Basta piangere, piantiamo alberi

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Alternativa sostenibile

Piantare un albero, non è solo un tributo al nostro paesaggio, ma un dono prezioso all’ecosistema e all’umanità tutta, perché se è vero che lui resterà bellamente avvinto a quel territorio, l’ossigeno che produrranno le sue foglie potranno andar lontano, molto lontano, forse anche dall’altra parte del pianeta, miracolosamente spinte sulle ali dell’aria

Altro che Maya! Forse pochi conoscono le infauste conclusioni contenute nelle «ultime» considerazioni dell’«ultimo» paragrafo relative all’«ultimo» capitolo dell’opera a fascicoli «Insetti di tutto il mondo, osservarli, riconoscerli, classificarli».
Un «ultimo» ripetuto tante volte perché certo gli autori non si sarebbero compromessi con previsioni tanto drastiche che fossero state propinate all’inizio di tale lavoro: di cattive nuove non piace dirle a nessuno, anche se «lanciate» ad un pubblico ristretto di lettori-intenditori.
Ma che cosa scrivono i professori Giuseppe Maria Carpineto, Massimo D’Adamo e Alberto Zilli nelle ultime considerazioni dell’ultimo paragrafo relativo all’ultimo capitolo?
Parlando appunto di insetti, dopo aver scritto che «tanti», «piccoli», «prolifici» e «poco longevi» gli insetti vinceranno comunque molte delle sfide ambientali che toccano al pianeta, pur ciclicamente attraversato da glaciazioni, desertificazioni, cadute di asteroidi ed altri disastri, quei signori concludono che: «molte specie di insetti però si estingueranno quando il riscaldamento climatico col conseguente innalzamento del livello del mare costringeranno l’uomo ad abbandonare le pianure e – udite, udite! – a rifugiarsi in montagna, diffondendo l’agricoltura intensiva in ambienti che ancor oggi non conoscono l’impatto ambientale…».
A mio sommesso avviso dare tali previsioni (seppur rivolte ad un ristretto numero di d’appassionati e solo alla fine d’un celebratissimo lavoro) e non suggerire, meglio non attivarsi perché quelle non abbiano a verificarsi, ci fa respirare un’aura che sa un po’ di cinismo e d’alquanta ipocrisia!
Per ciò che riguarda il problema del riscaldamento globale, vediamo un po’ di capire cos’è successo e cosa sta succedendo nella nostra atmosfera, in quell’involucro gassoso composto prevalentemente d’ossigeno e azoto, ma anche da altri gas, quali anidride carbonica, che avvolge il nostro pianeta fino ad un’altezza di 300 Km ed è portatrice dei fenomeni climatici che attualmente ci preoccupano (vedi la recente tromba d’aria sull’Ilva a Taranto).
Succede che in essa da sempre si affrontano ossigeno ed anidride carbonica, ed è eterna lotta, segnatamente oggi che l’uomo sta interferendo massicciamente con le proprie emissioni carboniose.
In estrema sintesi, svariati milioni d’anni fa la comparsa delle alghe unicellulari, promotrici della fotosintesi clorofilliana, dovette arricchire di molto ossigeno la rarefatta atmosfera del nostro pianeta: sappiamo bene che tutto ciò ha permesso l’evoluzione di organismi più complessi, tra i quali anche l’uomo, che l’utilizzano per vivere.
E pensate che per le piante l’ossigeno rappresenta addirittura materiale di scarto, in quanto prodotto secondario, «indesiderato» della fotosintesi e come tale liberato in atmosfera.
Il «favore» è stato, per così dire, ricambiato da quegli organismi più complessi di cui sopra in quanto, respirando, liberano nell’aria anidride carbonica che costituisce invece «materia prima» per le piante.
Dunque, nella storia della nostra Terra, vi sono stati periodi in cui il sistema atmosferico era relativamente equilibrato perché la quantità di ossigeno scartata dalle piante era pari a quanto utilizzato attraverso la respirazione, l’ossidazione, la combustione.
Un’importante variazione di segno opposto a quella attuale s’è avuta però nel Carbonifero, in cui immense foreste vennero pian piano coperte di detriti, motivo per il quale le piante fossilizzarono ed il carbonio in esse contenuto venne sottratto in quantità al ciclo degli elementi, diventando poi quel petrolio e quel carbone che oggi noi bruciamo massicciamente apportando all’atmosfera, al clima e agli ecosistemi quei danni importanti che ormai sono sotto gli occhi di tutti.
Dal TG3/Leonardo e dalla trasmissione Geo & Geo abbiamo appreso che in molte parti del pianeta, in alcuni dei paesi più caldi e deforestati, col pericolo incombente che le temperature medie aumentino ancora di 3-4°C sino al 2050, le popolazioni locali stanno prendendo coscienza dell’essenzialità della propria flora autoctona e stanno piantando alberi per ricostruire le foreste perdute, o almeno parte: come quel Jadav Payleng, che in India settentrionale da solo ed in trent’anni ha costruito una foresta di 1.360 acri, dove ora vivono svariati uccelli, rinoceronti ed elefanti… persino tigri!
All’Onu, allora, ed ai governi dovremmo chiedere di più, visto che un sol uomo, dotato di mezzi modestissimi è riuscito a tanto, non per soldi ma per il bene di tutti.
Pur nel «nostro piccolo» noi del Corita (Comitato rimboschimento TA), affiliati Conalpa (Coordinamento nazionale alberi e paesaggio), cerchiamo con ogni mezzo lecito (anche creando eventi dai quali noi si raccoglie un po’ di denari…) di trovare un po’ di terra (qui da noi non è così facile… per piantarvi alberi, possibilmente di flora nostrale, e questo continueremo a fare anche quel giorno in cui qualche «cervellone» si inventerà le «aerovore» (= grandi macchine ad energia pulita che divorino l’aria carboniosa e restituiscano ossigeno).
Piantare un albero, allora, non sarà solo un tributo al nostro paesaggio, ma un dono prezioso all’ecosistema e all’umanità tutta, perché se è vero che lui resterà bellamente avvinto a quel territorio, l’ossigeno che produrranno le sue foglie potranno andar lontano, molto lontano, forse anche dall’altra parte del pianeta, miracolosamente spinte sulle ali dell’aria.
Come ci si augura potrà dire Benigni nella prossima, gettonatissima trasmissione TV, piantar alberi è un «meraviglioso privilegio» che potrebbe toccare a tutti!