deve seguire l’esempio della Shell e lasciare la terra guarani, senza nascondersi dietro la scusa di aspettare il riconoscimento ufficiale della terra, per il quale potrebbero occorrere decine di anni».