«Orgogliosi, non primitivi»

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foto di Jason Tayler, Survival International
Esponente Dongria Kondh

Sconfiggere i pregiudizi verso i popoli tribali. «È assurdo che gli stranieri vengano ad insegnarci lo “sviluppo”. Come possono portare sviluppo distruggendo l’ambiente che ci fornisce cibo, acqua e dignità? Voi dovete pagare per fare un bagno, per mangiare e persino per bere acqua. Nella nostra terra, noi non dobbiamo comprare l’acqua, e possiamo mangiare ovunque gratuitamente»

Survival International ha lanciato una nuova, rivoluzionaria campagna in India, per minare un pregiudizio, molto radicato nel paese, che dipinge i popoli tribali come «arretrati» e «primitivi». Simili stereotipi sono spesso utilizzati per giustificare il furto delle loro terre e i tentativi di costringerli a cambiare stile di vita.
La campagna, intitolata Orgogliosi, non primitivi (Proud not primitive) dimostra che i popoli indigeni non sono congelati nel passato; al contrario, hanno buone ragioni per essere orgogliosi dei loro stili di vita autosufficienti e sostenibili, sviluppati e perfezionati nel corso delle generazioni.
Sebbene non siano ricchi in termini monetari, i popoli tribali che ancora vivono nelle loro terre godono di altre forme di ricchezza: «Ci considerate poveri, ma non lo siamo. Produciamo con le nostre sole forze diverse varietà di grano, e non abbiamo bisogno di soldi», ha dichiarato un uomo Bhil.
«Sostengo la campagna “Orgogliosi, non primitivi” – ha raccontato a Survival International un membro della tribù Toda di Tamil Nadu -. So bene quello che la terra significa per le nostre comunità… Preferiamo vivere nella foresta piuttosto che essere reinsediati in una città, perché questa foresta è la nostra casa… Qui possiamo raccogliere quello che la terra ci offre e siamo più felici che in città».
In India, i popoli indigeni vengono apertamente descritti come «primitivi» e «arretrati» nei media, dagli industriali e dai funzionari governativi.

Persino l’Ufficio Nazionale del Turismo Indiano in Italia, che dovrebbe valorizzare all’estero le ricchezze culturali del paese, sul suo sito internet definisce i popoli indigeni che abitano le Isole Andamane come uomini «dell’età della pietra» e con stile di vita «primitivo»; tribù «ostili» che sono state «ammansite… per merito degli sforzi governativi». Survival International Italia ha scritto all’Ufficio del Turismo per chiedere che il testo sia cambiato ma, ad oggi, non ha ricevuto alcuna risposta.
Il pregiudizio sulla presunta arretratezza dei popoli tribali è all’origine di gran parte dei maltrattamenti che essi subiscono: sfratti dalle terre ancestrali e gravi violazioni della loro dignità e dei loro diritti.
L’idea che i popoli indigeni siano «arretrati» e bisognosi di «sviluppo», che abbiano bisogno di essere integrati nella «società dominante» e che grandi progetti di sviluppo come dighe e miniere possano portare loro «benefici», è molto diffusa in tutta l’India, ma anche in altre parti del mondo. Alla base c’è la convinzione che gli «esperti» sappiano cosa è meglio per loro mentre i diritti alla terra e all’autodeterminazione degli indigeni vengono completamente ignorati.
«È assurdo che gli stranieri vengano ad insegnarci lo “sviluppo” – ha dichiarato Lodu Sikaka, un leader dei Dongria Kondh dell’Orissa -. Come possono portare sviluppo distruggendo l’ambiente che ci fornisce cibo, acqua e dignità? Voi dovete pagare per fare un bagno, per mangiare e persino per bere acqua. Nella nostra terra, noi non dobbiamo comprare l’acqua, e possiamo mangiare ovunque gratuitamente».

La campagna «Orgogliosi, non primitivi» si prefigge di combattere questi pregiudizi. L’opinione pubblica, i funzionari del governo indiano, studiosi e giornalisti sono incoraggiati a partecipare alimentando un movimento capace di cambiare il modo in cui l’India considera i suoi popoli tribali.
Fintanto che questi pregiudizi prevarranno, i diritti dei popoli indigeni continueranno ad essere violati. Quando vengono privati della loro terra, gli indigeni perdono anche la loro autosufficienza, la loro dignità e tutto ciò che li rende ricchi. Per questo, i loro diritti alla terra e all’autodeterminazione devono essere rispettati.