Petrolio in mare tra Vasto e Ortona

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La chiazza d’idrocarburi avvistata sulle acque del mare Adriatico a largo delle coste abruzzesi è associata a uno sversamento stimato in circa 1.000 litri proveniente del campo petrolifero Rospo a Mare attivo al largo delle coste tra Abruzzo e Molise e non lontano dalle isole Tremiti. Dove potrebbe arrivare la marea nera

 

 

 

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È la piattaforma gestita da Edison «Rospo a Mare», nel mare Adriatico centrale tra Vasto e Ortona (Abruzzo), che ha destato le maggiori preoccupazioni per uno sversamento in mare d’idrocarburi avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 gennaio. Sono preoccupati i proprietari perché la piattaforma con i suoi 29 pozzi è stata, con il 32% del totale estratto a mare, la più produttiva di quelle italiane nel 2011; sono preoccupati gli amministratori per le ripercussioni sull’ambiente e l’economia delle popolazioni costiere; sono molto preoccupate e amareggiate le associazioni ambientaliste per le potenziali gravi situazioni sull’ambiente e sulla salute. Gravi situazioni che si potrebbero registrare in altri casi ma soprattutto per il mancato ascolto da parte del Governo che ha programmato e vuole potenziare un settore energetico, quale quello derivante da fonti fossili liquide (petrolio e gas), in evidente contrasto con uno sviluppo compatibile e sostenibile dal territorio e dalle popolazioni.
La chiazza d’idrocarburi avvistata sulle acque del mare Adriatico a largo delle coste abruzzesi è associata a uno sversamento stimato in circa 1.000 litri. L’allarme è stato lanciato dall’equipaggio della nave Alba Marina, nave di stoccaggio a supporto del campo petrolifero Rospo a Mare attivo al largo delle coste tra Abruzzo e Molise e non lontano dalle isole Tremiti.
Dopo l’allarme Edison ha emesso il solito comunicato rassicurante: «Si informa che sono in corso gli interventi di emergenza a seguito dell’avvistamento di una macchia presso il Campo petrolifero Rospo Mare che si trova nell’offshore Adriatico di fronte alla costa abruzzese, a circa 20 km a est della città di Vasto. La tempestiva attivazione delle misure di emergenza ha consentito di fronteggiare con efficacia l’inconveniente senza ripercussioni per l’ambiente marino e le coste. Le operazioni aeree, che hanno visto l’impiego dell’elicottero Edison e dell’Atr della Capitaneria, al momento non hanno individuato la presenza di greggio in superficie, evidenziando soltanto una scia iridescente nei pressi del campo (già arginata). Sono al lavoro unità di sommozzatori per valutare l’integrità delle condotte sottomarine che portano la produzione di idrocarburi dal fondo del mare alla Fso Alba Marina».
La stessa società sul sito ufficiale rassicura sulle proprie capacità di gestione delle emergenze e pubblica un video sulle esercitazioni in caso di emergenza. La società afferma che: «Il campo di Rospo a Mare è in grado di arrestare la produzione in qualsiasi momento grazie a un sistema sia di telecontrollo – nella base di Santo Stefano – sia di intervento diretto dalle piattaforme e dalla Fso Alba Marina. L’intero campo è fornito delle dotazioni di sicurezza previste dal Codice della Navigazione e dalle Leggi Minerarie e svolge periodicamente esercitazioni di emergenza volti ad assicurarne la massima sicurezza». Le immagini rassicuranti si riferiscono a un’esercitazione con il mare calmo, calmo come una tavola, situazione pressappoco verificatasi anche in occasione del recente sversamento con un mare mosso o poco mosso; possiamo dire che è andata bene: sversamento limitato (circa 6 barili di petrolio) e mare poco mosso.
Certo si dovranno individuare con precisione le cause dell’incidente che al momento restano da verificare. Ha chiederlo sono anche le associazioni ambientaliste in testa Legambiente il cui presidente dell’Abruzzo, Angelo Di Matteo, ha dichiarato: «Occorre accertare al più presto le cause, individuare i responsabili, verificare il livello delle misure di sicurezza attive sulle piattaforme e sulla nave di appoggio, e valutare infine gli eventuali danni ambientali. I rischi delle attività di estrazione, stoccaggio e trasporto degli idrocarburi sono sempre più evidenti e devono far riflettere sul tentativo di deriva petrolifera che, fortemente propagandata nella proposta di Strategia energetica nazionale, il ministro Passera vuole impartire al Bel Paese».

Pozzi-adriaticoLegambiente solo lo scorso luglio ha pubblicato un interessante dossier da titolo «Trivella Selvaggia. Il mare italiano minacciato dai pirato dell’oro nero» nel quale analizza e descrive l’anomala politica del Governo italiano nella convinzione che con l’incentivazione alla ricerca ed estrazione degli idrocarburi si possa avere un nuovo slancio per l’economia del Paese.
Nel rapporto si evidenzia come i dati sulle disponibilità in Italia d’idrocarburi tra terra ferma e mare dimostrano che la volontà del rilancio delle attività estrattive, previsto nella nuova Strategia energetica nazionale, non è poi tanto strategica. Sembra che l’intenzione del ministero dello sviluppo economico sia proprio quella di avviare nuove trivellazioni per creare 15 miliardi di euro d’investimento e 25mila nuovi posti di lavoro. Un settore destinato a esaurirsi in pochi anni, come sostenuto dallo stesso Ministero nel Rapporto annuale 2012 della sua Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche: «Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l’olio».

Il mare Adriatico è un mare stretto e lungo dove i venti dominanti che condizionano la direzione delle mareggiate sono NO-SE mentre le correnti dominati, come indicato dall’Atlante delle correnti superficiali dei mari italiani (1982), curato dall’Istituto idrografico della Marina Militare, formano celle convettive che spingono gli sversamenti provenienti dalle zone interessate all’estrazione d’idrocarburi, potenzialmente soggette a incidenti più o meno gravi come quello verificatosi la notte tra il 21 e 22 gennaio, prima lungo le coste molisane e pugliesi e dopo lungo tutta la costa Adriatica.
Tale incidente anche se di modesta entità e subito tamponato dai mezzi di emergenza deve far riflettere sulla reale opportunità economica offerta dal potenziamento del settore dell’estrazione petrolifera nel mare Adriatico, come nello Ionio e nello stretto di Sicilia. Attività a rischio d’incidente che in Italia poco aggiunge alla soluzione dei gravi problemi economici del paese e che sicuramente potrebbe mettere a rischio, anche con l’efficienza dei servizi di emergenza delle compagnie petrolifere, il settore della pesca e del turismo vere risorse economiche per le popolazioni costiere in grado di trainare l’economia d’intere regioni.

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