Ecco perché viviamo più degli altri

163

Gli italiani vivono più a lungo degli altri, collocandosi al secondo posto nel mondo come aspettativa di vita. Certamente è effetto della qualità dei cibi e della dieta mediterranea ma anche di un Sistema di assistenza sanitaria pubblico ed a libero accesso per tutti. Un Sistema sanitario che consente anche a chi non ha la carta di credito o il portafogli ben ricolmo di avvalersi di medici, ospedali, laboratori ed ambulatori di sufficiente qualità

Questa rubrica è dedicata alla salute ed a tutto il mondo che gira attorno ad essa. Poche parole, pensieri al volo, qualche provocazione, insomma «pillole» non sempre convenzionali. L’autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande.

La notizia è di quelle che dovrebbero indurre ad aprire un serrato dibattito su cause e concause. Eppure ci pare che, tranne qualche organo di informazione alla ricerca della notizia da annoverarsi fra le «curiose» e qualche servizio di costume, non ci sia stata una grande volontà di approfondire o di capire. Ci riferiamo alla notizia, rimbalzata a partire dall’affermazione del «Lancet» (non un organo di informazione medica qualsiasi), secondo cui gli italiani vivono più a lungo degli altri, collocandosi al secondo posto nel mondo come aspettativa di vita e ponendosi in graduatoria molto meglio di altri popoli, come quello inglese o tedesco, che troppo spesso arricciano il naso nei nostri confronti.
Nell’ambito di ben 187 paesi studiati massicciamente (cinque anni) da 486 ricercatori è emerso che chi nasce in Italia ha speranza di vivere mediamente sino ad 81,5 anni mentre, per fare un esempio, gli inglesi si fermano mediamente ad 80 primavere. I dati del «Global burden of disease», l’imponente studio sulle aspettative di vita nel mondo, parlano chiaro e sembrano mettere in scacco coloro i quali sembrano votati alla lamentazione cronica ed al pessimismo senza sbocchi.

All’immediata reazione (in parte stizzita) dei britannici ed all’altrettanto repentina risposta di molti altri («ma com’è possibile? Un Paese scassato e senza regole che riesce a far meglio di tutti gli altri!») ha fatto seguito un’analisi abbastanza superficiale sulle possibili cause di cotanto scandalo.
Forse è perché mangiamo meglio ed in modo più sano, certamente. Dieta mediterranea, frutta e verdura in abbondanza, olii più sani (olio extravergine di oliva anziché grassi animali) fanno la loro parte sia in termini di mancata dannosità dell’apparato cardiocircolatorio sia in termini di benefici dovuti proprio alle capacità «benefiche» di olii più ricchi di grassi polinsaturi, di fibre, di vitamine ed antiossidanti.
Forse è perché ci limitiamo al bicchiere di vino (magari rosso) a pasto anziché eccedere in birre e superalcolici come accade già da giovane età fra gli anglosassoni ed i conterranei della Merkel.
Forse ancora perché nonostante i costi non disdegniamo il consumo di pesce (anche «povero») a discapito dell’abuso di carni sottoforma di hamburger o würstel non sempre delle migliori qualità.
Forse per tutte queste cose, certo.

Noi però siamo fra i sostenitori di un Sistema di assistenza sanitaria pubblico ed a libero accesso per tutti. Un Sistema sanitario che consenta (e consente) anche a chi non ha la carta di credito o il portafogli ben ricolmo di avvalersi di medici, ospedali, laboratori ed ambulatori di sufficiente qualità.
È per questo che riteniamo che l’aria pulita faccia la propria parte e, con quella, della buona frutta fresca, dell’ottima verdura, del pesce cotto in maniera semplice ed una croce (ma solo una croce, non di più) di olio extravergine di oliva. Ma, con altrettanta forza, siamo convinti che il nostro Sistema sanitario nazionale, con le sue pecche ed i suoi limiti, con i ticket a volte troppo alti ma anche con le esenzioni dai ticket a volte troppo generose, con ambulatori a volte ben lucidati ed a volte troppo trascurati, con un personale talora non perfetto ma molte altre volte assolutamente straordinario, ecco, questo Sistema sanitario che ha troppe falle per esser considerato perfetto è comunque un modello da migliorare e perfezionare e non un corpo morto di cui liberarsi. Come vorrebbero troppi esperti nel lamento di professione e troppi furbi impegnati a tirare la volata ad un sistema che, al posto di quello attuale, si basi principalmente sul privato (e sul ritorno economico d’impresa). Siamo convinti che il bambino della sanità che funziona non deve assolutamente buttato via insieme all’acqua sporca degli sprechi e delle inefficienze che pure ci sono e che vanno duramente colpiti.
Se viviamo più degli inglesi e dei tedeschi sarà anche merito del sole e del mare. Ma, sia consentito dirlo con un po’ di orgoglio, è anche merito di chi ogni mattina si mette al lavoro in una sanità di proprietà dello Stato (e quindi dei cittadini) e che ha come scopo ultimo non il profitto ma quello di regalare anni alla vita e vita agli anni.