Quale programma per la tutela dell’ambiente?

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Il palazzo di Montecitorio a Roma

Qualcuno dovrà rinunciare ad alcuni punti del programma elettorale e magari soffermarsi solo sulle parti più comuni in modo da raggiungere alcuni scopi per la tutela dell’ambiente nel caso si vada prima del previsto alle urne. Molti punti in comuni altri divaricanti. L’agenda lasciata da Clini

Ieri il Presidente del Consiglio dei ministri incaricato, Enrico Letta, ha giurato sulla Costituzione con il gruppo di neo Ministri davanti al Presidente della Repubblica e oggi si presenta davanti alle Camere per il voto di fiducia. Dopo tre mesi di campagna elettorale e 62 giorni dalla data delle votazioni un Governo è pronto a presentare un programma di governo per gestire le emergenze e le priorità nel Paese.
Il Governo, che il ri-eletto Presidente della Repubblica ha tenuto a precisare politico, precisazione necessaria e utile per creare un distacco tra il Governo di Enrico Letta e il precedente Governo Mario Monti, da molti individuato come il «Governo del Presidente» e dal «Gruppo dei saggi» nominati da Napolitano in attesa della nomina del nuovo Presidente della Repubblica, è composto di 21 Ministri di cui 3 tecnici, 9 aderenti al Partito Democratico (Pd), 5 al Popolo della Liberta (Pdl), 3 a Scelta Civica e 1 ai Radicale.
Consapevoli che l’ambiente, il paesaggio e la qualità della vita sono temi trasversali a tutta la politica del Governo cerchiamo di comprendere chi opererà come Ministro, e i contenuti dei programmi elettorali dei principali partiti politici che hanno costruito il Governo «Letta» e che non possiamo che definire «Governo di scopo». Tra i 21 ministri hanno giurato Andrea Orlando (Partito Democratico), ministro dell’Ambiente, Massimilano Bray (Partito Democratico), ministro Beni e Attività Culturali, Maurizio Lupi (Popolo delle Libertà), ministro Infrastrutture e Trasporti e Flavio Zanonato (Partito Democatico), ministro allo Sviluppo Economico.
Scorrendo i programmi presentati durante la campagna elettorale dei due principali partiti politici da cui provengono i Ministri impegnati nei temi della tutela dell’ambiente e del paesaggio s’individuano alcune coerenze sui principi generali ma anche differenze sostanziali.

Nelle pagine del programma del Partito Democratico sotto la voce «Sviluppo Sostenibile» si legge: «Una politica industriale – integralmente ecologica – è la prima e più rilevante di queste scelte. Noi immaginiamo un progetto Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, d’innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale»; mentre nella parte dedicata ai «Beni Comuni», si legge: «Per noi salute, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di principio, non deve esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni di tutti e di ciascuno e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese. I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell’acqua come bene non privatizzabile. L’energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile».

Nelle pagine del programma del Popolo della Libertà sotto la voce «Ambiente, green economy e qualità della vita» sono riportati una serie di punti: «Nuovo piano per il riassetto idrogeologico del Paese; Messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, da realizzare attraverso benefici fiscali e finanziamenti agevolati; Rifiuti: realizzare cicli integrati regionali di smaltimento, con l’obiettivo dell’autosufficienza; incentivare la raccolta differenziata e la riduzione della produzione dei rifiuti; Valorizzare il sistema dei parchi e delle aree protette, attraverso l’uso della leva fiscale, per favorire nuove imprese e occupazione; Green economy: puntare su quattro settori strategici: eco-innovazione, fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti e mobilità sostenibile; Tutela degli animali da compagnia e affezione e cancellazione delle spese relative agli stessi dal redditometro; Misure contro gli abbandoni degli animali come strumento di lotta al randagismo; Smart Cities: dare impulso allo sviluppo delle città – intelligenti -, coinvolgendo capitali privati e utilizzando stimoli fiscali; Nuovo rapporto sinergico ambiente – turismo». Molto interessante è l’analisi dei contenuti del punto del programma del Popolo delle Libertà dedicato alle «Infrastrutture» dove tra i vari punti è riportato «Uso della leva fiscale (sotto forma di credito d’imposta) per lo sviluppo delle infrastrutture e project financing; Piano generale per la mobilità urbana sostenibile; Potenziamento della logistica e del trasporto merci; Nuova legge obiettivo “Infrastrutture per l’Italia”: azioni mirate per snellire le procedure e approvare più velocemente le infrastrutture necessarie per il paese; Progetto “Adotta una infrastruttura”: chi finanzia un progetto infrastrutturale, di un elenco stabilito dallo Stato, può detrarre dalle imposte il 90% del contributo e partecipare alle attività di controllo della realizzazione dello stesso; Realizzazione, nei tempi europei, delle linee ferroviarie ad alta velocità, a partire dalla Torino – Lione e potenziamento della rete ferroviaria nazionale; Completamento del processo di regionalizzazione dell’Anas; Rilancio dell’iniziativa di liberalizzazione e privatizzazione delle reti infrastrutturali e dei pubblici servizi, come da D.L. 138 del 13 agosto 2011».

Come si legge tra i contenuti generici dei programmi ci sono delle parti comuni e dei principi esclusivi. La realizzazione delle grandi infrastrutture, come la Tav Torino – Lione, sono oggetto comune della strana maggioranza e saranno oggetto di grande dibattito con quella che sarà l’opposizione in Parlamento, Sinistra Ecologia e Libertà (Sel) e Movimento 5 Stelle (M5S). Ma quelle liberalizzazioni sicuramente saranno oggetto di grande dibattito come pure quelle azioni mirate per snellire le procedure e approvare più velocemente le infrastrutture necessarie per il paese.
Il Presidente della Repubblica parlando subito dopo il nuovo presidente del Consiglio, ha chiesto «spirito di ferma coesione… senza conflittualità e pregiudiziali, e con reciproco rispetto». Dal giorno dopo le elezioni si e ipotizzato il ritorno alle urne, ma con la nomina del Governo politico, nominato secondo la prassi della nostra democrazia parlamentare come ha precisato Napolitano, credo che pochi avranno interesse a non farlo durare nel tempo. Qualcuno dovrà rinunciare ad alcuni punti del programma elettorale e magari soffermarsi solo sulle parti più comuni in modo da raggiungere alcuni scopi per la tutela dell’ambiente nel caso si vada prima del previsto alle urne.