Si riparla dell’influenza aviaria

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L’H5N1 si è modificato diventando H7N9 un virus più aggressivo e letale del precedente. È apparso prima in molti Paesi del Sudest Asiatico confinanti con la Cina ed ora sta dilagando in quest’ultima nazione. Conosciamo già la reticenza delle autorità cinesi a dare informazioni sanitarie sui loro cittadini, quello che oggi possiamo apprendere dai sanitari cinesi è che per ogni 5 ricoveri di malati di influenza aviaria, uno non supera la crisi e muore

Sembrava una minaccia di pandemia superata, un rischio per l’umanità scampato dopo le preoccupazioni dell’Oms all’indomani della comparsa nel 1997 del virus H5N1, meglio conosciuto come virus dell’influenza aviaria. Questo è un virus ad alta patogenicità, veicolato dagli uccelli e trasmesso attraverso le loro deiezioni a tutto il mondo animale che può infettare l’uomo.
In Italia questo letale agente patogeno, in una variabile meno aggressiva, si è trasferito ad alcuni umani tra il 2004 e l’anno successivo. A quel punto virologi e epidemiologi hanno allertato tutte le nazioni del pianeta sul rischio di una disastrosa pandemia planetaria. Per fortuna la situazione dopo un po’ è tornata sotto i livelli di guardia. Fino a quando alcune settimane fa questo microscopico killer è tornato a far parlare di sé. L’H5N1 si è modificato diventando H7N9 un virus più aggressivo e letale del precedente.
È apparso prima in molti Paesi del Sudest Asiatico confinanti con la Cina ed ora sta dilagando in quest’ultima nazione. Conosciamo già la reticenza delle autorità cinesi a dare informazioni sanitarie sui loro cittadini, quello che oggi possiamo apprendere dai sanitari cinesi è che per ogni 5 ricoveri di malati di influenza aviaria, uno non supera la crisi e muore. Oltre questo non ci è dato di sapere quanti individui sono stati colpiti dall’influenza.
Uno dei maggiori esperti dell’Oms che sta studiando l’evoluzione di questo evento patogeno è il prof. Keiji Fucuda il quale ha dichiarato alla stampa: «questo virus è uno dei più letali che medici e autorità sanitarie abbiano mai affrontato». Per lo scienziato dell’Oms questa minaccia se dovesse allargarsi e trasformarsi in una pandemia, potrebbe essere catastrofica per l’umanità al pari della famosa «spagnola» del 1918 che solo in Europa fece decine di milioni di morti.
Esistono già procedure emanate nel 2005 dall’Organo mondiale di sanità per contenere questa minaccia, tra queste: abbattimento totale di uccelli e galline da allevamento con sospetto di malattie da virus aviario, sospensione drastica in tutti i Paesi del mondo della caccia agli uccelli, vaccinazioni di massa.
Per alcuni scienziati la recrudescenza di questo virus è un po’ sospetta e questo ci riporta a novembre del 2011 quando i ricercatori olandesi dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell’influenza aviaria H5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una possibile pandemia. All’annuncio di questo risultato, fu alzata una violenta protesta da parte di molti scienziati della Terra, perché nel pubblicare i risultati del riuscito sperimento della variante del virus aviario, si erano date indicazioni su come arrivarci.
«Un occasione “appetitosa” per terroristi e teorici dell’Alt alla sovrappopolazione umana, una vera è propria arma di distruzione di massa!», avevano esclamato molti studiosi e scienziati anche italiani. Questa variante prodotta dai ricercatori dei Paesi Bassi, secondo molti studiosi contrari a questo esperimento, è un virus patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia in grado di uccidere la metà della popolazione mondiale. Infatti la sua capacità di diffusione si è dimostrata «molto efficace» in esperimenti sugli animali e in particolare sui furetti, che hanno un sistema respiratorio molto simile a quello umano.
Per i ricercatori dei Paesi Bassi nessun problema, anzi! Per questi è stata un’iniziativa utile all’umanità perché così è possibile valutare in tempo le migliori difese mediche e sanitarie per combattere questo agente patogeno, qualora «un giorno» avesse deciso di modificarsi e diventare più aggressivo e contagioso. Nessun rischio per l’umanità, sempre secondo gli olandesi, tutto si è sviluppato nel massimo rigore di sicurezza e all’interno dei laboratori, pertanto nessun rischio di fuga esterna. Ora però il virus H5N1 si è trasformato il H7N9, diventando molto più aggressivo e contagioso del precedente… una coincidenza?