Una ricetta autodistruttiva

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Nel mondo c’è chi riesce, con coraggio e fantasia, a realizzare straordinari progressi, ma anche chi sa specializzarsi nel retrocedere a occhi bendati, fino a precipitare nell’ovvietà dell’autodistruzione.

A Capri, per salvare i piccoli uccelli migratori il medico svedese Axel Munthe era riuscito a far vietare la caccia fin dal 1934. In mille altre isole del globo, anche non favorite dal clima e meno dotate di colori e sapori mediterranei, gli abitanti riescono ad attrarre flussi di ecoturismo nelle basse stagioni, organizzando riserve ornitologiche e safari fotografici sempre più ricercati dagli appassionati.
Alle Tremiti pare invece che la buona ricetta turistica sia racchiusa piuttosto nelle sparatorie. E non si dica che sarà festa solo per i locali, perché ben presto nel nome della parità dei diritti arriveranno richieste e pressioni dei nativi non residenti, e poi via via quelle di tutti i parenti, amici e conoscenti. Di certo, non si sarebbe potuto inventare miglior metodo per scoraggiare chi voleva venire, anche da lontano, a cercar pace, armonia e silenzio nelle Isole Diomedee.
Scoprimmo l’incanto delle Tremiti circa mezzo secolo fa, era un vero paradiso tra pinete, calette, acque azzurrissime, bianche rocce e richiami di uccelli: e tali le descrivemmo poi nelle Guide alla Natura, auspicando non solo la riserva marina e terrestre, ma anche la creazione di un parco blu internazionale tra Pianosa e Pelagosa, per ammirare le meraviglie sottomarine, salvare le nidificazioni delle berte, favorire il ritorno della foca monaca… Ma oggi sembra che il loro destino, tra gli affari dell’industria armiera e la corsa verso l’analfabetismo ecologico di ritorno (functional illiteracy), sia proprio quello di allontanarsi sempre più dall’Europa.