Per il Fiora no rinaturalizzazione ma cemento

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Un tratto del fiume Fiora

La decisione della Regione Lazio non tiene presente delle istanze dei cittadini, né tantomeno del parere negativo della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio (la zona è sotto vincolo archeologico, civiltà del Rinaldone, presenze Villanoviane ed Etrusche)

Profonda delusione dei cittadini di Montalto di Castro per la decisione della Regione Lazio di voler intervenire sulla foce del fiume Fiora con cemento e acciaio, ignorando completamente i nuovi sistemi di rinaturalizzazione del territorio, presentati da geologi e ambientalisti sia ai comuni interessati dall’ultima alluvione che alla regione. All’indomani dell’alluvione del Fiora, il gruppo di Accademia Kronos della Maremma, aveva presentato uno studio di messa in sicurezza della foce attraverso sistemi di rinaturalizzazione del territorio ormai adottati da molti Paesi europei. A ridosso del Natale 2012 durante il summit dell’ordine dei Geologi di Viterbo e del Lazio, tenutosi presso la Sala Regia del Comune di Viterbo, dove c’erano il Sindaco di Montalto e tutti gli altri delle zone alluvionate, furono esposte le soluzioni naturali non invasive e distruttive previste invece dai tecnici dei comuni interessati.
La proposta più «naturalistica» prevedeva di realizzare argini con semplice terra, protetti da una struttura sintetica tipo tessuto non tessuto, a sua volta coperta di pietrisco (scarti di materiali rocciosi tipo basalto, peperino ecc., di cui ricche alcune cave sul Fiora nella parte Alta Toscana). Tutto ciò con costi molto contenuti rispetto a quelli previsti per l’arginatura e l’intubamento del fiume con cemento e acciaio. Tutto inutile! La regione Lazio ha deciso di cementificare, «alla barba» degli esempi concreti adottati in questo settore dai francesi ed altri Paesi europei.
I vari comitati di difesa dell’ambiente della Maremma fanno notare che la decisione della Regione Lazio non tiene presente delle istanze dei cittadini, né tantomeno del parere negativo della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio (la zona è sotto vincolo archeologico, civiltà del Rinaldone, presenze Villanoviane ed Etrusche).
Cosa gravissima, sempre per questi comitati, è l’aver ignorato la Via, ossia la valutazione d’impatto ambientale, una norma basilare, senza la quale non si può avviare alcun opera di scavo, costruzione e ristrutturazione. Accademia Kronos a tal proposito ha attivato i propri legali per promuovere subito un ricorso al Tar del Lazio. Intanto cittadini e comitati locali si stanno mobilitando per evitare quest’ennesimo scempio in un area paesaggistica e archeologicamente importante.