Per favore dormite di più…

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La consuetudine di stare sino a notte inoltrata sottoposti alla luce led di smartphone o tablet o pc con il cervello continuamente stimolato dall’arrivo dell’ultimo messaggio o delle continue notifiche oppure la richiesta da parte della società e dei suoi ritmi di essere «sempre disponibili» con una richiesta di lucidità h24 stanno gradatamente determinando l’insorgenza di problematiche assai rilevanti, specie in ordine alla capacità di apprendimento e di memorizzazione oltre che in quelle più «banalmente» fisiche e muscolari

Quantità e qualità del sonno sono divenuti, per tutti ed in modo particolare per i più giovani, elementi assai critici e deficitari e le conseguenze di questa situazione stanno emergendo in modo evidente e preoccupante.
Nonostante quello che si possa pensare il sonno non è solo assenza di attività e non ha lo stesso tipo di azione se lo si colloca indifferentemente in ogni parte della giornata (o della nottata) ma svolge funzioni peculiari ed insostituibili rispondendo a specifiche e vitali esigenze dell’organismo. Tali esigenze sono sia di tipo fisico sia di tipo psichico e vanno dall’azione sulla sfera muscolare a quella sull’equilibrio ormonale, dalla regolazione sui processi cerebrali al controllo del bilancio energetico, agendo sui centri della fame e della sete.
Nonostante moltissime delle funzioni del sonno siano ancora oscure ed oggetto di studi balzano agli occhi alcune evidenze inconfutabili: tutti gli esseri viventi dormono ed hanno necessità di dormire. Non solo. Tutti gli esseri viventi hanno necessità di avere un sonno con caratteristiche qualitative e quantitative di buon livello per poter «lasciar effettuare» al proprio organismo quella serie di operazioni biologiche (di cui siamo inconsapevoli) che, come una sorta di messa a punto quotidiana, riparano, eliminano e rafforzano. Il «cosa» è un po’ più difficile stabilirlo, anche perché numerosi studi dimostrano che durante il sonno le attività metaboliche e quelle nervose, tranne rari momenti, sono di fatto presenti quasi alla stessa stregua di quanto avviene durante la veglia, riducendo in qualche modo il senso e la portata del concetto di riposo come assenza di attività (che in quanto essenza determinerebbe recupero di energie) e rafforzando invece la tesi secondo cui il sonno è una attività attiva che genererebbe ristoro soprattutto in funzione di una frenetica azione di rimodulazione di segnali che andrebbe ad eliminare «scorie», a rafforzare «percorsi metabolico-neurologici», a riparare falsi segnali ed inutili appesantimenti di contatto sinaptico. Non a caso si pensa che dormire sia assolutamente indispensabile per «incidere» nella memoria e nel cervello i dati delle esperienze recenti, valorizzandone gli aspetti utili alla prosecuzione successiva dell’esperienza cerebrale, enfatizzandone alcuni elementi e lasciando che se ne perdano altri, ritenuti a torto o a ragione inutili o meno prioritari.
Insomma, dormire (e dormire in modo soddisfacente e per una quantità adeguata di tempo) serve, e serve a pensare meglio, a ricordare meglio, a crescere meglio, a mangiare meglio e così via. È un dato di fatto che organismi privati di sonno o sottoposti a stress tali da indurre un significativo deficit di sonno vadano incontro in poco meno di un mese ad alterazioni biologiche gravissime caratterizzate da una sindrome metabolica con disfunzionalità multiple, con un progressivo calo di peso e di temperatura (tutti elementi nemmeno recuperabili con la eventuale e successiva disponibilità di cibo o di calore) sino a giungere in breve alla morte. Sicuramente i fenomeni di riorganizzazione plastica delle cellule (quelle nervose in primo piano) risentono di una mancanza di riposo protratta e reagiscono in pochi giorni perdendo in efficienza ed in capacità, sino a morire.
Diciamo queste cose per via della consapevolezza che ognuno di noi dovrebbe avere sulla profonda modificazione del rapporto col riposo e col sonno che la nostra società ha introdotto nell’esperienza di vita di ciascuno, in particolare, come dicevamo, dei più giovani. L’alterazione profonda dei ritmi di vita e la introduzione di alcune abitudini nella quotidianità stanno portando ad uno sconvolgimento profondo di alcune regole di fondo del funzionamento biologico dei viventi.
L’abitudine da parte di quasi tutti i giovani a «cominciare» la propria vita relazionale e sociale dopo la mezzanotte per procedere sino all’alba o al mattino, quando poi la ricerca del sonno si scontra con uno «spartito biologico» che da milioni di anni prevederebbe un altro tipo di attività fisica e cerebrale oppure la consuetudine di stare sino a notte inoltrata sottoposti alla luce led di smartphone o tablet (o pc: ma a dirlo sembra già di stare a fare un passo nella storia passata!) con il cervello continuamente stimolato dall’arrivo dell’ultimo messaggio o delle continue notifiche oppure la richiesta da parte della società e dei suoi ritmi di essere «sempre disponibili» con una richiesta di lucidità h24 (che mal si concilia con la necessità di interrompere il flusso ordinario di dati che giungono al cervello per consentirne un prezioso ed insostituibile chek up) stanno gradatamente determinando l’insorgenza di problematiche assai rilevanti, specie in ordine alla capacità di apprendimento e di memorizzazione oltre che in quelle più «banalmente» fisiche e muscolari.
I continui stimoli visivi ad alta luminosità e quelli acustici, insieme alla necessità di decodificarli e gestirli procura un continuo disturbo alla mente ed al corpo, impedisce di recuperare energie fisiche e psichiche, determina nella giornata successiva (e nelle giornate successive) deficit di attenzione e di memorizzazione, stanchezza cronica ed irritabilità, crisi di ansia e di aggressività e molto altro ancora.
Il sonno ha le sue regole ma sembrerebbe che in un eccesso di efficientismo e di stupidità ce ne siamo dimenticati. La rincorsa ad integratori di ultima generazione per il cervello o a preziosissimi sali minerali per l’efficienza fisica probabilmente sarebbe inutile (oltre che meno costosa) se solo ricordassimo di andare a dormire un po’ prima avendo avuto cura di lasciare ben lontani da sé cellulari e tablet.